I Ministeri del Turismo e della Cultura hanno annunciato una sperimentazione per l’apertura prolungata, fino a ulteriori quattro ore, di alcuni grandi siti e monumenti culturali a partire dal primo agosto e per tutto il mese. L’iniziativa sarà realizzata a Roma, nei monumenti statali, e a Milano, nei monumenti civici. L’obiettivo è favorire i turisti, razionalizzare la gestione dei flussi e consentire l’accesso in fasce orarie meno calde e in momenti della giornata più compatibili con gli orari lavorativi.
Contraria la FP Cgil, che sottolinea come i musei e i siti archeologici italiani assicurino già le aperture più ampie d’Europa, fino a 11 ore giornaliere. Il problema, per il sindacato, “non è ampliare gli orari di siti già in overbooking e in affanno, ma piuttosto rimodulare l’offerta garantendo la fruizione al pubblico e il lavoro in sicurezza del personale”. E affonda: “L’unico proclama per la cultura di questo Governo continua a essere quello della produttività sfrenata e dei numeri. Nessuna attenzione per la salute e la sicurezza”.
D’estate, aggiunge la federazione della funzione pubblica, si potrebbe piuttosto evitare di aprire nelle ore più calde, privilegiando quelle serali, per non mettere a rischio la salute di lavoratrici e lavoratori e dei visitatori. Nonostante i correttivi messi in campo dai monumenti più rilevanti, “manca un intervento strutturale sul settore culturale del MiC e delle istituzioni pubbliche”.
Inoltre, prosegue il sindacato, “gli eventi straordinari crescono esponenzialmente, ma la carenza di personale del Ministero è superiore a un terzo dell’organico previsto. Una situazione che già di per sé provoca condizioni di stress lavoro-correlato, con ricadute sulla salute fisica e mentale del personale”.
Infine c’è il tema salariale: “Ormai da troppi mesi i dipendenti del Ministero attendono il pagamento delle spettanze relative alle aperture straordinarie effettuate nel 2025. Un ritardo diventato ormai inaccettabile, eppure si continua a richiedere prestazioni straordinarie al personale. Così come non è più accettabile la condizione di tutto quel personale in appalto o delle società in house, per il quale la partecipazione a queste iniziative non è facoltativa e la retribuzione resta quella ordinaria, nonostante l’eccezionalità della situazione”.
“Chiediamo dignità e rispetto per il lavoro culturale e, nel segno dello sciopero della cultura dello scorso 12 giugno, continueremo la nostra battaglia per un giusto salario, salute e sicurezza, più assunzioni nel settore pubblico e buona occupazione”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.



























