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Home - Approfondimenti - La nota - Situazione calda al Mise: Giorgetti prepara una nuova struttura per gestire le crisi aziendali

Situazione calda al Mise: Giorgetti prepara una nuova struttura per gestire le crisi aziendali

di Fernando Liuzzi
18 Marzo 2021
in La nota
Situazione calda al Mise: Giorgetti prepara una nuova struttura per gestire le crisi aziendali

C’era una volta l’Unità gestione vertenze. Ovvero quella struttura, interna al Ministero dello sviluppo economico, che aveva il compito di occuparsi dei cosiddetti “tavoli di crisi”. Ed era detta infatti, nel gergo sindacal-industrial-giornalistico, la task force sulle crisi aziendali.

C’era una volta, perché dopo due anni e mezzo di comando grillino sul Mise, della task force sisono perse le tracce. E ciò nonostante che, se c’è una cosa che in Italia non manca, questa è proprio l’assommarsi di crisi aziendali irrisolte. Ma adesso che al Ministero posto all’angolo fra via Veneto e via Molise è arrivato un nuovo inquilino, il leghista Giorgetti, pare che qualcosa di simile alla non dimenticata Unità gestione vertenze stia per tornare a prendere vita.

Il Governo Draghi si è formato il 13 febbraio scorso. Dopo l’uscita dal Mise del pentastellato Patuanelli, i sindacati confederali hanno concesso al nuovo Ministro qualche giorno di tregua, più o meno speranzosa. Speranzosa per un duplice motivo. Primo, perché le maggiori confederazioni sindacali hanno accolto il nuovo capo del nostro Governo, Mario Draghi, offrendogli un non usuale credito di fiducia. Secondo, perché Giancarlo Giorgetti, al di là delle distanze politiche esistenti fra la Lega e i sindacati confederali, gode fama di essere, in sintonia col capo del Governo, più uomo del fare, serio e preparato, che uomo d’immagine.

L’incalzare di crisi scottanti, come quella dell’ex-Ilva di Taranto o quella della Blutec (ex-Fiat) di Termini Imerese, e la prolungata mancanza di convocazioni al Ministero, hanno però finito per spingere i sindacati stessi a rompere rapidamente, almeno verbalmente, questa tregua.

Una delle prime manifestazioni di questa nuova fase di iniziativa sindacale è il comunicato emesso unitariamente, lunedì scorso, dalle organizzazioni dei metalmeccanici. “Sono mesi – scrivono Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil – che gli oltre cento tavoli di crisi aziendali non vengono convocati dal Ministero dello Sviluppo Economico.”

Qui si può forse intravedere una critica postuma all’ex-Ministro Patuanelli. Ma, come si sa, le colpe dei predecessori possono ricadere anche su successori incolpevoli. Fatto sta che, secondo i sindacati delle tute blu, sono “migliaia le lavoratrici e i lavoratori che attendono risposte sul proprio futuro”, mentre si manifesta un “rischio di impoverimento dei tessuti industriali” e si possono quindi temere “impatti drammatici per la tenuta occupazionale di interi territori”.

“Convocare i sindacati, dunque?” Giorgetti deve esserselo chiesto, nei giorni scorsi. Per rispondersi, con ogni probabilità, “Più facile a dirsi che a farsi”. E ciò proprio perché, dopo il suo insediamento al Ministero, avrà rapidamente constatato che, in buona sostanza, il Ministero stesso non è più dotato di una struttura specificamente dedicata ad affrontare le crisi industriali. Come mai?

Il fatto è che, come si è detto, questa struttura c’era, prima del “rinnovamento” grillino.  Inizialmente, l’Unità gestione vertenze era stata diretta da Gianfranco Borghini, già deputato prima del Pci e poi del Pds. Successivamente, dal novembre del 2007 (secondo Governo Prodi) al gennaio del 2019 (primo Governo Conte), la task force è stata guidata da Giampietro Castano, un uomo che assommava in sé l’esperienza del sindacalista con quella del manager.

Ciò significa che, nell’arco di 11 anni, il lavoro della struttura guidata da Castano è stato apprezzato da 8 Ministri, anche assai diversi fra loro, da Bersani a Scajola, da Passera a Calenda. Però poi il 1° giugno 2018, quando si insediò appunto il primo Governo Conte – quello cosiddetto giallo-verde, ovvero basato su Movimento 5 Stelle e Lega – Luigi Di Maio assunse tre incarichi: quelli di Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e, assieme, di titolare dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Compiti molto gravosi visto che, a fine anno, l’indice della produzione industriale decresceva, rispetto al dicembre 2017, di un allarmante 5,5%.

Fatto sta che quando, a febbraio 2019, l’incarico triennale – che allora legava Castano al Mise – venne a scadenza, Di Maio non si preoccupò di rinnovarlo. Senza sentire neanche il bisogno di motivare – né pubblicamente, né privatamente – la sua non-scelta.

In una fase di arretramento della produzione industriale, gli incartamenti relativi alle crisi aziendali tornavano ad affastellarsi sopra ai tavoli del Mise. Solo che l’Unità gestione vertenze non c’era più. L’incarico di seguire le crisi fu allora affidato a Giorgio Sorial, un ex deputato grillino non rieletto nella XVIII legislatura e compensato con l’incarico di vice Capo di Gabinetto del Ministro.

Con la nascita del secondo Governo Conte, nel settembre del 2019, Di Maio viene promosso a Ministro degli Esteri, mentre un altro pentastellato, Stefano Patuanelli, diventa titolare dello Sviluppo Economico. La nuova Sottosegretaria Alesssandra Todde, anche lei del Movimento 5 Stelle, comincia a occuparsi delle crisi aziendali. Ma se l’incarico di Sorial era troppo modesto per dargli l’autorevolezza necessaria a condurre i tavoli di crisi, Todde ha rappresentato al contrario, secondo alcuni osservatori, una figura troppo politica per condurre quegli stessi tavoli. Nel senso che ciò che le è mancato è stata quella “terzietà” che, secondo l’impostazione di Castano, era una caratteristica necessaria del civil servant che guarda alla dinamica delle crisi d’impresa da un’ottica che non è quella aziendale, né quella sindacale né, tanto meno, un’ottica di partito. Civil servant che viene considerato autorevole, dalle parti in causa come dagli stakeholders, proprio in grazia di questa sua terzietà.

Adesso che il titolare del Mise non è più un pentastellato come Patuanelli, ma un leghista di rango come Giorgetti, Todde, per contrappeso, è salita di grado, essendo stata promossa da Sottosegretaria a Viceministro. Resta l’interrogativo: chi seguirà, nel nuovo assetto del Dicastero, i tavoli di crisi?

E’ in questo contesto che, nei giorni scorsi, hanno cominciato a rincorrersi le voci circa l’architettura, le dimensioni e le dotazioni, sia finanziarie che normative, della struttura che prenderà il posto dell’Unità gestione vertenze. Queste voci, ovviamente, non sono del tutto convergenti circa le caratteristiche concrete che avrà la nuova struttura. Tre cose, però, sono date per certe. Prima, che Giorgetti, uomo pratico, si è convinto rapidamente della necessità di tornare a dotare il Ministero di una task force organizzata allo scopo di gestire i tavoli di crisi. Seconda, che si è messo al lavoro per ricostruire questa struttura. E, terza, che per assistere alla nascita di tale struttura non occorrerà attendere molto.

Intanto, la pressione sindacale cresce di tono, cominciando a passare dalle denunce verbali all’annuncio di concrete iniziative di mobilitazione. Proprio oggi i Segretari generali dei sopra citati sindacati dei metalmeccanici – Roberto Benaglia della Fim, Francesca Re David della Fiom e Rocco Palombella della Uilm – hanno reso noto di aver inviato una lettera unitaria ai Ministri dello Sviluppo Economico, Giorgetti, e del Lavoro, Orlando, per “essere convocati in tempi brevi”. Ciò allo scopo di “scongiurare situazioni di tensioni e ingovernabilità nei territori interessati” dalle crisi industriali.

“In assenza di risposte e di una formalizzazione di incontro – concludono Benaglia, Re David e Palombella – venerdì 26 marzo alle ore 10.00 ci autoconvocheremo nei pressi del Ministero dello Sviluppo Economico insieme a una delegazione delle nostre strutture nazionali con l’obiettivo di essere ricevuti.”

@Fernando_Liuzzi

Fernando Liuzzi

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