La nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale del Teatro la Fenice di Venezia ha portato allo sciopero di tutti i lavoratori del Teatro proclamato Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials territoriali con le loro Rsu/Rsa. Sindacati e lavoratori contestano al sovrintendente Nicola Colabianchi “modalità e merito della nomina” di Venezi, il cui curriculim è ritenuto non rispondente ai requisiti richiesti per l’assunzione di un incarico di tale prestigio. Lo sciopero, che si terrà venerdì 17, compromette la prima di Alban Berg Wozzeng, ma consente l’iniziativa pubblica con l’esibizione dell’orchestra in Piazza Sant’Angelo, promossa dalle lavoratrici e lavoratori del Teatro dell’Opera.
“Quello che è avvenuto a Venezia rompe una prassi consolidata che vede, da parte del candidato ad assumere il ruolo di Direttore musicale, dirigere almeno per un paio di volte dove s’ipotizza di proporre la candidatura. Cosa che non è avvenuta per il Maestro Venezi”, spiega Sabina Di Marco, segretaria nazionale di Slc Cgil. La vicenda ha avuto risvolti di carattere nazionale, con i lavoratori delle Fondazioni liriche del Paese che hanno espresso solidarietà alla protesta veneziana. La decisione di Colabianchi, aggiunge Di Marco, “introduce una modalità che non tiene conto della competenza e del valore che l’accoglimento del Maestro musicale da parte dell’orchestra e delle maestranze ha per il buon funzionamento della produzione del Teatro e del suo cartellone”.
Un passaggio, quello della consultazione dei lavoratori, che per la segretaria della Slc dovrebbe essere normato nel prossimo contratto collettivo nazionale in discussione: “Non per “scavalcare” l’importante e indiscutibile ruolo del sovrintendente (che peraltro potrebbe non essere strettamente del mestiere), ma per garantire una giusta scelta fatta di un insieme di valutazioni, non da ultima la capacità di trovare consonanza tra chi dirige e chi nell’esecuzione mette in gioco la propria professionalità”.
“Nell’arte non si possono applicare gerarchie aziendaliste, né ascrizione ad una parte politica nelle nomine, ma è necessaria la condivisione da parte della comunità artistica del valore di ogni singolo componente atto a realizzarla, incluso chi dirige. Pena il crollo verticale della qualità.
Se il canto lirico e la produzione operistica italiana sono riconosciuti dall’Unesco come patrimonio per l’umanità, quella qualità andrebbe salvaguardata.”
“Auspichiamo – conclude Di Marco – che questa intricata vicenda trovi un’adeguata soluzione nell’interlocuzione con le rappresentanze sindacali, sempre disponibili al dialogo e ampiamente inascoltate, e all’ascolto delle lavoratrici e dei lavoratori costretti ad alzare i toni per la rigidità da parte del Sovrintendente che non fa altro che mettere in difficoltà La Maestra Venezi, esponendola ad un agone mediatico che va a discapito della sua carriera ed ascesa”.

























