In linea con le tempistiche dettate dall’Unione europea, l’Italia è tra i Paesi più rapidi nel recepire la direttiva 2023/970 sulla trasparenza salariale. Le nuove norme entreranno in vigore il prossimo 7 giugno, in coerenza con la scadenza fissata da Bruxelles per il recepimento da parte degli Stati membri. Con il recepimento della direttiva, la trasparenza non è più solo un principio generale, ma diventa uno strumento operativo che interviene sia nella fase di selezione sia nella gestione interna dei rapporti di lavoro. L’intento è quello di ridurre il gender pay gap e rendere più equo il funzionamento del mercato del lavoro europeo.
La novità più immediata riguarda la fase di assunzione. Le aziende dovranno indicare negli annunci di lavoro la retribuzione iniziale o una fascia retributiva di riferimento, rendendo più trasparente fin da subito l’offerta economica. Allo stesso tempo, viene vietato ai datori di lavoro di chiedere ai candidati informazioni sulla loro precedente retribuzione, una pratica finora diffusa nei colloqui e considerata uno dei fattori che contribuiscono a perpetuare differenze salariali tra lavoratori.
La direttiva interviene anche sul rapporto interno tra lavoratori e aziende. I dipendenti avranno il diritto di ottenere informazioni sui livelli retributivi medi per categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, con dati disaggregati per genere. L’obiettivo è rendere più leggibili le dinamiche salariali interne e far emergere eventuali differenze non giustificate.
Un altro punto centrale riguarda le imprese di maggiori dimensioni. Per le aziende sopra determinate soglie occupazionali scatteranno obblighi di comunicazione periodica sul divario retributivo di genere. Quando emerge una differenza salariale superiore al 5% non giustificata da criteri oggettivi, sarà necessario avviare una valutazione congiunta con rappresentanze dei lavoratori e autorità competenti per individuare misure correttive.
In Italia il tema si inserisce in un contesto ancora caratterizzato da forte opacità salariale. In molti casi, infatti, le informazioni sugli stipendi restano frammentate e affidate alla contrattazione individuale. Con le nuove regole, dunque, si registra un cambio di passo culturale: meno trattativa individuale e più trasparenza strutturata, con l’obiettivo di rendere più equilibrato il rapporto tra imprese e lavoratori e ridurre le disuguaglianze salariali, in particolare quelle legate al genere.
























