Arretrano fabbriche, commercio e pubblica amministrazione mentre crescono sanità, attività professionali e turismo. La profonda trasformazione della struttura produttiva del nostro Paese è fotografata dal Rapporto annuale dell’Istat: tra il 2007 e il 2024 l’industria manifatturiera italiana ha perso circa 700mila posti di lavoro – oltre uno su sei degli occupati del settore – pari al 16,9% della forza lavoro del settore. Il calo più marcato ha riguardato il tessile-abbigliamento, che ha perso 235mila occupati, quasi il 40% del totale. Contrazioni significative si sono registrate anche nei comparti del legno, dei minerali non metalliferi, della gomma e delle materie plastiche.
La perdita di occupazione non ha interessato soltanto l’industria. Tra il 2007 e il 2024 il commercio ha perso circa 300mila addetti e la pubblica amministrazione oltre 225mila. Complessivamente, manifattura, commercio e settore pubblico hanno visto scomparire circa 1,35 milioni di posti di lavoro.
Nello stesso periodo, tuttavia, altri comparti hanno creato quasi due milioni di nuovi occupati, determinando un saldo complessivo positivo di circa 600mila posti di lavoro rispetto al 2007. La crescita più consistente si è registrata nella sanità e assistenza sociale, con quasi mezzo milione di addetti in più, nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (+400mila circa) e nei servizi di alloggio e ristorazione (+400mila).
La difficoltà dell’industria si è accentuata dopo la crisi energetica del 2022. Tra l’inizio di quell’anno e la fine del 2025 la produzione manifatturiera italiana ha accumulato 36 mesi di contrazione tendenziale. Nel confronto europeo, tra il 2018 e il 2025, la produzione industriale italiana è diminuita del 7,4%, mentre nell’Unione europea è cresciuta in media del 2,2%. Peggio hanno fatto soltanto la Germania (-14,3%) e, in misura più contenuta, la Francia (-3,1%).
Per l’Istat non si tratta soltanto di una riduzione dell’occupazione industriale, ma di un cambiamento strutturale dell’economia italiana. Una quota crescente di lavoratori si è spostata dalla manifattura verso attività ad alta intensità di lavoro ma caratterizzate da una produttività più debole. Un fenomeno che ha contribuito alla stagnazione della produttività del Paese: dal 2007 la produttività oraria del lavoro in Italia è aumentata appena dell’1,4%, contro l’11% della Germania e il 18% della Spagna.
Il Rapporto evidenzia inoltre una crescente concentrazione del sistema produttivo. Tra il 2007 e il 2023 la quota di fatturato realizzata dalle grandi imprese è aumentata di sette punti percentuali, raggiungendo il 36,1% del totale, segnale di un progressivo consolidamento del tessuto industriale italiano.


























