Il 10% dei pensionati italiani vive con più di 3.000 euro al mese. Ma la gran parte non arriva ai 1.000 euro e in queste condizioni alle sofferenze materiali si aggiungono quelle morali. Per questo i sindacati dei pensionati si battono per migliorare, sia pure di poco, le loro condizioni. Antonio Uda, il segretario generale della Fnp, la Federazione dei pensionati della Cisl, è pronto a continuare la sua battaglia a fianco delle confederazioni per avere un dinamica delle pensioni che non ne mortifichi il potere di acquisto.
Uda, come vivono i pensionati italiani?
Male, abbastanza male. Quasi tutti. E non sono considerati per quello che valgono. Anzi, su di loro si dicono tante cose false.
Per esempio?
Che succhiano risorse e non producono.
Non è vero?
Assolutamente no. Hanno una loro vita attiva, che non brucia ricchezze, ma al contrario le crea.
Quale vita attiva?
Ha mai pensato al ruolo che hanno le persone anziane nel badare ai nipotini e ai malati non autosufficienti? Cosa accadrebbe se un giorno tutti assieme i pensionati d’Italia smettessero di prestare tutti questi servizi, indispensabili nella nostra società? Glielo dico io, si fermerebbe l’Italia, tutta.
Cosa altro possono fare i pensionati?
Tante cose. Anche perché sono un pozzo di conoscenze. Il Censis ci ha detto di recente che mancano già 75mila idraulici e 48mila falegnami e che non ci sono più le scuole per insegnare ai ragazzi questi mestieri antichi. I pensionati potrebbero benissimo trasmettere il loro sapere e formare i giovani. Sono potenzialità non sfruttate.
Eppure le condizioni dei pensionati sono molto difficili.
Può usare anche qualche parola più forte. E’ di questi giorni la notizia della crescita dei piccoli furti di prodotti alimentari nei supermercati a opera di persone anziane. Non è un caso se 5 milioni di pensionati vivono con un reddito inferiore ai 700 euro e altri 3 milioni con un reddito da 700 a 1.000 euro. Una volta 1.000 euro equivalevano a due milioni di lire, c’era di che vivere con dignità, adesso non arrivi alla fine del mese.
Una condizione di estrema necessità per tanti.
Sia chiaro, non giustifico chi ruba, è sempre un reato, anche se si ruba un pezzo di salame come fanno tante persone anziane. Ma il Governo non deve dimenticare queste situazioni, deve intervenire.
Cgil, Cisl e Uil si sono mosse anche per i pensionati.
Noi abbiamo un forte feeling con le confederazioni, ma sono anni che diciamo che dal 1992 a oggi il potere di acquisto dei pensionati è caduto del 35%. E la situazione continua a peggiorare.
Per colpa dell’inflazione?
Per colpa delle difese insufficienti. Una volta la pensione era rivalutata sulla base dell’inflazione e della dinamica salariale. Adesso c’è una rivalutazione una volta l’anno sulla base di un paniere dal quale mancano beni molto consumati dai pensionati. E la rivalutazione non è eguale per tutti. Chi è al minimo ha una rivalutazione al 100%, chi ha una pensione fino a tre volte il minimo al 90%, chi al di sopra di questa cifra solo al 75%.
Non basta?
Non basta e c’è un appiattimento generale che non fa certo bene. E nessuno interviene per cambiare la situazione. La legge del 1992 che cambiò le regole della crescita delle pensioni stabilì che una volta l’anno i sindacati più rappresentativi si incontrassero con il ministro del Lavoro per un esame generale della realtà delle pensioni.
E lei perché si lamenta?
Perché in sedici anni non siamo stati mai convocati al ministero del Lavoro. Mai. Le leggi si fanno, ma poi non si applicano.
Cosa servirebbe?
Per esempio un paniere fatto sui bisogni dei pensionati, sulle tre A: abitazione, alimentazione, assistenza sanitaria. Prima per mangiare i pensionati spendevano il 40% del loro reddito, adesso non arrivano al 25% perché le altre voci sono cresciute a dismisura.
E nessuno fa niente?
Prodi e il ministro Damiano a luglio hanno dato un aumento a tutte le pensioni fino ai 650 euro, una quattordicesima esente fisco da 320 a 500 euro. Per chi aveva più di 64 anni. Ma già a settembre quell’aumento era stato fagocitato dagli aumenti di pane, pasta e latte, perché questo mangiano i pensionati, non aragoste o caviale.
E adesso?
Continuiamo con la nostra battaglia. L’impegno era di aumentare tutte le pensioni nell’arco della legislatura, purtroppo il Governo è caduto, ma ripresenteremo le nostre richieste.
I candidati premier hanno risposto ai vostri appelli?
Tutti i programmi dei partiti all’inizio ignoravano i pensionati. Noi abbiamo chiesto degli incontri con tutti i partiti e li abbiamo avuti, con tutti meno che con il Partito delle libertà.
Berlusconi non è attento ai problemi dei pensionati?
Forse si accontenta del fantomatico Partito dei pensionati, anche se nelle ultime elezioni ha avuto 320mila voti, quando le confederazioni hanno adesioni di più di sei milioni di pensionati.
Berlusconi nel 2001 ha vinto le elezioni promettendo di far crescere tutte le pensioni.
Sì, peccato che era un inganno, perché le ha date solo a chi aveva più di 70 anni, come se le difficoltà fossero legate all’età e non alle condizioni materiali. Comunque, l’aumento c’è solo per 1,3 milioni di pensionati.
Il partito democratico?
Molto serio, Veltroni ha detto cosa vorrebbe fare e con quali risorse.
Voi continuerete a procedere assieme a Cgil, Cisl e Uil?
Sì, con loro c’è sintonia, tutelano le condizioni dei pensionati, li difendono sempre assieme ai lavoratori attivi. Noi comunque ci teniamo a trattare direttamente con la politica tutti i temi che ci riguardano direttamente. Sempre tenendo presenti le esigenze generali del paese. Non siamo gli sfasciacarrozze dell’economia italiana.
Vi siete battuti anche per un fondo a favore dei non autosufficienti.
Sì, è una nostra battaglia, anche se tra di loro non ci sono solo persone anziane, ma tanti giovani. Abbiamo raccolto le firme per un ddl di iniziativa popolare.
Con quali risultati?
Prodi ha messo in questo fondo 300 milioni, ma non sono sufficienti. Ne servono almeno 500. L’Italia nell’Europa dei 15 è al penultimo posto, facciamo meglio solo della Grecia. Ma un paese non attento a questi temi, senza solidarietà, è un paese a democrazia monca, un Paese incivile.
9 aprile 2008
Massimo Mascini


























