Dovrebbe avere il via libera dall’Aula della Camera entro la fine di ottobre il testo di legge che concede la cittadinanza ai figli di famiglie immigrate, nati nel nostro Paese e residenti regolarmente in Italia, già approvato dalla Commissione Affari costituzionale di Montecitorio.
Oggi il testo è giunto sul tavolo dei capigruppo e a metà della prossima settimana è previsto l’approdo in aula per gli emendamenti al Disegno di legge composto di soli due articoli. Un provvedimento, ha spiegato la relatrice Marilena Fabbri del Pd, che vedrà i tempi contingentati per gli emendamenti “e che, quindi, si pensa di licenziare alla Camera entro la metà di ottobre, al massino entro la fine del mese, per poi avere tempi rapidi anche per l’approvazione al Senato”. Una convinzione, ha spiegato la parlamentare, confermata dalla compattezza della maggioranza su un testo giudicato “un compromesso” tra le diverse posizioni con l’esclusione della riforma per la cittadinanza degli adulti e con qualche ulteriore ‘paletto’ posto per la concessione della cittadinanza ai minori come il requisito del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo di almeno un genitore.
Punto questo che non piace alle realtà della società civile riunite nel cartello “l’Italia sono anch’io” che ha depositato alla Camera nel 2012 oltre 200mila firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla cittadinanza.
Cartello che ha oggi organizzato una conferenza stampa per ribadire la richiesta di modifiche al testo e presentare alcune proposte come quella di eliminare il requisito del possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo da parte di almeno un genitore, sostituendolo con il reguisito del soggiorno legale.
Ma da parte della relatrice Fabbri è venuta oggi una notizia positiva che riguarda la retroattività dell’iniziativa di legge e la possibilità di rientrarvi per i ragazzi fino ai 20 anni.
La parlamentare ha poi insistito sulla bontà della normativa “che ci mette all’avanguardia in Europa” ricordando che dovrebbe riguardare un’amplia platea di persone visto che potrebbero essere circa 600 mila coloro i quali, al momento della nascita, avevano un genitore in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo mentre chi non rientrasse nelle novità previste dalla legge in base allo ‘jus soli’ potrebbe farlo grazie allo ‘ius culturae’ perchè ha frequentato le scuole italiane.



























