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Home - Notizie del giorno - Visco: crisi senza precedenti, in aumento le diseguaglianze

Visco: crisi senza precedenti, in aumento le diseguaglianze

29 Maggio 2020
in Notizie del giorno
Visco: crisi senza precedenti, in aumento le diseguaglianze

La crisi causata dal coronavirus è “senza precedenti nella storia recente”, l’incertezza sulla ripresa “è forte” e quest’anno il Pil italiano potrebbe subire una contrazione tra il – 9% e il – 13%. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali.

“Stiamo attraversando la più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente – sottolinea Visco – che mette a dura prova l’organizzazione e la tenuta dell’economia e della società. I tempi e l’intensità della ripresa che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere”.

“Nello scenario di base – spiega il governatore – la flessione dell’attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9%, superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013. Il calo si concentrerebbe nei primi due trimestri dell’anno, con un parziale recupero a partire dall’estate”.

Senza il sostegno alla domanda “fornito dalle politiche di bilancio finora definite la contrazione dell’attività economica supererebbe l’11%. Le moratorie sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti alle imprese riducono drasticamente il rischio di effetti di amplificazione ulteriori, associati a una diffusa crisi di liquidità. Nel 2021 il Pil recupererebbe circa metà della caduta. Queste stime presuppongono che prosegua il contenimento dei contagi a livello nazionale e globale”.

“In un secondo scenario – sostiene Visco – basato su ipotesi più negative, anche se non estreme, in merito all’evoluzione dell’epidemia, all’entità del calo del commercio mondiale e all’intensità del deterioramento delle condizioni finanziarie, il Pil si ridurrebbe del 13% quest’anno e la ripresa nel 2021 sarebbe molto più lenta”.

In entrambi gli scenari “la caduta del Pil nell’anno in corso sarebbe dovuta per metà alle limitazioni connesse con i provvedimenti di sospensione dell’attività e la conseguente contrazione del reddito disponibile; per l’altra metà rifletterebbe il rallentamento del commercio internazionale e il sostanziale arresto dei flussi turistici internazionali. Il calo degli investimenti sarebbe in ogni caso particolarmente accentuato, risentendo della forte incertezza delle prospettive economiche”.

Con il dissiparsi della pandemia di coronavirus “potremo ritrovarci in un mondo diverso”, segnato da una forte crescita del debito e delle disuguaglianze. Una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica.

“È molto difficile – sottolinea il governatore nelle Considerazioni finali – prefigurare quali saranno i nuovi ‘equilibri’ o la nuova ‘normalità’ che si andranno determinando, posto che sia possibile parlare di equilibri e normalità. Per affrontare tanta incertezza è però cruciale, oggi ancora più di prima, che siano rapidamente colmati i ritardi e superati i vincoli già identificati da tempo. Solo consolidando le basi da cui ripartire sarà possibile superare con successo le sfide che dovremo affrontare”.

Nei prossimi mesi “il recupero della domanda avverrà con lentezza. Bisognerà evitare comportamenti imprudenti e mantenere alta l’attenzione per evitare che tornino a salire le probabilità di contagio. Il sistema produttivo dovrà garantire condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e far fronte a cambiamenti nelle catene globali del valore; l’offerta sarà riqualificata per soddisfare le mutate esigenze della clientela; saranno rivisti i programmi di investimento”.

“Durante questa transizione – aggiunge Visco – potrà ridursi l’occupazione e potranno protrarsi le situazioni di sospensione dal lavoro; ne saranno frenati i consumi, che risentiranno anche del possibile aumento del risparmio precauzionale dovuto ai timori sulle prospettive, non solo economiche. Potrà crescere il disagio sociale; le misure di bilancio mirano a contenerlo”.

L’Italia può superare il coronavirus con un nuovo “contratto sociale” tra governo, imprese e società civile, perchè “insieme ce la faremo. Serve un nuovo rapporto tra governo, imprese dell’economia reale e della finanza, istituzioni, società civile. Possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo ‘contratto sociale’, ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo”.

“Oggi – sottolinea Visco – da più parti si dice: ‘insieme ce la faremo’. Lo diciamo anche noi: ma purchè non sia detto solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere. Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza”.

La recessione “avrà significative ripercussioni sul mercato del lavoro” e i giovani saranno i più colpiti dalla crisi. Per Visco “la caduta dell’attività economica ha ridotto le nuove opportunità di impiego, ripercuotendosi in particolare sui giovani che per la prima volta si affacciano sul mercato del lavoro, su chi è abitualmente impegnato in attività stagionali, con contratti a tempo determinato o di apprendistato. Colpisce con maggiore intensità le attività tradizionalmente svolte dai lavoratori autonomi e il lavoro irregolare, ancora troppo diffuso nel nostro paese”.

“Rispetto ad altri paesi – spiega il governatore nelle Considerazioni finali – gli effetti sull’occupazione sono contenuti in Italia dalla sospensione dei licenziamenti e dall’ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni, che ha finora coinvolto circa sette milioni di lavoratori, quasi la metà dell’occupazione privata alle dipendenze”.

“La partecipazione al mercato del lavoro – aggiunge Visco – è caduta di quasi 300mila unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilità e alle attività produttive che persistono in alcuni settori. In queste condizioni il tasso di disoccupazione (sceso in marzo all’8,4%, quasi un punto in meno rispetto a febbraio) restituisce un’immagine molto attenuata del reale impatto dell’epidemia”.

Per superare la crisi del coronavirus l’Italia deve fare subito le riforme strutturali, migliorando la produttività e allungando la vita lavorativa. “La pandemia e la recessione – afferma Visco –  aprono scenari di estrema incertezza che rendono molto difficile tratteggiare i contorni dei nuovi equilibri che si andranno a definire. L’incertezza è una ragione in più per rafforzare da subito la nostra economia, per muoversi lungo quel disegno organico di riforme già per molti aspetti tracciato”.

“Le tendenze demografiche – spiega il governatore nelle Considerazioni finali – non sono favorevoli: pur tenendo conto dell’apporto dell’immigrazione (stimato dall’Eurostat in circa 200mila persone in media all’anno), la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni si ridurrà di oltre tre milioni nei prossimi 15 anni. Tuttavia, proseguendo lungo tendenze simili a quelle degli ultimi 10 anni, l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’allungamento della vita lavorativa potranno permettere all’occupazione di contribuire positivamente alla crescita, per oltre mezzo punto all’anno”.

“Per riportare – sottolinea Visco – la dinamica del Pil intorno all’1,5% (il valore medio annuo registrato nei 10 anni precedenti la crisi finanziaria globale) servirà un aumento medio della produttività del lavoro di poco meno di un punto percentuale all’anno”. I frutti di questa azione riformatrice “non potranno che vedersi col tempo, ma un progetto compiuto rende più chiara la prospettiva, influisce sulle aspettative, accresce la fiducia; può fondarsi su punti di forza che pure si sono andati affermando negli ultimi difficili anni”.

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