“Oggi siamo qui in presidio davanti alla Prefettura a Napoli per chiedere prospettive per le lavoratrici e i lavoratori di Whirlpool e un lavoro vero. La svolta ce l’ha chi tiene fino in fondo e ha chiari gli obiettivi”. A dirlo Barbara Tibaldi, segretataria nazionale Fiom-Cgil e responsabile elettrodomestico che sta partecipando al presidio in piazza del Plebiscito.
“E’ di questi giorni l’indagine della procura di Torino che riguarda l’ultima reindustrializzazione promossa da Whirlpool su Embraco. Chiediamo al Governo – ha aggiunto – di non distribuire soldi ad imprenditori improvvisati. E’ necessario dare un futuro produttivo a tutto il gruppo Whirlpool in Italia, che oggi è in sciopero in tutti gli stabilimenti, ed in particolare al sito di Napoli per scongiurare la desertificazione industriale nel Sud del Paese”, ha concluso Tibaldi.
I lavoratori dello stabilimento di via Argine, nella zona Est del capoluogo campano, sono tornati in piazza per scongiurare la chiusura del sito produttivo annunciata per il prossimo 31 ottobre, mettendo a rischio oltre 400 posti di lavoro.
“Lo sciopero di oggi va a sostegno dei lavoratori di tutto il Gruppo Whirlpool dopo un anno e mezzo di incontri sterili. Arrivare infatti alla data del 31 luglio senza avviare una seria e concreta trattativa con il Governo corrisponderà solo all’ennesima inutile perdita di tempo. Serve un’assunzione di responsabilità di tutte le parti affinchè si persegua l’obiettivo della continuità occupazionale, con garanzie di lungo periodo per tutti gli stabilimenti. Non siamo più disponibili a soluzioni che lascino nell’incertezza i lavoratori e le loro famiglie. Tre i principali punti da affrontare con urgenza: Favorire l’attuazione del piano industriale sottoscritto nel 2015 del sito di Carinaro, ad oggi in grande ritardo; impedire che in altri siti del Gruppo subentrino crisi; infine, la posizione unilaterale dell’azienda sulla gestione delle eccedenze tra gli impiegati, non solo non tutela la professionalità ma non aiuta il già difficile clima. Come Fim Cisl continueremo a vigilare, affinché la vertenza non cada nell’oblio. Lavoratrici e i lavoratori hanno pagato fin qui il prezzo più alto della crisi”. Lo afferma la Segretaria Nazionale Fim Cisl Alessandra Damiani
“Oggi si sciopera in tutti gli stabilimenti italiani e si manifesta presso le prefetture per chiedere a Whirlpool di recedere da chiusure e licenziamenti e per chiedere al Governo di schierarsi con i lavoratori”. Lo dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, e Antonello Accurso, segretario generale della Uilm Campania dal presidio dei lavoratori presso la sede della prefettura napoletana.
“Nell’ultimo incontro – spiegano Ficco e Accurso – ci è parso chiaro che il ministero dello Sviluppo economico non solo non abbia accolto i nostri suggerimenti, volti a indurre la multinazionale a rilanciare gli investimenti a Napoli e in Italia, ma abbia addirittura assecondato la posizione aziendale provando a propinarci l’ennesima fantasiosa reindustrializzazione che servirebbe solo a edulcorare la chiusura della fabbrica partenopea. Dinanzi alle inquietanti dichiarazioni di impotenza del ministro Patuanelli, abbiamo suggerito di adottare strumenti normativi che già hanno contribuito in passato a risolvere positivamente altre difficili vertenze, magari rafforzandoli e perfezionandoli, ma si insiste inspiegabilmente con le reindustrializzazioni. La cosa è tanto più imperdonabile se si considera che il progetto di parziale reindustrializzazione del sito Whirlpool di Carinaro (Caserta) dopo lunghi anni ancora non è concluso e che il progetto di riconversione della Embraco di Torino è fallito tristemente fra gli scandali”.
“A Whirlpool – concludono Ficco e Accurso – chiediamo di rispettare il piano industriale convenuto nell’accordo del 2018 siglato anche con le Istituzioni, pronti ad affrontare insieme le criticità di mercato e gli sforzi necessari per superarli, purché si salvi il lavoro. L’italianità delle produzioni non può essere una mera vanteria da sbandierare in pubblicità e non è evidentemente compatibile con le delocalizzazioni. La dura lotta dei lavoratori ha fino ad ora costretto la multinazionale a rinviare i suoi propositi, facendo procrastinare di volta in volta la data di chiusura dello stabilimento di Napoli e scongiurando dichiarazioni di esuberi unilaterali, ma per vincere definitivamente la battaglia abbiamo bisogno del supporto delle Istituzioni, che invece assistono inerti alla desertificazione industriale dell’Italia. Il sindacato e i lavoratori non possono essere lasciati soli a lottare per tutelare occupazione e interessi economici nazionali, mentre le altre potenze industriali continuano a proteggere e incentivare le loro imprese”.
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