Dopo la rapida espansione degli ultimi anni, è in arrivo la crisi per i call centre della Gran Bretagna: un rapporto della società di ricerche Mitial Research, prevede la chiusura di un terzo dei principali centri entro il 2005, con la conseguente perdita di circa 90.000 posti di lavoro.
Secondo il rapporto, pubblicato oggi dal Financial Times, la crisi dipende da fattori come l’eccesso di offerta, il crescente uso di internet, l’indebolimento dell’economia e la concorrenza di paesi rivali come l’India.
Proprio in India, dove c’e abbondanza di lavoratori che parlano inglese e il costo della manodopera è basso, hanno avviato grandi call centre molte società, tra cui la compagnia assicurativa Prudential, la banca HSBC e la linea aerea British Airways.
Entro il 2005, in base alle previsioni del rapporto, i posti di lavoro dei call centre dovrebbero scendere a quota 220.000, contro gli oltre 300.000 di oggi. Il settore più colpito, proprio perchè ha il maggior numero di dipendenti nei call centre, sarà quello dei servizi finanziari.
“Il mercato si sta spezzando in due tronconi – ha detto Mike Allen, amministratore delegato di Mitial Research – lavoro a basso valore, che sta andando in India o viene fatto su internet, e servizi ad alto valore, che gli operatori dei call centre vorrebbero trasferire all’estero ma, se lo facessero, perderebbero clienti”.
I dipendenti in questo settore sono generalmente mal retribuiti (12.500 sterline annue, circa 18 mila euro, contro le 20.000 sterline ricevute da un operaio specializzato), ma fornisce comunque opportunità di guadagno in aree della Gran Bretagna dove molti lavori nel settore manifatturiero sono stati persi.
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