La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ha annullato la collaborazione con il maestro Beatrice Venezi, nominata lo scorso 22 settembre 2025 direttore musicale del teatro. Una decisione, si legge in una nota della Fondazione, che arriva per volontà del sovrintendente Nicola Colabianchi “anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e il rispetto dovuti ai Professori d’Orchestra”.
Il riferimento è alle dichiarazioni di Venezi rilasciate in un’intervista al quotidiano argentino La Nación, in cui ha accusato gli orchestrali di nepotismo, alimentando una scia di polemiche che risale alla sua nomina settembre. “Io non ho padrini – ha affermato al giornale argentino –, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”.
La Fondazione Teatro La Fenice conclude ribadendo “il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.
Per parte propria, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia, con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado, nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”.
Ma in giornata arriva una nota ufficiale di Palazzo Chigi che smentisce un presunto coinvolgimento della premier Giorgia Meloni nella decisione, come invece riportato dal Corriere della Sera. Un fatto “privo di ogni fondamento”, scrive Palazzo Chigi, dacché “il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun ‘via libera’, come invece sostenuto”. Posizione suffragata dallo stesso Giuli, che, attraverso un’altra nota diffusa dal Ministero della Cultura, spiega ancora che “si tratta a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il Governo non avrebbe potuto avere e, in generale, non intende avere alcuna facoltà di condizionamento”.
In ogni caso, la Slc-Cgil accoglie “con sollievo” la decisione di Colabianchi e il supporto di Giuli. “Non solo per la singola vicenda – afferma Sabina Di Marco, segretaria nazionale della Slc –, ma per la scelta di entrambi di assumere un ruolo istituzionale di difesa del bene supremo che il Teatro La Fenice rappresenta per il nostro Paese”.
Per la segretaria, quella di Venezi sarebbe stata una nomina “imposta” agli orchestrali e all’intero Teatro La Fenice, che ha suscitato “una strenua e corale resistenza, in cui la Slc Cgil ha agito da protagonista insieme alle altre sigle sindacali, all’orchestra e a tutte le altre figure professionali del Teatro”. Le lavoratrici e i lavoratori, infatti, hanno fortemente contestato le qualità artistiche del Maestro Venezi, ritenendola inidonea a ricoprire l’incarico. “Per questo la nomina andava revocata, anche per il metodo utilizzato, che nega centralità alle competenze e alla dimensione collettiva con cui un’opera si realizza. Insomma, a quel processo democratico che, quando si parla di cultura, non si può eludere”, continua la responsabile della produzione culturale di Slc.
“Le gerarchie nascono non banalmente dagli inquadramenti professionali, ma dall’autorevolezza che si esprime, non dall’età né dal genere. Un teatro d’opera non è un’azienda qualunque e i settori della cultura vanno governati garantendo il consenso attorno a un progetto artistico. Auspichiamo che questa esperienza sia motivo di crescita complessiva e possa indurre a intraprendere azioni che valorizzino, in tutte le realtà dei teatri italiani, direzioni orientate alla costruzione di compatibilità e armonia”.
“In pieno rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, si auspica che venga attribuito il giusto valore alle richieste fatte sui tavoli nazionali e alle rivendicazioni salariali e normative oggetto di negoziato, perché – conclude Di Marco – il raggiungimento di obiettivi ambiziosi parte da un lavoro sicuro, ben retribuito e dal riconoscimento delle professionalità”.
Di “soddisfazione” per l’uscita di scena di Venezi – “evidentemente inadatta al ruolo di direttore musicale del Teatro La Fenice” – parla Nicola Atalmi, segretario generale Slc Cgil Veneto. “È accaduto ciò che la Slc chiedeva da tempo”. Ma, avverte, la vicenda non si chiude qui. Il dito resta puntato su Colabianchi, responsabile della nomina, “che deve ora assumersi fino in fondo le proprie responsabilità”. Inoltre, aggiunge Atalmi, “sarà necessario capire se, come affermato dallo stesso sovrintendente, esiste un contratto già formalizzato con Beatrice Venezi e quali eventuali penali siano previste”.

























