L’inflazione non è una sola, almeno stando ai dati diffusi ogni mese dallo stesso Istituto di statistica nazionale. Il tasso comunicato dall’Istat è infatti duplice: all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), comunemente diffuso come dato ufficiale anche dalla stampa, si aggiunge infatti l’indice “armonizzato per i paesi dell’Unione europea”, il cosiddetto Ipca (in inglese Hicp) calcolato in base alle regole comunitarie. Quale dei due corrisponde all’andamento reale dei prezzi? Difficile dare una risposta.
Analizzando le tabelle che l’Istat ha fornito per il mese di dicembre, l’aumento delle medicine è di solo il 2,3% secondo l’indice nazionale, ma di oltre il 6% secondo l’indice armonizzato europeo. Risultato: la crescita del costo della sanità è del tutto in linea, anzi addirittura inferiore alla media dell’inflazione calcolata dall’Istat nel primo caso, mentre nel secondo, calcolato dallo stesso istituto di statistica, l’aumento è un vero e proprio picco che spinge al rialzo il dato complessivo sull’andamento dei prezzi. Se infatti l’indice italiano indica a dicembre un’inflazione al 2,8%, per l’indice europeo l’aumento dei prezzi è del 3%.
I numeri armonizzati vengono forniti dall’Istat all’istituto di statistica europeo, l’Eurostat, che li utilizza per calcolare ogni mese l’inflazione dei Paesi membri. Le cifre dell’indice armonizzato sono spesso diverse da quelle del Nic ed è per questo che capita a volte che il tasso di inflazione diffuso dall’Istat mese per mese non combaci con quello calcolato a pochi giorni di distanza dall’Eurostat.
Il balletto di cifre parte però dallo stesso istituto nazionale italiano. I dati sui prezzi delle medicine sono i più distanti tra loro, perchè, spiegano all’Istat, “l’indice italiano valuta il prezzo del farmaco sopportato dall’intera collettività, dalle famiglie e dal sistema sanitario nazionale”. Calcola cioè il prezzo pieno, così come è riportato sulla confezione, senza prendere in considerazione l’eventuale spesa del ticket, calcolata invece nell’indice europeo. Ma le differenze sono evidenti anche in molte altre voci che compongono il paniere. Per quanto riguarda il settore abbigliamento e calzature, ad esempio, il dato nazionale indica un aumento del 3,1%, mentre l’indice europeo è a +3,3%. Diverse anche le stime per prodotti alimentari e bevande: +3,3% l’indice nazionale, +3,2% quello armonizzato. Mentre nel settore ricreazione, spettacoli e cultura (+2,7% il Nic, +2,2% l’Ipca), l’Istat inserisce tra l’altro anche i giochi e le scommesse, escluse a livello europeo.
Qual è dunque la vera inflazione, quella che pesa ogni giorno sulle tasche degli italiani? Ancora una volta una risposta definitiva non c’è. Si tratta di misurazioni diverse, basate su criteri diversi, spiegano all’istituto si statistica.
“Difficile dire quale sia il metodo migliore – afferma Gian Poalo Oneto, direttore delle statistiche economiche congiunturali dell’Istat – Il Nic riflette le particolarità nazionali italiane. L’indice europeo, nato nel 1996, è invece il risultato di una mediazione che è ancora in corso.
L’armonizzazione non è del tutto completa, ma non è escluso che in futuro non si possa arrivare ad un abbandono degli indici nazionali”. Tutti i paesi membri dell’Ue utilizzano infatti ancora due indici distinti. Unica eccezione il Lussemburgo, che ha già eliminato quello nazionale.
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