I lavoratori a tempo parziale costituiscono parte sostanziosa della popolazione attiva, tanto negli Stati Membri dell’Unione europea quanto nei paesi candidati all’adesione. Lo sviluppo del lavoro part-time negli ultimi anni ha variato da un paese all’altro. Per promuovere l’occupazione part-time proteggendo al contempo i lavoratori contro la discriminazione, i partner sociali europei hanno concluso nel 1997 un accordo, trasposto nello stesso anno in una direttiva del Consiglio.
Dato che si vanno moltiplicando le critiche relative al contenuto della nuova legislazione (soprattutto al fatto che questa esclude tutti gli aspetti relativi alla sicurezza sociale, che il principio di non-discriminazione fa oggetto di numerosi eccezioni) e alle poche reali garanzie reali previste, l’Ise (Istituto sindacale europeo) ha deciso di studiare l’impatto di questa direttiva sulla legislazione degli Stati membri. I risultati – che differiscono dal rapporto ufficiale della Commissione europea sull’applicazione della direttiva Ue – sono oggetto questo mese di un nuovo rapporto dell’Ise, “Travail à temps partiel: la mise en oeuvre de la directive européenne”, di Stefan Clauwaert.
http://www.etuc.org/ETUI/Publications/Reports/Report73.cfm
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