Il deficit del sistema pensionistico italiano, destinato a salire al 4,5% del Pil tra il 2010 e il 2030, necessita di un intervento di riforma: è una delle ”osservazioni” contenute nel primo rapporto sui sistemi previdenziali europei che sarà adottato la settimana prossima dalla Commissione Ue. In merito ai ”principali elementi della strategia adottata per assicurare la sostenibilità degli schemi pensionistici pubblici”, nella casella in cui sono inserite le brevi ”osservazioni” del rapporto si afferma che “i sussidi fiscali al sistema pensionistico erano pari al 3% del Pil nel 2000 e si stima debbano crescere a 4,5% o più tra il 2010 e il 2030. Ulteriori riforme sembrano essere necessarie”.
La cifra del 3% cui si riferisce il rapporto corrisponde al divario fra le prestazioni previdenziali in senso stretto e le entrate contributive (stimato in 0,8% del Pil nel 2001), cui va sommato un altro 2,2% del Pil corrispondente a quei trattamenti ed oneri, classificati come «assistenziali» e quindi posti direttamente a carico della fiscalità generale, ma che confluiscono nella spesa pensionistica.
Il riferimento ad una necessità di riforme, peraltro, non compare nelle conclusioni della sezione italiana del rapporto anticipato in parte ieri. Nella bozza conclusiva, si parla comunque di ”sfide” rappresentate dall’”elevato livello” delle contribuzioni e dalla necessità di ”ingenti trasferimenti” da parte del governo centrale.
Le ”osservazioni” ricordano che il deficit delle finanze pubbliche 2002 è stimato in 2,4% del Pil e il debito in 110%.
Nel commentare i ”principali elementi della strategia per assicurare l’adeguatezza delle pensioni”, il rapporto conferma indicazioni trapelate già il mese scorso quando circolarono alcune anticipazioni della bozza di rapporto della Commissione Ue sottoposta al commento degli Stati. In Italia ”i rischi di povertà per gli anziani sono bassi e alti i redditi relativi”. Circa il ”tasso di sostituzione”, ossia il rapporto tra la pensione e la retribuzione percepita, Bruxelles nota che a seguito delle riforme già adottate la parte del reddito garantita dalla pensione è destinata a ridursi ma questa contrazione ”può essere compensata lavorando più a lungo e, se possibile, assicurando un maggiore contribuzione ai redditi da parte di schemi integrativi”. Come nelle conclusioni, anche in queste schematiche osservazioni il rapporto pone il problema dell’ ”ampio numero di lavoratori atipici che sembrano avere proventi pensionistici solo minimi”. Dalla prima valutazione complessiva dei sistemi previdenziali e delle strategie di riforma attuate in Europa in questo campo, emerge che i paesi dell’Ue ”stanno muovendo verso sistemi pensionistici finanziariamente sostenibili che saranno in grado di fornire in futuro pensioni adeguate”.
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