Negli anni ottanta gli yuppies passavano serate a vantarsi dei loro successi in Borsa; negli anni novanta cavalcavano il boom di Internet e delle tlc; negli anni duemila, colpiti dallo scoppio della bolla del web, vanno in palestra grazie agli sconti pensati dai gestori per aiutare i i giovani rampanti finiti a casa senza lavoro.
Il fenomeno dei ribassi per i colletti bianchi appena licenziati sta prendendo piede negli Stati Uniti – travolti da un anno di scandali finanziari senza precedenti – soprattutto sulla costa Occidentale, quella su cui si affaccia la Silicon Valley, una delle aree più toccate dal naufragio della nuova economia.
Per le vie della ‘Bay-Area’ – quella che vede coinvolta la zona di San Francisco – infatti, il tasso di disoccupazione ad ottobre ha raggiunto il 6,1% (in netto distacco rispetto alla media nazionale ferma sul 5,3%), tanto da spingere palestre, associazioni, catene di grande distribuzione, insegnanti delle più diverse discipline (dallo yoga al karate, ai corsi di lingua) a varare tariffe speciali per i giovani ex manager da poco licenziati e decisi a continuare i loro hobby.
Un aiuto, si legge sul Wall Street Journal, prestato in via molto discreta – per uno yuppy essere lasciato a casa rappresenta un’onta difficilmente accettabile – accolto dai destinatari con iniziale sorpresa ma – giorno dopo giorno – anche con maggiore piacere dato che, spesso, le tariffe speciali prevedono una riduzione dei costi pari al 50%.
Utile per i giovani disoccupati, la mossa si sta rivelando importante anche per chi la propone: benchè ridotte nel proprio ammontare le tariffe speciali permettono di mantenere una fetta consistente di clientela, altrimenti destinata ad abbandonare i propri interessi e impoverirne le casse.
Partita dalla costa Ovest del Paese e, soprattutto, da ambienti ristretti come palestre o associazioni, la moda dello sconto a yuppy-senza-lavoro sta ora interessando anche grandi società: At&t Wireless, unità di telefonia mobile del colosso At&t sta lanciando l’offerta di cellulari gratuiti purchè gli utenti non cambino servizi e migrino verso altre compagnie telefoniche.
Una opportunità – si legge sul Wsj – sfruttata da molti ex rampanti per cui la parola d’ordine da qualche tempo a questa parte è diventata, “basta chiedere”.
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