Il Belgio è nel mirino della Commissione europea a causa della legislazione che “impone condizioni sproporzionate alle imprese di lavoro interinale stabilite in altri Stati membri”.
L’esecutivo Ue ha inviato al governo belga un parere motivato in cui chiede di modificare la legge che obbliga le società che offrono lavoro ad interim ad avere una sede o un rappresentante legale e a possedere un capitale sociale minimo nel paese, ed a pagare le spese sociali per i lavoratori anche in Belgio.
Tali norme, secondo la Commissione, “limitano la concorrenza e generano svantaggi per i datori di lavoro e per i lavoratori belgi che fanno ricorso ai servizi di tali società, e non risultano inoltre proporzionate all’obiettivo della protezione dei lavoratori”.
In particolare l’esecutivo dell’Ue rimprovera al Belgio di impedire l’attività sul territorio nazionale dei lavoratori reclutati da agenzie interinali basate in altri Stati membri. La Commissione lamenta anche l’obbligo di pagare alle casse belghe le spese sociali di tali lavoratori, misura che raddoppia gli impegni assicurativi, sanitari e pensionistici dele agenzie.
Le misure fino ad ora prese dal governo di Bruxelles per porre fine a tale sistema discriminatorio sono giudicate “prive di qualsiasi calendario attendibile” e inadatte a rimuovere le disposizioni nel mirino dell’Unione.
Il governo belga ha ora a disposizione due mesi per mettersi in regola con le norme comunitarie in materia di libera prestazione di servizi e libera circolazione dei lavoratori. In caso contrario la Commissione “potrebbe rivolgersi alla Corte di Giustizia del’Ue”.
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