I fondi strutturali permettono alle regioni del Mezzogiorno di non perdere troppo terreno rispetto alle altre regioni del paese e al resto dell’Ue.
È quanto emerge da uno studio realizzato per conto della Commissione europea, secondo il quale le regioni italiane che beneficiano di interventi nel quadro dell’Obiettivo 1 – destinati cioè alle regioni che presentano ritardi nello sviluppo – potranno contare su una crescita media del Pil +2, 3% nel periodo 2000-2006.
La ricerca ha preso in esame le proiezioni e i dati economici dell’esecutivo Ue, concentrandosi per l’Italia su Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Gli esperti hanno fatto il punto anche sull’impatto dei fondi strutturali nei Lander dell’ex Germania est, in Portogallo, in Grecia, in Spagna ed in Irlanda.
OCCUPAZIONE E PIL IN AUMENTO NEL MEZZOGIORNO IN 2000-2006
“Nel periodo 2000-2006 – afferma la ricerca – la crescita media del Pil delle sei regioni italiane esaminate dovrebbe attestarsi intorno al +2,3%, ossia al di sotto della media europea del +2,6%”. Tuttavia le previsioni di crescita dell’ economia del Mezzogiorno fanno segnare prospettive generalmente simili o addirittura migliori di quelle del resto del paese.
“Nel 2002 ad esempio – sottolinea lo studio – l’incremento previsto del Pil del Mezzogiorno è di +2,7%, contro una media italiana di +1,3%”. Anche sotto il profilo dell’occupazione nel periodo in esame si dovrebbero registrare risultati positivi: il tasso medio annuo di incremento del numero di occupati dovrebbe attestarsi intorno al +1,2% (in media con il livello europeo), con un picco di +1,4% nel 2005.
FONDI STRUTTURALI E AIUTI NAZIONALI PREZIOSI PER RIDURRE GAP
Il fatto che il Mezzogiorno non ceda troppo terreno rispetto ai livelli di crescita e di sviluppo registrati nel resto dell’ Ue, è dovuto, secondo gli esperti Ue, esclusivamente agli aiuti pubblici nazionali ed ai fondi strutturali, senza i quali l’ economia delle regioni esaminate sarebbe destinata ad una brusca frenata.
Senza l’apporto di fondi pubblici o europei la crescita del Pil sarebbe negativa per tutto il periodo in esame, con picchi di -2,6% nel 2001 e -1,8% nel 2003. In particolare gli interventi Ue dovrebbero contribuire in media ad aumentare il tasso di crescita del Pil nel Mezzogiorno dell’1,7% nel periodo 2000-2006, con picchi del +2,1% e del +2,0% rispettivamente nel 2002 e nel 2003. Il tasso di incremento medio annuo dovuto ai fondi comunitari si aggirerebbe intorno allo 0,3%.
Anche sotto il profilo occupazionale, lo scenario disegnato dagli esperti Ue illustra una crescita positiva dovuta all’ impulso degli aiuti pubblici e dei fondi Ue. In questo settore il contributo europeo è quantificabile in un incremento di circa 100.000 posti di lavoro nel periodo di riferimento, per una crescita positiva media del tasso di occupazione dell’1,7%.
Se tutti i contributi dell’Ue nel quadro dell’Obiettivo 1 venissero ritirati – afferma lo studio – si assisterebbe ad una crescita negativa dell’occupazione nel Mezzogiorno, che si attesterebbe in media intorno al -0,2%, per scendere addirittura al -2,1% se si eliminassero anche gli aiuti pubblici nazionali.























