Botta e risposta tra Roma e Bruxelles sulla Strategia europea per l’occupazione, lanciata nel 1997 al vertice di Lussemburgo ed il cui bilancio quinquennale sarà tracciato in un rapporto che la Commissione Ue approverà domani.
L’Italia, in un documento inviato nelle scorse settimane all’esecutivo europeo (come hanno fatto anche gli altri paesi membri) e pubblicato sul sito-web della Commissione, formula critiche esplicite all’impianto della strategia Ue, definendo il suo contributo “non decisivo” e “di limitata importanza” per la soluzione dei problemi del mercato del lavoro italiano.
Ma pur smorzando i toni (“Non si può parlare di uno scontro fra la Commissione ed il governo italiano”), la responsabile Ue per l’Occupazione e gli Affari sociali Anna Diamantopoulou replica: “Il problema – dice – non risiede nella Strategia disegnata dall’Ue, ma nel modo in cui gli Stati membri la mettono in atto”.
– LE CRITICHE ITALIANE – Il punto di vista italiano sulla strategia europea per l’ occupazione – che ogni anno si sostanzia nell’esame dei Piani nazionali a Bruxelles, corredato da una serie di raccomandazioni e da dettagliati giudizi sul grado in cui sono state attuate – è condensato in un documento di oltre 160 pagine, coordinato dall’ Isfol per conto del ministero del Lavoro. “La strategia – si legge nelle premessa della relazione – non ha contribuito in maniera decisiva a risolvere i problemi principali”.
Secondo il documento, tale mancato contributo è da attribuire “ad alcuni limiti specifici della Strategia stessa”, ed in particolare al fatto che essa non sarebbe sufficientemente calibrata sulle necessità e caratteristiche specifiche della situazione italiana: “La strategia enfatizza alcune linee-guida concrete inadatte alla natura dei problemi strutturali italiani”. Così come “poca considerazione è stata data all’aspetto regionale dei problemi occupazionali italiani e sull’interazione fra l’attuazione delle politiche ed il contesto socio-economico delle diverse regioni”. Le conclusioni invitano l’Ue a “prendere in considerazione in maggior misura le differenze tra paesi”, e a fare maggior ricorso al principio di sussidiarietà, lasciando ai singoli Stati membri un più ampio margine di manovra per la definizione degli interventi e delle priorità a livello nazionale.
– LA RISPOSTA DI BRUXELLES – Diamantopolou ha ridimensionato oggi la portata delle divergenze, ma ha osservato che “il prossimo passo che il governo italiano dovrà fare è prendere seriamente in considerazione le linee-guida specifiche contenute nella strategia europea per l’occupazione”. “Fin dallo scorso settembre – ha aggiunto – abbiamo pubblicato delle raccomandazioni in cui si sottolineano problemi specifici del mercato del lavoro italiano, quali l’accesso delle donne e dei lavoratori anziani al mondo del lavoro, e le differenze tra le regioni. Si tratta – ha concluso – di problemi ben noti fin da settembre, e sono convinta che nel nuovo Piano d’azione del governo italiano saranno individuate delle priorità concrete in questa direzione”.
Il Financial Times – che dedica oggi al tema un articolo dal titolo ‘Bruxelles critica le politiche di Roma sull’ occupazione’ sostiene che “in privato Diamantopoulou ed il suo staff sono furiosi per la posizione italiana”. E secondo il giornale britannico, un documento interno della Commissione – pur elogiando la maggior flessibilità introdotta sul mercato del lavoro italiano – sarebbe in gran parte “altamente critico” sulle politiche perseguite dall’Italia.























