L’industria aerospaziale europea è in una fase critica: ha bisogno di prospettive certe per i prossimi 20-30 anni. Altrimenti, rischia di perdere la sua capacità vitale, a tutto vantaggio della ‘sorella’ americana, che già oggi può contare su maggior aiuti statali e mercati più protetti, meno aperti alla reciprocità.
È l’analisi di un gruppo di esperti di alto livello che, dopo avere studiato per oltre un anno la situazione del settore aeronautico europeo ha raccolto in un rapporto (‘Star 21’), le linee direttrici di un’azione comune tra stati membri e istituzioni Ue per svilupparne la competitività e il peso a livello mondiale.
Il gruppo di esperti – composto da cinque commissari europei, sette industriali, due eurodeputati e l’Alto rappresentante per la politica estera comune Javier Solana – indica in più fondi per la difesa europea e per la ricerca aerospaziale, due punti chiave per creare un ambiente favorevole al raggiungimento di nuovi traguardi per l’industria europea.
Il rapporto calcola in cento miliardi di euro da qui al 2020 l’esigenza di fondi privati e pubblici per la ricerca. Mentre per quanto riguarda la spesa per la difesa non fa cifre, ma raccomanda agli Stati membri interventi europei “coerenti” con l’obiettivo fissato nel 1999 di realizzare entro il 2003 una forza europea di reazione rapida di 60 mila uomini, capace di intervenire in operazioni tipo Kosovo.
Gli esperti ritengono inoltre fondamentale avere condizioni eque di concorrenza sui mercati mondiali, in particolare attraverso l’ammorbidimento delle regole del ‘Buy american act’, che danno la priorità alle imprese americane nel mercato pubblico. “I mercati della difesa europei sono indubbiamente più aperti di quelli americani”, ha detto il commissario Ue alle imprese Erkki Liikanen, presentando il rapporto. “Ma il principio della reciprocità è fondamentale”.
Jean-Paul Bechat, presidente dell’Associazione europea delle industrie aerospazionali ha messo in evidenza la disparità nei fondi pubblici tra Ue e Usa: “Gli Stati Uniti destinano il 3% del bilancio statale alla difesa, l’Europa solo il 2%. Non chiediamo una parità con il bilancio americano, perchè sarebbe irrealistico, ma i fondi europei devono essere coerenti con gli obiettivi che la Ue si è data e devono essere spesi anche in modo più intelligente”.
Il gap è peggiorato dopo gli attentati dell’11 settembre. Il presidente Bush ha aumentato il budget militare americano di 48 miliardi di dollari, una cifra che da sola rappresenta – ha commentato Liikanen – “il totale delle spese di difesa di un grande paese europeo”.
L’industria aeronautica americana trae gran vantaggio anche dai legami tra le destinazioni militari e civili dei suoi prodotti. Ed è a questa sinergia che, secondo il rapporto, deve tendere sempre di più anche il settore europeo.
Grande importanza viene quindi riservata ai progetti Ue per la creazione di un ‘cielo unico europeo’, che porterà ad una gestione coordinata del traffico aereo, e ‘Galileo’, con il quale l’Europa si doterà di un sistema di navigazione satellitare alternativo al Gps americano.
L’industria aerospaziale europea, nel 2000, ha occupato direttamente 500 mila lavoratori ed altri 800 mila attraverso l’indotto, realizzando un fatturato globale di 72.300 milioni di euro, di cui il 15% spesi in ricerca e sviluppo. Positivo il rapporto export-import: l’eccedenza è stata pari a 1.900 milioni di euro.
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