Raffaella Vitulano
Troppa confusione nell’utilizzo dei termini comunitari, e i sindacati europei, insieme agli imprenditori, intendono fare chiarezza. E lo fanno proprio in vista della Comunicazione che domani la Commissione europea presentera’ sul “Dialogo sociale europeo, forza d’innovazione e cambiamento”, che fa seguito al Rapporto finale destinato al Gruppo di Alto livello sulle relazioni industriali e i mutamenti nell’Unione europea, opera ultima cui lavoro’ Marco Biagi. La Ces, l’Unice e il Ceep ricordano che dal 1991 gli spazi di concertazione tra partners sociali e le istituzioni europee si sono moltiplicate, e il termine “dialogo sociale” e’ stato utilizzato per designare ogni tipo di attivita’ che coinvolga i partner sociali. Ma proprio questi ultimi insistono sull’importanza di distinguere tre tipi di attivita’ differenti che li vedono implicati, forse perche’ i livelli nazionali le citano spesso a proposito, ciascuno a modo proprio in ogni paese.
Cosi’ la concertazione tripartita designa gli scambi tra partners sociali e le autorita’ pubbliche. La consultazione dei partner sociali si riferisce alle attivita’ dei comitati consultivi e le consultazioni ufficiali nello spirito dell’art. 137 del Trattato di Ámsterdam. Il dialogo sociale, infine, rappresenta i lavori bipartiti dei partner sociali originati o non da consultazioni ufficiali della Commisisone basate sugli articoli 137 e 138 del Trattato.
Fatto un po’ d’ordine, quindi, la Confederazione europea dei sindacati spiega che “questa Comunicazione sara’ importante per l’avvenire della concertazione e del dialogo sociale” a tutti i livelli. E poi, le attese.
Riguardo alla dimensione della concertazione sociale, la Comunicazione “dovra’ avere in allegato una proposta di decisione del Consiglio sulla creazione di un Comitato di concertazione per la Crescita e l’Occupazione che sostituisca l’attuale Comitato permanente dell’Occupazione”. Obiettivo di questo Comitato sara’ di creare un meccanismo parallelo a quello messo in piedi dal Consiglio di Lisbona, vale a dire un approccio integrato in relazione al vertice Ue annuale di primavera. “E’ importante che questo nuovo Comitato si basi essenzialmente sui due pilastri della concertazione macroeconomica con l’Ecofin e la Bce, e della concertazione sulla politica dell’impiego con il Consiglio Occupazione e Affari sociali” per riforme che possano concernere l’uno o l’altro dei due pilastri. La proposta di decisione sara’ discussa durante la presidenza danese, al via tra qualche giorno.
Riguardo agli elementi principali di dialogo sociale, la comunicazione dovrebbe invece “evitare ogni confusione col dialogo civile rimanendo sul piano delle relazioni industriali bipartite e la concertazione sociale tra partners sociali e istituzioni europee”. Inoltre, “dovrebbe rafforzare la capacita’ di autonomia dei partner sociali senza indebolire la capacita’ d’iniziativa e di stimolo della Commissione”. Nota dolente su cui la Confindustria italiana, redigendo il documento comune con l’omologa Cbi britannica, ha gia’ ricevuto bacchettate da Bruxelles. Tra le altre raccomandazioni della Ces, “insistere sull’insieme degli strumenti di dialogo sociale evitando di privilegiare il metodo di coordinamento aperto, rinforzare il coinvolgimento dei partner sociali nelle azioni dei Fondi strutturali, stimolare nuove pratiche nei paesi sulla base di accordi e azioni europee decise nel quadro del dialogo sociale comunitario, sostenere lo sviluppo del dialogo sociale settoriale in particolare nei settori in cui esso e’ inesistente, stabilire gli strumenti dei partner sociali nei paesi candidati nei processi principali di concertazione dell’Unione nonche’ i mezzi di finanziamento e di sostegno tecnico alle azioni di sostegno alle organizzazioni dei partner sociali di questi paesi”.























