Per Michael Sommer, il nuovo presidente del la Confederazione unitaria (DGB) la gioia per l’ elezione , con il risultato record del 94%, non è stata di lunga durata.
A guastargli la festa è stato il leader dell’IG Metall, Klaus Zwickel, con un bellicoso discorso che non ha lasciato dubbi sulle sue aspirazioni di dominare la politica sindacale, al di là della sua categoria. Si è trattato in realtà di una sfida contro il suo rivale, all’interno del DGB, il nuovo sindacato dei servizi Ver.di, che con un numero di iscritti altrettanto grande (circa 3 milioni) gli contende la leadership all’interno della confederazione unitaria. Ma anche di un avvertimento al DGB, che dovrà cercare di affermare aggressivamente il suo ruolo, tra i due contendenti. L’ultimo congresso federale è stato dominato, fin dall’inizio, da Zwickel e dal leader di Ver.di, Frank Bsirske, che lo hanno così trasformato in una prova di forza.
A iniziare il braccio di ferro è stato Bsirske che, nel suo intervento congressuale, anzichè commentare la relazione del direttivo del DGB, ha tenuto un proprio discorso d’impronta elettorale, con duri attacchi contro la politica dell’Unione CDU/CSU, al neoliberismo e all’abbattimento sociale e dei diritti dei lavoratori, sottraendo così a Sommer i principali temi.
Questi ha tenuto tuttavia un ampio discorso con il quale ha approfondito tutta una serie di problematiche, dalla politica sanitaria e dell’istruzione, fino a quella fiscale. Ma per Klaus Zwickel non si è trattato di un discorso esauriente e così il leader dei metalmeccanici si è sentito quasi ‘costretto’ a fare un intervento complementare. E ha messo in tal modo in chiaro che non è la politica sulla famiglia, la scuola, il fisco, o le pensioni che può assumere il carattere di una fondamentale svolta all’impronta sociale, bensì la sicurezza dei diritti dei lavoratori e il confronto con la controparte in materia salariale. La richiesta di Zwickel a Sommer: ‘Sono queste sono le questioni che il DGB e i suoi sindacati devono mettere al centro del dibattito pre-elettorale’. Per alcuni delegati si è trattato di un vero e proprio affronto a Sommer. A consolare il neo eletto presidente del DGB sono state solo le ovazioni dei presenti, che hanno dimostrato il sostegno della base. Ma i problemi della Confederazione e del suo nuovo capo si sono evidenziati nettamente. Il duello verbale tra le ‘primedonne’ del sindacato tedesco segna infatti una svolta nell’equilibrio interno delle organizzazioni. Mentre per decenni l’IG Metall ha assunto come naturale il ruolo di pioniere nella formulazione delle sue rivendicazioni, suggerendo così, dietro le quinte, le direttive della politica delle altre categorie, ora un altro gigante, Ver.di , rivendica per sè la capacità di dettare le regole del gioco. Gli agguerriti funzionari del settore dei servizi, l’organizzazione nata di recente dalla fusione di cinque sindacati di categoria, sono infatti determinati a strappare all’IG Metall non solo il potere politico all’interno del DGB, ma anche parecchi iscritti. Le vecchie regole, infatti, in base alle quali i lavoratori di determinate imprese restavano nella stessa categoria e quindi nello stesso sindacato per tutta la loro carriera, sono state rivoluzionate dagli sviluppi tecnologici. L’impiego sempre più vasto dei computer e dei sistemi di telecomunicazione nelle attività industriali rende i confini tra produzione e servizi sempre più fluidi. La posta in gioco per le due categorie è alta, ma il rischio è che la vittima maggiore di tale conflitto potrebbe essere proprio la Confederazione unitaria.
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