I sindacati britannici criticano le politiche del lavoro di Tony Blair e si scagliano contro la sua alleanza con il centro-destra d’Europa. Con un attacco senza precedenti al leader laburista, le associazioni di categoria hanno avvisato il premier che così rischia di perdere non solo il referendum sull’euro ma anche l’appoggio dei suoi elettori più fedeli.
È stato John Monks, segretario generale dell’organizzazione che raggruppa i sindacati del Paese – il Trades Union Congress, ‘Tuc’- a sferrare l’offensiva: nel corso di un’intervista al quotidiano ‘The Times’ ha definito “maledettamente stupido” l’asse Blair-Berlusconi contro la legislazione Ue sui diritti dei lavoratori.
Il Tuc aveva criticato Blair sull’alleanza anglo-italiana già all’inizio di marzo, ma questa volta la bordata è giunta nel giorno di apertura del summit europeo di Barcellona. La risposta del premier britannico non si è fatta attendere: “John è un mio buon amico e collega, ma penso che si sbagli su questo – ha dichiarato Blair a margine del summit – Noi dobbiamo lavorare con il mondo moderno e prenderlo com’è. Ciò significa che dobbiamo avere mercati del lavoro flessibili”.
Blair ha quindi difeso la sua decisione di allearsi a governi di centro-destra come quello italiano o spagnolo. “Io lavoro con leader di tutto il mondo – ha detto – indipendentemente da quale sia il loro Governo. Io non scelgo i presidenti o i primi ministri dei loro Paesi”.
Monks, 56 anni, è un moderato considerato uno degli alleati chiave del Governo. Oggi, tuttavia, ha parlato senza mezzi termini. Nelle parole del quotidiano, secondo il leader sindacale “la posizione del signor Blair in fatto di legislazione sul lavoro è più a destra rispetto a quella di gran parte dei partiti democratici cristiani di centro-destra europei, i quali credono in una forte cornice sociale dell’Ue”.
Secondo il capo del ‘Tuc’, che si definisce “un europeo fortemente socialdemocratico”, la dichiarazione congiunta sottoscritta il mese scorso da Blair e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “sembrava riflettere – secondo quanto riferisce il ‘Times’ – più il modello statunitense caratterizzato da un basso grado di regolamentazione”.
Monks, stando al giornale, ha affermato che il governo “rischia di perdere qualsiasi referendum sul tema (dell’euro) se non riesce a dimostrare che i lavoratori sarebbe protetti in modo adeguato”. Londra, ha quindi sottolineato il sindacalista “avrà molte difficoltà a vendere l’euro ai lavoratori britannici in mancanza di una dimensione sociale in parallelo”.
“Dopotutto – ha proseguito – se la moneta unica verrà adottata, ci sarà una grande ristrutturazione dell’economia”.
L’attacco riflette la crescente rabbia dei sindacati britannici nei confronti della posizione di Blair non solo in tema di lavoro, ma anche anche sulle pensioni e sull’utilizzo di società private nei servizi pubblici.
Proprio per protestare contro la prevista riforma dei servizi pubblici, il principale sindacato dei dipendenti del settore -il ‘Gmb’- ha ridotto di recente i suoi finanziamenti al partito laburista di circa 2 milioni di sterline (circa 3,2 milioni di euro) per l’attuale legislatura.
Nonostante gli attriti tra le associazioni sindacali ed il New Labour, emersi anche ieri con lo sciopero degli insegnanti, Monks ha tenuto a precisare: “Siamo molto lontani da una primavera del malcontento”.
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