Criteri oggettivi per stabilire se un contratto di categoria è buono o meno sono stati individuati da un gruppo di super-esperti che hanno esaminato per conto della Commissione europea il futuro della concertazione fra le parti sociali.
Il loro rapporto, che introduce anche il concetto di “flexicurity” (flessibilità e sicurezza), è stato presentato a Bruxelles e propone una serie di raccomandazioni col dichiarato intento di influenzare il Consiglio europeo di Barcellona di questo mese e innescare un dibattito fra imprenditori e sindacati.
Una di queste raccomandazioni è quella di sviluppare “appropriati indicatori per misurare e valutare la qualità delle relazioni industriali”, al di là di quello che dicono dipendenti e datori di lavoro. Il gruppo di esperti ad alto livello, guidati dalla portoghese Maria Joao Rodrigues, consulente della presidenza del consiglio di Lisbona, suggerisce ad esempio di considerare “il contributo dato alla coesione sociale” e alla “mobilità” del lavoro, ma anche le misure per integrare disabili o immigrati.
Fra i 14 criteri o “benchmark” delle relazioni industriali, vi sono il miglioramento di meccanismi per prevenire cause del lavoro davanti ai tribunali, il livello di partecipazione dei dipendenti alle scelte dell’azienda, l’applicazione della normativa a tutela della salute sul posto di lavoro, la formazione professionale dei dipendenti.
Nel rapporto “sul futuro delle relazioni industriali” compare anche il concetto di accordi di flexicurity, neologismo che combina la “flexibility” del mercato del lavoro e la “security” da assicurare ad i suoi elementi più deboli.























