La disoccupazione in Israele è salita al 10,2 per cento, il tasso più alto raggiunto nell’ ultimo decennio, secondo quanto ha riferito oggi l’ Istituto Centrale di Statistica.
Sono 258,600 i disoccupati: un aumento del 19,7 percento rispetto all’anno precedente.
Stando ai dati dell’ istituto i 21 centri con il più alto tasso di disoccupazione sono tutti a popolazione araba. Al primo posto il villaggio di Kfar Manda, nella Galilea, dove la disoccupazione è al 22 per cento.
I dati confermano il rapido aggravarsi della crisi economica in cui si dibatte il paese.
Questa è dovuta sia a un’avversa congiuntura economica internazionale – evidenziata dalla crisi nel mercato azionario americano e dal crollo delle azioni delle società di hi-tech israeliane quotate nel Nasdaq – sia dalla grave situazione interna di Israele in seguito allo scoppio della lotta armata palestinese circa 15 mesi fa.
L’ondata di violenze che ha investito Israele, oltre che i Territori, ha infatti provocato una drastica riduzione del turismo, che si è dimezzato, degli investimenti esteri e dei consumi, aggravando tra l’ altro la crisi in un settore chiave come l’ edilizia.
La travagliata lotta parlamentare per l’ approvazione del bilancio dello stato – in cui la quota destinata agli investimenti per le infrastrutture è giudicata insufficiente da molti analisti – sembra aver pure contribuito ad accrescere il senso di sfiducia nel paese nei confronti della gestione economica dello stato.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu























