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Home - Dal mondo - Inattiva - La Commissione Ue avvia dialogo con le parti sociali

La Commissione Ue avvia dialogo con le parti sociali

15 Gennaio 2002
in Dal mondo - Inattiva

La Commissione ha deciso oggi di avviare una consultazione formale con le parti sociali sul modo in cui le imprese e i lavoratori possono prevedere e gestire gli effetti sociali della ristrutturazione aziendale. La decisione espone la politica dell‘UE e il nuovo approccio della Commissione sulle ristrutturazioni un elemento chiave del dinamismo economico europeo e su come queste possono ripercuotersi sugli interessi dei lavoratori. Essa inoltre invita le parti sociali ad esprimersi sulla necessità di nuovi “principi” a livello UE che disciplinino la ristrutturazione “socialmente intelligente“, principi che darebbero impulso a buone prassi in materia, e chiede se essi dovrebbero essere sanciti da accordi fra le parti sociali a livello intercategoriale o settoriale. L‘iniziativa costituirà una parte centrale della strategia della Commissione in materia di gestione del cambiamento, da presentare al vertice di Barcellona nel marzo 2002. Le parti sociali dispongono ora di un periodo indicativo di almeno sei settimane per rispondere alla decisione della Commissione, che chiede loro un parere sull‘azione dell‘UE nel settore.

Il Commissario agli Affari sociali, Anna Diamantopoulou, ha dichiarato: “La ristrutturazione è una parte essenziale della vita aziendale e alimenta innovazione e crescita. Però, le aziende non operano in un vuoto politico: l’Unione necessita di principi a disciplina degli aspetti sociali della ristrutturazione delle imprese, e le parti sociali sono i soggetti più adatti per fissare tali principi. È positivo che le imprese si adattino rapidamente alle esigenze di mercati contraddistinti dalla concorrenza, ma le ristrutturazioni aziendali ‘socialmente intelligenti’ sanno prevedere gli strumenti di cui necessiteranno i lavoratori per adeguarsi ai cambiamenti. Dobbiamo garantire una generalizzazione delle buone prassi”.

La ristrutturazione delle imprese e i relativi licenziamenti di massa si trovano spesso nei titoli dei giornali in questa fase di raffreddamento economico. Ma, secondo i dati in possesso dell’UE, le operazioni di ristrutturazione erano comunque aumentate significativamente già prima dell’ultimo rallentamento economico: nel 1991 si sono registrate 8 239 incorporazioni e acquisizioni riguardanti imprese europee, nel 1999 eravamo a quota 12 796. Secondo gli organi d’informazione, la perdita complessiva di posti di lavoro nel 2001 ha superato le 230 000 unità nell’area dell’euro e le 350 000 nell’UE nel suo complesso.

La decisione della Commissione stabilisce quattro categorie di questioni che dovranno essere dibattute dalle parti sociali allo scopo di formulare principi europei di disciplina degli aspetti sociali della ristrutturazione:


    occupabilità e adattabilità dei lavoratori;

    efficacia e semplificazione di leggi e procedure;

    responsabilità esterna delle imprese;

    realizzazione di ristrutturazioni aziendali socialmente responsabili.


1. Occupabilità e adattabilità

Prevedere le esigenze in termini di qualifiche e mantenere aggiornate le competenze dei dipendenti anche in assenza di piani di ristrutturazione imminenti aiuta i lavoratori ad adattarsi in caso di successiva eventuale ristrutturazione dell’azienda, ed è anche nell’interesse di quest’ultima qualora il lavoratore continui a farne parte. Una formazione permanente e valutazioni regolari e indipendenti del grado di qualificazione sono necessarie in tale ottica. Spetta però anche al singolo lavoratore aggiornare le proprie conoscenze e rispondere positivamente alle relative proposte del datore di lavoro.

Prevedere le esigenze dei dipendenti, che se ne consideri o meno la continuazione del rapporto di lavoro con l’azienda dopo la sua ristrutturazione, significa che le aziende devono inaugurare una collaborazione attiva coi locali servizi dell’occupazione e centri di formazione. In tal modo, i lavoratori potranno ricevere un orientamento professionale, trovare lavoro altrove o essere aiutati ad avviare un’attività in proprio. È evidente il vantaggio potenziale per i datori di lavoro in termini di maggiore prestigio in seno alla comunità locale.

Considerare anzitutto le opzioni alternative ai licenziamenti al momento di ristrutturare implica che le aziende dovrebbero esaminare la possibilità di avviare con gradualità le operazioni di ristrutturazione o riorganizzazione del lavoro, anche per quanto riguarda l’orario. I datori di lavoro potrebbero trarre beneficio da nuovi metodi di lavoro a cui non avevano pensato inizialmente, nonché da un maggiore prestigio fra i dipendenti.

2. Efficacia e semplificazione

Datori di lavoro e lavoratori dovrebbero esaminare insieme le norme applicabili alle ristrutturazioni e cercare di chiarire, semplificare o emendare leggi e procedure non chiare o eccessivamente burocratiche in materia di ristrutturazione, in particolare qualora i diritti e i doveri delle parti (datori di lavoro, manodopera, governo) non risultino chiari. I datori di lavoro trarranno beneficio da tale operazione grazie a una riduzione degli oneri amministrativi, con conseguente abbassamento dei costi. Tutte le parti inoltre beneficeranno del miglioramento delle relazioni dovuto a una più semplice interpretazione delle norme vigenti.

3. Responsabilità esterna

Considerare la totalità degli interessi in gioco, come quelli delle comunità locali e dei subappaltatori, al momento di ristrutturare significa prevedere gli eventuali bisogni di riqualificazione dei siti industriali dopo l’uso, in cooperazione con le comunità locali, nonché gli effetti delle ristrutturazioni sui subappaltatori e i loro dipendenti. L’azienda che si ristruttura può trarre beneficio da tali attività, grazie al maggiore prestigio di cui godrebbe presso i propri dipendenti e al di fuori.

4. Realizzazione

Il dialogo sociale è certamente positivo in tutti i casi di ristrutturazione: ciò significa che i datori di lavoro dovrebbero fornire ai lavoratori tutte le informazioni necessarie a ogni livello (locale, nazionale, europeo), in modo da conferire efficacia al dialogo stesso. Essi dovrebbero trarre vantaggio da un dialogo sociale completo e proattivo, dal momento che questo porterebbe a una maggiore accettazione dei cambiamenti fra la manodopera.

Una giusta compensazione e periodi di preavviso adeguati ai dipendenti nel caso la ristrutturazione rendesse inevitabile la soppressione di alcuni posti di lavoro. I datori di lavoro dovrebbero trarne vantaggio in termini di prestigio, in particolare fra i dipendenti rimasti e in seno alla comunità locale qualora l’azienda rimanga sul posto.

Tutte le parti (parti sociali, governo nazionale e UE) dovrebbero considerare la necessità di appropriati meccanismi a livello europeo atti a prevenire e risolvere le controversie nel settore industriale. Dal momento che le aziende agiscono sempre più a livello europeo, occorre pensare se meccanismi di prevenzione e risoluzione delle controversie a livello europeo possano apportare un valore aggiunto.

Contesto della decisione della Commissione

La Commissione vuole comunicare al vertice di Barcellona un messaggio di vitale importanza: “l’UE deve gestire con successo i cambiamenti”. Al riguardo, è necessario vedere come rafforzare la Strategia europea per l’occupazione, e sono importanti un futuro Piano d’azione della Commissione sui nuovi mercati del lavoro europei e la nuova decisione sui principi utili a prevedere e gestire gli effetti sociali delle ristrutturazioni aziendali.

In effetti, l’obiettivo finale dell’intera strategia di Lisbona è arrivare al pieno impiego in Europa. A tal fine, l’UE ha posto l’accento sull’interazione dinamica delle politiche economiche, occupazionali e sociali. Investire nelle risorse umane per arrivare a posti di lavoro migliori e più numerosi è positivo per l’occupazione e la coesione sociale, ed è anche un buon investimento per l’economia e per le aziende.

Al vertice di Stoccolma, l’UE ha sottolineato che l’impegno delle parti sociali è fondamentale per valutare i progressi della strategia di Lisbona, ma anche che i datori di lavoro e i lavoratori devono impegnarsi per concretizzare la riforma man mano che essa procede. Al riguardo, il vertice di Stoccolma ha approvato la costituzione dell’Osservatorio europeo per i mutamenti industriali in seno alla Fondazione di Dublino, col compito di raccogliere e analizzare i dati e scambiare le esperienze.

Si può osservare che tutte le politiche dell’UE con un’incidenza sugli aspetti sociali della ristrutturazione sono sotto regolare osservazione: i fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo con 24 050 milioni di euro nel periodo 2000-2006, che serve da sostegno alla Strategia europea per l’occupazione; la politica della concorrenza, in particolare le norme sull’accesso dei rappresentanti della forza lavoro alle audizioni sulle concentrazioni, da rivedere nel processo iniziato col Libro verde sulle concentrazioni; la politica in materia di responsabilità sociale delle imprese, appena definita in un Libro verde, che incoraggia le imprese ad andare oltre le norme sociali e ambientali in modo volontario e unilaterale (comprese le norme europee o nazionali relative agli aspetti sociali della ristrutturazione).

La decisione della Commissione che apre la consultazione formale delle parti sociali si basa sull’articolo 138, paragrafo 2, del trattato di Amsterdam, che stabilisce che la Commissione deve consultare datori di lavoro e lavoratori sul possibile orientamento della politica sociale dell’UE prima di presentare le proprie proposte. La Commissione dà alle parti sociali un periodo indicativo di sei settimane per reagire. Se, dopo questa prima consultazione, la Commissione ritiene necessaria un’azione dell’UE, consulta allora le parti sociali sul contenuto della proposta prevista. Datori di lavoro e lavoratori dispongono di un altro periodo indicativo di sei settimane per presentare un parere o una raccomandazione. In ogni momento delle consultazioni, le parti sociali possono segnalare alla Commissione di voler concludere un accordo proprio nel settore in questione. Normalmente dispongono di nove mesi (prolungabili col consenso di entrambe le parti e della Commissione) per portare a termine l’accordo. In caso di mancato accordo, la Commissione considererà ulteriormente la questione. È però importante notare che l’obiettivo della decisione non è arrivare a un’armonizzazione delle norme che disciplinano gli aspetti sociali della ristrutturazione ma promuovere, divulgare e sviluppare le buone prassi.


 


 

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