Bassissima crescita, consumi al palo, mercato del lavoro in crisi continuano a caratterizzare l’economia del Mezzogiorno, che resta così fanalino di coda di un’Italia in cui la ripresa economica, sebbene si stia consolidando, appare ancora “avvolta da molte incertezze”.
È questa la fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Confcommercio nello studio sulle Economia territoriali, in cui si segnala inoltre un preoccupante innalzamento dei livelli di povertà nelle regioni del meridione: tra il 2007 e il 2016 le famiglie assolutamente povere sono aumentate di oltre l’80% e gli individui del 166%, superando così nel 2016 quota 2 milioni..
Entrando nel dettaglio, nel rapporto si segnala che tra il 1995 ed i 2007 l’economia meridionale è cresciuta a ritmi analoghi a quelli riscontrati nel resto del Paese (+1,3% medio annuo), mentre nel periodo recessivo si è rilevata una contrazione del prodotto superiore di circa 3 decimi di punto all’anno rispetto al dato complessivo dell’Italia, con “il conseguente ampliamento dei differenziali esistenti tra i singoli territori”.
A titolo esemplificativo di quanto siano forti i divari territoriali, l’Ufficio Studi segnala che il Pil pro capite della Calabria, la regione con il più basso prodotto per abitante, è pari a 17mila euro contro gli oltre 39mila del Trentino Alto Adige. Nel Sud, in generale, il Pil pro capite del 2017 dovrebbe risultare pari circa il 53% di quello del Nord-ovest valore ancora inferiore a quanto registrato nel 1995 (54,5%).
Anche sul fronte dei consumi la crisi ha colpito in misura più accentuata le regioni del Mezzogiorno. In termini di variazione media annua, tra il 2008 ed il 2013 la riduzione è stata del 2,4%, peggiore di circa un punto all’anno rispetto alle dinamiche osservate nelle regioni settentrionali.
Pertanto, essendo i consumi pro capite un indice di benessere economico meno approssimativo del Pil, il peggioramento delle condizioni di vita nel Sud del Paese è stato piuttosto grave, sia in termini assoluti sia in comparazione con il resto dell’Italia.
Sul versante dell’occupazione, l’Ufficio studi segnala che al Sud la perdita di poco meno di 700mila unità di lavoro registrata nel periodo recessivo ha più che neutralizzato i miglioramenti realizzati tra il 1995 ed il 2007.
La tendenza al miglioramento del mercato del lavoro, al momento abbastanza diffusa tre le regioni, non è sufficiente a fare recuperare nel 2017 i livelli occupazionali raggiunti prima del 2008. Nel Mezzogiorno si ritornerebbe soltanto ai valori della metà degli anni `90 e in Sicilia e Calabria neppure a quelli.
E. M.























