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Home - Approfondimenti - La nota - Industria metalmeccanica: la crescita rallenta, ma tengono le esportazioni nella Ue

Industria metalmeccanica: la crescita rallenta, ma tengono le esportazioni nella Ue

5 Giugno 2018
in La nota
Industria metalmeccanica: la crescita rallenta, ma tengono le esportazioni nella Ue

“I nostri numeri sono importanti e dicono che il contributo delle imprese metalmeccaniche allo sviluppo sociale ed economico è veramente significativo. E’ così nei territori in cui sono insediate e attive le nostre imprese, è così nell’insieme del nostro Paese ed è così anche se guardiamo al modo in cui l’Italia si proietta nel mondo. Ci aspettiamo quindi che il nuovo Governo ci ascolti.” Parole di Fabio Astori, imprenditore bresciano e Vice Presidente di Federmeccanica. Parole che costituiscono il messaggio che la stessa Federmeccanica ha voluto inviare oggi al nascente Governo formato da Lega e MoVimento 5 Stelle.

Siamo nel salone di un albergo romano che si affaccia su piazza Montecitorio, a pochi passi dall’ingresso della Camera dei Deputati. E’ la location scelta da anni dall’associazione delle imprese metalmeccaniche aderenti a Confindustria per diffondere, quattro volte l’anno, i risultati della propria indagine trimestrale sulla congiuntura economica, produttiva e occupazionale nel principale settore dell’industria italiana. Di più: siamo nelle stesse ore in cui Giuseppe Conte, nominato da pochi giorni all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri, sta presentando al Senato il suo nuovo Governo.

Per una coincidenza simbolica solo in parte voluta dagli organizzatori della conferenza stampa di Federmeccanica, nelle menti dei cronisti presenti si forma inevitabilmente la domanda: “Cosa si aspettano, cosa temono, cosa desiderano dal Governo che si sta insediando, gli industriali metalmeccanici?”.

“Noi facciamo la nostra parte con l’impegno che ci ha sempre contraddistinto”, dice ancora Astori. E prosegue: “E’ però necessario un contributo di tutti, a partire dalle Istituzioni”. In particolare, “il Governo è chiamato a interventi di politica industriale che incentivino la crescita e supportino le imprese ad essere competitive su scala internazionale”.

Parole prudentemente generiche, si potrebbe dire. Anche se, rispetto al recente passato, Astori ha citato in termini molto positivi quell’azione di politica industriale – avviata dai Governi di centro-sinistra nella passata legislatura – che va sotto il nome di Industria 4.0.

Sui rapporti delle imprese con i Governi torneremo più avanti. Per adesso concentriamoci sul quadro congiunturale tratteggiato, innanzitutto, da Angelo Megaro, direttore del Cento Studi di Federmeccanica. Tenendo presente che i dati forniti oggi, quelli della 146° indagine trimestrale, si riferiscono al primo trimestre del corrente anno.

Vediamo dunque. Nei primi mesi del 2018, “prosegue la fase espansiva dell’attività produttiva” nel settore metalmeccanico, anche se va detto che “si avvertono segnali di rallentamento” di tale attività. Segnali che, peraltro, sono “diffusi nell’intera area” dell’Unione Europea.

Qualche cifra? Ecco: nel primo trimestre del 2018, l’attività produttiva nell’industria metalmeccanica ha registrato una flessione dello 0,4% rispetto al quarto trimestre del 2017. Una leggera flessione congiunturale, dunque. Anche se va detto che il dato tendenziale resta ancora ampiamente positivo. Il primo trimestre di quest’anno, infatti, registra una crescita dei volumi produttivi del 4,4% rispetto all’analogo periodo del 2017.

Tra i settori che hanno dato un più forte contributo a questa crescita tendenziale si segnalano quelli dei Prodotti in metallo (+7,8%), delle Macchine e apparecchi meccanici (+4,4%) e dei cosiddetti Altri mezzi di trasporto, ovvero l’insieme di navalmeccanica, aerospazio e materiale ferroviario (+ 6,0%). Nonostante le disavventure dell’Ilva, tiene ancora l’ampio comparto della Metallurgia (+2,5%). Invece, dopo mesi di continua crescita, frena la produzione di Autoveicoli (+0,5%). Flette poi nettamente il comparto composto da Computer, apparecchi radio e tv, elettromedicali e strumenti di precisione (-1,6%).

Tengono abbastanza bene, nel complesso, le nostre esportazioni che, anche se con una velocità più contenuta dei trimestri scorsi, continuano a crescere, registrando un rotondo +3,0% rispetto al primo trimestre del 2017. Da notare che, mentre “dopo alcuni anni di costante crescita” sono adesso diminuite “le quote di fatturato indirizzate verso gli Usa (-6,4%), crescono nettamente quelle verso l’area dell’Unione europea (+7,2%). Qui, in particolare, si segnalano le crescite relative all’export verso Francia (+6,9%) e Germania (+5,3%).

A questi dati su produzione ed esportazioni si accompagnano poi quelli su occupazione e utilizzo degli impianti. Rispetto ai primi ricordiamo che nel trimestre scorso “è continuato a diminuire l’utilizzo della Cassa integrazione guadagni (-48,6%), con particolare riferimento – e questo è di per sé un buon segno – al ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, quella più legata alle crisi aziendali. In parallelo, nelle imprese con più di 500 dipendenti è stata registrata “una dinamica occupazionale moderatamente positiva” (+0,8%).

Quanto all’utilizzo degli impianti, Angelo Megaro ha sottolineato che la media registrata nel primo trimestre 2018 si aggira attorno al 78%, ovvero a cifre assai vicine a quelle del 2006-2007, l’ultimo periodo precedente alla recessione esplosa nel 2008.

Insomma, anche se col rallentamento citato sopra, siamo di fronte a un assommarsi di dati sostanzialmente positivi. Tuttavia, la lentezza della crescita registrata negli anni scorsi, adesso ancora più evidente, fa sì che i livelli produttivi del primo trimestre 2018 siano ancora inferiori di un robusto 22,7% rispetto a “quelli che si realizzavano nel periodo pre-recessivo (1° trimestre 2008)”. Lo stesso Megaro ha sottolineato, infatti, che il dato dell’utilizzo degli impianti sopra ricordato si riferisce, ovviamente, agli impianti sopravvissuti alla recessione. E ciò quando la capacità produttiva installata persa nelle due fasi di crisi avviatesi, rispettivamente, nel 2008 e nel 2011, è notoriamente pari al 25% di quella esistente nel periodo precedente alla stessa recessione.

Va invece notato un aspetto messo in evidenza da una domanda che, non per caso, è stata inserita per la prima volta nei questionari distribuiti da Federmeccanica nel campione di imprese metalmeccaniche su cui viene realizzata parte dell’indagine trimestrale. Si tratta della domanda relativa a un’eventuale difficoltà incontrata dalle imprese intervistate nel reperire le figure professionali ricercate in base alle proprie esigenze. Una domanda evidentemente stimolata da osservazioni precedenti relative al nascere di qualche problematicità in materia di assunzioni.

Ebbene, tali difficoltà sono state registrate da un numero considerevole di imprese: il 47% nella media nazionale, il 51,1% nel Nord-Est e addirittura il 52,9% nel Nord-Ovest, contro un sorprendente 35,2% di Sud e Isole  e un relativamente rassicurante 26,5% del Centro.

Un cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro che, come ha sottolineato Stefano Franchi, direttore di Federmeccanica, richiede, per essere affrontato, un’azione culturale a vasto raggio che coinvolga, insieme, il mondo della scuola e quello delle imprese. A questo proposito, Franchi, dopo aver ricordato la collaborazione avviata col Ministero dell’Istruzione rispetto allo sviluppo dell’Alternanza scuola-lavoro, ha anche rivendicato l’iniziativa assunta da Federmeccanica per spingere un numero maggiore di ragazze a iscriversi agli Istituti tecnici industriali. Una via, questa, volta anche a incrementare i tassi di occupazione femminile.

E qui si torna al Governo. Perché è evidente che quando si parla di collaborazione fra imprese e scuola volta a migliorare l’efficienza del mercato del lavoro si parla di politica, anche se nel senso più nobile del termine. La domanda è dunque tornata: cosa si aspetta Federmeccanica da un Governo inedito come quello a guida giallo-verde? “Giudizi dati oggi sarebbero prematuri”, ha scandito Astori. “Bisogna giudicare dai fatti”, ha chiosato Franchi. Insomma, non resta che attendere.

 

@Fernando_Liuzzi

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Tags: LavoroUeGovernoIndustriaScuolaOccupazioneMetalmeccanici
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