Le risposte ci sono state, ma sono state giudicate “insufficienti e inadeguate”. È questa la sintesi di Fim, Fiom e Uilm al termine del tavolo tecnico al ministero del Lavoro sugli strumenti di tutela del reddito per i lavoratori dell’ex Ilva. Il quadro degli ammortizzatori è stato confermato, ma restano da approfondire alcuni strumenti e, soprattutto, da affrontare la prospettiva industriale e occupazionale.
I tecnici del ministero del Lavoro “hanno confermato il quadro del pacchetto degli strumenti per garantire il reddito ai lavoratori di indotto, Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria già anticipato dal ministro Marina Calderone nell’ultimo incontro di Palazzo Chigi”, ha spiegato Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uil, indicando la cassa integrazione in deroga per quanto riguarda l’indotto, l’integrazione alla cassa integrazione per i lavoratori dell’Ilva e quelli di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e il pacchetto di incentivazione alle imprese per le ricollocazioni.
Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom, rispetto agli altri temi restano però “alcune risposte, ma non ancora sufficienti e adeguate, a partire dai vincoli all’integrazione salariale della cassa integrazione”. “È necessario garantire con il decreto allo studio del Governo i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto e assicurare la continuità industriale e occupazionale”, ha aggiunto, prevedendo anche strumenti come gli incentivi all’esodo e i pensionamenti anticipati.
Gambardella ha evidenziato in particolare la mancanza di un approfondimento sul pensionamento anticipato per i lavoratori usuranti e sugli incentivi all’esodo. “Vogliamo che le persone dopo 14 anni di sofferenze possano avere la possibilità di potersi scegliere anche un percorso alternativo. Questo è un aspetto importante su cui continueremo a insistere”. La discussione “deve essere ancora affrontata nel merito” nei prossimi appuntamenti, nei quali “bisognerà scendere nel dettaglio dei vari strumenti”.
Sul fronte più immediato, resta prioritario consolidare le condizioni di garanzia per i lavoratori dell’indotto. “Trattandosi di un tavolo tecnico abbiamo evidenziato le nostre necessità, dando priorità a quei lavoratori che ad oggi non avrebbero copertura e sarebbero oggetto di licenziamenti collettivi. Abbiamo posto l’accento sulla platea che dovrà accedere agli ammortizzatori, che sia il più chiara possibile e che il bacino di riferimento includa lavoratori diretti e degli appalti”, ha detto Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim.
La Fiom ha chiesto al ministero del Lavoro di impegnarsi per costruire “un accordo quadro tra le organizzazioni sindacali e le aziende dell’indotto” che blocchi i licenziamenti e riconosca “un ammortizzatore sociale in deroga che garantisca tutti i lavoratori almeno per i prossimi cinque mesi”. “Capiremo che cosa risponderanno le imprese”, ha detto Scarpa, indicando nell’operazione “l’obiettivo primario” posto dal sindacato al tavolo.
La questione degli ammortizzatori resta però legata anche alle risorse e alla prospettiva della vertenza. “Abbiamo ribadito che, purtroppo, per le decisioni della magistratura, per le mancate scelte o scelte sbagliate dei governi in questi anni il prezzo non possiamo farlo pagare ai lavoratori”, ha detto Gambardella. “Il pacchetto di sostegno al reddito dipenderà poi dalle risorse economiche che saranno messe a disposizione. Sarà pertanto chiamato in causa il Mef. Il Governo non badi a spese. Tutto quello che è necessario per attenuare dramma, disagio e disperazione dei lavoratori va messo in campo”.
Restano quindi aperti anche i nodi della prospettiva industriale e degli effetti dei prossimi passaggi giudiziari. “Resta invariata la condizione che bisogna attendere sia l’udienza del 30 settembre che l’incontro in sessioni congiunte del 20 ottobre”, ha ribadito D’Alò. Per la Fim, “è fondamentale che il Governo fornisca quanto necessario per gestire l’emergenza ma non cambiano le priorità. L’Ilva deve seguire il percorso annunciato a Palazzo Chigi di decarbonizzazione con impianto di DRI e forni elettrici”. Questa condizione, ha aggiunto, dovrà consentire il rilancio della siderurgia e il reimpiego dei lavoratori “che oggi vivono questa condizione di tensione e precarietà”.
Per Scarpa l’incontro di oggi “deve essere un cantiere aperto per trovare soluzioni”. “Occorre uscire dalla fase di emergenza con misure a tutela dei lavoratori e poi affrontare la fase di transizione. Il tema della decarbonizzazione è un punto dirimente”. E, qualunque sia l’esito della sentenza sul ricorso contro lo stop dell’area a caldo di Taranto, “non accetteremo che l’unica prospettiva per le persone sia la cassa integrazione”. Per questo, ha concluso, “deve essere riconvocato il tavolo permanente a Palazzo Chigi la prossima settimana”, per affrontare le questioni ancora aperte e dare “una reale prospettiva futura ai lavoratori e al Paese”.
Intanto Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto in una lettera chiedono un incontro urgente all’ex Ilva per fare chiarezza sull’aumento dei lavoratori posti in Cassa integrazione nelle ultime ore e per conoscere i numeri reali dei lavoratori coinvolti e i nuovi assetti organizzativi e produttivi. I sindacati inoltre segnalano “una forte criticità dal punto di vista della sicurezza, legata alla necessità di garantire pienamente i piani e i presidi di emergenza, considerato l’elevato numero di lavoratori posti in Cassa integrazione”.




























