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Home - Approfondimenti - Analisi - Draghi, un governo “senza aggettivi” e il dovere dell’unità

Draghi, un governo “senza aggettivi” e il dovere dell’unità

di Nunzia Penelope
17 Febbraio 2021
in Analisi
Recovery fund, Draghi: spendere risorse per migliorare la crescita

La frase chiave del discorso di Mario Draghi al Senato, il primo da premier, è in tre parole, alla fine del testo, e fotografa lo stato del paese: è quando cita il “vibrante desiderio di rinascere” che percorre la popolazione, dopo un anno di pandemia, dopo dodici mesi di dolore, paura, sacrifici, restrizioni. Eppure, c’è questa voglia di rinascere, appunto: di tornare a vivere. In un mondo che, avverte Draghi, non sarà probabilmente identico a quello di prima: “non è stato come una interruzione di corrente, che poi torna e la luce si riaccende”. Ma, forse, sarà meglio di prima. O almeno, questo è l’obiettivo che sembra indicare Draghi nel suo discorso, e sicuramente questo è quanto gli italiani si aspettano dal terzo governo di questa legislatura, il governo di “tutti” o quasi.

Un governo che per Draghi è, deve essere, “senza aggettivi”: “in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca. Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti”. E guai a parlare di “fallimento della politica”: “nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese”.

Un discorso scarno, anche se ben più lungo rispetto alle previsioni della vigilia, con qualche accenno emozionale, con molti “titoli” delle cose da fare (si suppone saranno precisate in seguito), con qualche precisazione importante (per esempio, sul modello di governance per il NextGenEu) e con qualche preciso paletto: soprattutto all’indirizzo della Lega, quando avverte che “chi aderisce a questo governo aderisce al concetto di un euro irreversibile”. Una replica a Salvini che giusto ieri aveva liquidato la faccenda con un “nulla è irreversibile”. Ebbene, l’euro lo è, dice Draghi, e se volete me dovete prendere tutto il pacchetto, euro, Europa, atlantismo, eccetera: “senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine”.

Per consentire agli italiani di esaudire il “vibrante desiderio di rinascere” il punto di partenza è battere la pandemia, e dunque via subito col piano vaccini: “La nostra prima sfida è, ottenutene le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente”, mobilitando tutte le energie, dalla protezione civile alle forze armate ai volontari. E niente ”Primule”: i vaccini si facciano ovunque esistano strutture disponibili, pubbliche e private, sull’esempio dei tamponi. Alla gestione della pandemia dovranno però accompagnarsi però molte riforme: “Non esiste un prima e un dopo”.

L’elenco è lungo. Quella fiscale, intanto, che dovrà essere complessiva, e affidata a una commissione di esperti: basta con le tasse ritoccate a casaccio, il fisco è l’asse portante delle politiche di bilancio, se riforma deve essere sarà organica, sull’esempio di quella degli anni 70 affidata a Visentini: “va studiata una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività”. La riforma della Pubblica amministrazione è un altro punto cruciale, così come la Sanità, che dovrà essere riportata a una dimensione territoriale, e la scuola, che dovrà tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, e allineare il calendario scolastico, anche prolungandolo.

E poi c’è l’economia. La cui crescita, afferma Draghi, dipende anche dalle istituzioni, e dalla fiducia che i cittadini ripongono in esse. I modelli di crescita dovranno cambiare, in un’ottica di protezione dell’ambiente: “Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”. La capacità di adattamento del nostro sistema produttivo e interventi senza precedenti hanno permesso di preservare la forza lavoro in un anno drammatico, ma la diffusione del virus “ha comportato gravissime conseguenze anche sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. Con rilevanti impatti sull’occupazione, specialmente quella dei giovani e delle donne. Un fenomeno destinato ad aggravarsi quando verrà meno il divieto di licenziamento”.

Centrali saranno dunque le politiche attive del lavoro, che dovranno essere migliorate, introducendo l’assegno di riallocazione, rafforzando la formazione, aumentando il personale addetto ai centri per l’impiego. E questo progetto, che è già parte del PNRR, “andrà anticipato da subito”. Ma se il lavoro andrà protetto tutto, lo stesso non vale per le imprese: “sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.

E poi ancora, il sud, gli investimenti, e le donne: un capitolo del discorso di Draghi è interamente dedicato alla parità di genere, non quella “farisaica” basata sulle quote rosa, ma quella effettiva, che fornisce a tutte le donne le stesse opportunità dei “colleghi uomini” non solo di farsi una famiglia e nel contempo lavorare, ma anche di ottenere, per il proprio lavoro, una paga identica a quella appunto dei colleghi uomini: “L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo”.

Infine, il NexGenerationEu, il “recovery plan” che è alla base della nascita di questo Governo. Draghi afferma che molto è stato fatto dal suo predecessore, ma che ora quell’impianto andrà potenziato: “Nelle prossime settimane rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G”. Quanto alla governance, altro capitolo che aveva provocato sostanzialmente la messa in crisi del Conte Bis, Draghi annuncia che sarà incardinata “nel Ministero dell’Economia e Finanza con la strettissima collaborazione dei Ministeri competenti che definiscono le politiche e i progetti di settore”. Quanto al Parlamento, “verrà costantemente informato sia sull’impianto complessivo, sia sulle politiche di settore”.

Perché in sostanza, per realizzare tutti questi obiettivi, sarà imprescindibile avere il contributo di tutti i partiti, e appunto di tutto il parlamento: oggi, scandisce Draghi, “l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”.

Nunzia Penelope

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