Metinvest si ritira dal progetto siderurgico di Piombino. È quanto emerso, secondo la Fiom-Cgil, dall’incontro di oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Una decisione che apre nuove incognite sul futuro dello stabilimento e dei suoi 1.400 lavoratori, già alle prese con una crisi industriale che si trascina da anni.
A esprimere forte preoccupazione sono Loris Scarpa, coordinatore nazionale del settore Siderurgia della Fiom-Cgil, e Mauro Macelloni, della segreteria Fiom-Cgil di Livorno, che in una nota congiunta chiedono un intervento immediato del governo. “Oggi i lavoratori sono in sciopero per chiedere futuro: il governo ha dichiarato strategico questo progetto e non può essere cancellato con un colpo di spugna”.
I due sindacalisti chiamano in causa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e gli impegni assunti dall’esecutivo sul futuro del settore siderurgico. “Dov’è il piano nazionale sulla siderurgia promesso da Urso? Quello che ci ritroviamo davanti è un’altra crisi industriale infinita, un altro territorio e 1.400 lavoratori senza futuro”.
Per la Fiom è ora necessario individuare una soluzione che garantisca la continuità industriale e occupazionale del sito, anche alla luce delle perplessità già espresse sulla gestione di Jsw. “Ma noi non ci arrendiamo, Jsw non ci ha mai convinto e ora serve tutelare tutti i lavoratori”, sottolineano Scarpa e Macelloni. Il sindacato sollecita quindi il governo a individuare le risorse e le modalità per portare avanti il progetto nonostante il ritiro di Metinvest, ricordando le condizioni in cui si trovano da anni i dipendenti dello stabilimento. “Il governo ora deve intervenire e prevedere come realizzare e finanziare comunque il progetto: i lavoratori sono in cassa integrazione dal 2009 e vogliono tornare a lavorare”.
Resta inoltre aperta la questione degli interventi necessari per garantire l’operatività degli impianti. “L’impianto del treno rotaie non può andare avanti senza gli interventi manutentivi che servono dal 2018: finora solo parole e niente fatti”, concludono i due sindacalisti della Fiom.



























