Varcata la soglia, dove troneggiano le scritte “L’Italia a testa alta” e “Sei diventata forte”, ci si immerge subito nei giardini di Castel Sant’Angelo. Ad attirare l’attenzione un grande albero di Natale ricoperto da luci tricolori che svetta sugli stand. I led e le canzoni natalizie che si sovrappongono l’una all’altra contrastano
con la silenziosa compostezza del mausoleo di Adriano.
La mole imponente di Castel Sant’Angelo e le luci gialle che lo illuminano dominano il tetto trasparente del gazebo che ospita il confronto. La sala, denominata Giustizia giusta, è avvolta in una semi oscurità. L’unica fonte di luce arriva dallo schermo alle spalle del palco. Mi sposto nella sala stampa. È ben illuminata. Ci sono pizzette, tramezzini, acqua e caffè. Ma non mi va di vedere il dibattito da un video. Mi rincammino verso la Giustizia giusta. Mi metto seduto. Una coppia di ragazzi vicino a me guarda sul telefono i video degli eventi precedenti della kermesse meloniana bevendo birra. Tiro fuori il taccuino per prendere appunti ma è troppo buio. Devo ricorrere alla luce dello schermo del pc. Si sente un gran vociare al di fuori e in sottofondo il rumore bianco del motore dei caloriferi.
L’ora di cena si avvicina quando si compone il palco con la ministra del Lavoro, Marina Calderone, la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri collegato da remoto, Francesco Paolo Capone, segretario generale della Ugl, Paola De Micheli, deputata del Pd e Marco Rizzo, coordinatore di Democrazia Sovrana e Popolare.
La platea sembra una groviera. Se nelle prime file i posti vuoti sono limitati, ma mano che si retrocede aumentano. La maggior parte delle teste è chinata sugli smartphone. L’ingresso degli ospiti è accolto da pochi, timidi applausi. Solo Marco Rizzo strappa, nel corso del dibattito, qualche consenso più deciso quando sferza la timida tassazione sugli extraprofitti delle banche e “i cessi d’oro di Zelensky” comprati con i soldi dei contribuenti.
Il confronto si apre portando sul palco chi su quel palco non è stato invitato, Maurizio Landini segretario generale della Cgil. “Ministro ha capito i motivi dello sciopero?” le chiede il giornalista Pietro Senaldi. “Il diritto di sciopero è sacrosanto, ma in questo momento ci sono tutti i presupposti per dialogare. E allora sono contenta di aprire il panel con i segretari dei sindacati maggiori e proseguire un confronto reale, anche se a volte su posizioni diverse” replica la titolare del Lavoro.
“Noi collaboriamo, o meglio ci confrontiamo – afferma Fumarola – con tutti i governi. La manovra è stata un banco di prova, lo scorso anno e quest’anno. Alcune misure sono state apprezzate. L’attenzione al ceto medio è stata una nostra richiesta. Così come abbiamo giudicato positivamente le misure sulla contrattazione, con aggiustamenti da noi indicati, come la detassazione degli aumenti contrattuali sottoscritti dalle associazioni maggiormente rappresentative, anche se vorremmo che la misura fosse estesa ai rinnovi degli anni precedenti. E ancora l’assunzione di 6mila infermieri e mille medici”.
Per la leader della Cisl ciò di cui è deficitaria la legge di bilancio è “l’attenzione alla scuola e ai pensionati, e il finanziamento del fondo per la legge sulla partecipazione”. E su questo punto la segretaria generale cislina, a fine serata, incassa la promessa da Calderone sul rifinanziamento del fondo.
Quando Senaldi si rivolge a Bombardieri la prima domanda riguarda la rottura dell’unità sindacale e l’aggressione di Genova. “L’unità sindacale vive momenti difficili. È 4-5 anni che si è incrinata, ma rimane una ricchezza per il paese. A Genova – prosegue Bombardieri – era stato indetto uno sciopero dalla Fiom con la parola d’ordine di aggredire la polizia perché poi si potesse dire che le forze dell’ordine e il governo aggrediscono il sindacato. Ma questa tipologia di sciopero non ci appartiene”. Applauso, anche se contenuto. E sullo sciopero indetto dalla Cgil “non do giudizi sul fatto che sia politico o meno. Rispetto le decisioni di tutti”.
In merito al confronto con il governo, motivo per cui non è sceso in piazza con il collega della Cgil, Bombardieri sottolinea “un atteggiamento diverso da parte dell’esecutivo. Negli anni passati non c’è stato un vero dialogo, e per questo abbiamo indetto lo sciopero. Il vero problema sono i salari. Bisogna recuperare il potere di acquisto rinnovando i contratti, intervenendo sulla detassazione per aiutare a rinnovarli e aumentare le retribuzioni. Il governo ha messo due miliardi su una misura che interessa quattro milioni di lavoratori. Chiediamo di allargare la misura anche ai rinnovi del 2024 e di alzare il tetto della detassazione da 28mila a 40mila”.
La ministra del Lavoro deve sentirsi particolarmente generosa, sarà l’aria natalizia e le feste alle porte, perché rassicura il numero uno della Uil sul fatto che il governo sta lavorando per ampliare la forbice della detassazione, anche se precisa che non si arriverà fino ai 40mila euro.
Sullo sciopero proclamato dalla Cgil e sul fatto che sia politico o meno viene chiamato in causa anche Capone. “Lo sciopero è un legittimo strumento e il punto non è che lo facciano di venerdì o di giovedì” precisa, rivolgendosi direttamente alla ministra, “ma farlo più volte svilisce il potere dello strumento, in un momento nel qual il dialogo sociale con il governo è aperto”. Ma i problemi non riguardano solo l’oggi e i contenuti della finanziaria, ma anche e soprattutto il futuro che attende il paese. “C’è un tema di politica industriale – afferma il segretario generale della Ugl -. Come negli anni 90 serve un patto tra tutti i corpi intermedi e il governo per progettare il futuro. Avere un sindacato fuori dal dibattito (la Cgil ndr) non fa piacere”.
E sul futuro si proietta anche Fumarola rilanciando l’idea di un patto “sul lavoro per aumentare la produttività, investendo sulla formazione e sulle competenze per chi entra e chi è già nel mondo del lavoro. Sappiamo le nostre diverge ma ci sono problemi da affrontare uniti. Dopo il 2026 dobbiamo mettere insieme le forze riformiste. Spero che l’amico Pierpaolo accolga questo invito”.
“Sull’invito di Daniela il punto non è il contenitore, che si chiami patto o meno, ma il contenuto. Per noi c’è da affrontare il tema fisco. C’è chi ne paga troppe tasse come, lavoratori e pensionati, e chi le evade. La sanità pubblica rischia di perdersi. C’è poi – aggiunge Bombardieri – la questione dei contratti in dumping. Io non mi farei fare una legge sulla rappresentanza dal governo o dal parlamento. C’è un accordo interconfederale che affronta il tema. Bisogna dare applicazione all’articolo 39 della Costituzione”.
Il segretario della Uil non fa in tempo a finire che lo incalza De Micheli. “Sulla rappresentanza serve comunque una legge che fino a prova contraria deve essere votata dal parlamento per dare gambe all’accordo interconfederale”.
I posti vuoti in platea sono aumentati. Ormai è l’ora di cena. It’s the most wonderful time of the year. Le parole delle canzone di Andy Williams risuonano nell’aria, sentenziando la fine del dibattito.


























