“I dati Istat sull’occupazione riferiti a gennaio di quest’anno parlano chiaro: l’Italia sta lasciando indietro chi dovrebbe costruirne il futuro. In vista dell’8 marzo, il quadro che emerge è quello di un Paese bloccato da profonde disuguaglianze di genere e generazionali”. Così la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese, commentando i dati che dimostrano, ancora una volta, il passo indietro di donne e giovani, e l’aumento degli inattivi. Nonostante i proclami, osserva, per moltissime donne il lavoro resta un miraggio: 43 su 100 sono inattive e il divario occupazionale con gli uomini continua a vedere un’ampia forbice di 17,4 punti di differenza. “Resta molto alto il gap retributivo delle donne – ha ricordato Veronese – e continuiamo a essere il fanalino di coda in Europa per tasso di occupazione femminile (58,3%). Questi dati testimoniano che, ancora oggi, per le donne, il lavoro rappresenta un percorso a ostacoli, segnato da carichi di cura squilibrati e carenza di servizi adeguati. In altre parole: la parità resta, ancora una volta, solo sulla carta”.
Inoltre, mentre la quota degli occupati over 50 continua a salire, raggiungendo il 42,7%, quella dei giovani under 35 scende ulteriormente al 21,6%: “È il segnale di un progressivo squilibrio che evidenzia un mercato del lavoro incapace di offrire opportunità non solo di ingresso, ma anche di stabilità e sicurezza alle nuove generazioni, con il rischio di aumentare ulteriormente la fuga di competenze, l’impoverimento del tessuto produttivo e un ricambio generazionale adeguato. Alla vigilia dell’8 marzo – ha concluso Veronese – ribadiamo con forza che il lavoro, quando dignitoso, stabile e tutelato, è la condizione essenziale per garantire futuro e libertà alle donne e alle nuove generazioni”.
A sua volta, il segretario della Cisl, Mattia Pirulli osserva che secondo i dati Istat di gennaio 2026 gli occupati tornano a crescere in modo significativo su base mensile, anche se l’aumento su base annua resta contenuto. L’incremento di circa 70 mila occupati nell’ultimo anno è determinato dalla crescita dei rapporti stabili e soprattutto del lavoro autonomo, a fronte di un marcato calo dei dipendenti a termine”. E tuttavia, anche Pirulli sottolinea che se pure calano i disoccupati, sono in ascesa gli inattivi, quasi esclusivamente tra giovani 15-24 anni e donne: “Un dato che andrà osservato nei prossimi mesi per capire se indichi un aumento dei percorsi di studio oppure un ampliamento dell’area dei Neet”.
Nel complesso, per Pirulli emerge un mercato del lavoro ancora in crescita, ma meno dinamico rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia: “la spinta espansiva del periodo post-Covid appare esaurita, pur senza segnali di inversione ciclica. Sullo sfondo resta la grande questione demografica, con le stime che indicano il rischio di perdere fino a un terzo della forza lavoro entro il 2060”. Per questo il sindacalista ritiene necessario rafforzare le politiche di sviluppo, soprattutto in vista della progressiva conclusione degli investimenti del PNRR, e al tempo stesso valorizzare il grande potenziale ancora inutilizzato di donne e giovani nel mercato del lavoro:“Serve una grande alleanza tra sindacati, associazioni datoriali e governo per sostenere crescita, qualità del lavoro e partecipazione, mettendo al centro politiche industriali, investimenti, formazione e buona occupazione”.
Luci e ombre nei dati Istat sono rilevate anche dalla Confcommercio, secondo cui ci sono ‘’troppe criticità per rallegrarsi’’. Il miglioramento registrato dal mercato del lavoro a gennaio è “un ulteriore segnale di come la nostra economia sia entrata nel 2026 in modo sostanzialmente positivo, osserva una nota dell’Ufficio studi di Piazza Belli, e la crescita degli occupati – 80mila in più rispetto a dicembre – è la più consistente da aprile del 2024. La netta diminuzione delle persone in cerca di lavoro, con un tasso di disoccupazione sceso al 5,1% – il valore più basso dall’inizio delle serie storiche mensili e difficilmente immaginabile fino a pochi anni fa – costituisce una concreta testimonianza di salute del sistema”.
Ma, aggiunge l’ufficio studi, resta lunga e preoccupante la lista delle criticità. La prima riguarda la continua revisione al ribasso delle stime precedenti: “alcuni mesi fa -ricorda Confcommercio -il numero di occupati nel complesso aveva superato i 24,3 milioni di unità. Dopo una serie di “crescite” congiunturali, oggi il numero di occupati, ai massimi di sempre secondo le nuove stime, è sceso a 24,18 milioni di unità”. La seconda criticità riguarda la debolezza della componente femminile, con un tasso di partecipazione al mercato del lavoro che, dopo un periodo di crescita, sta lentamente riducendosi: “a gennaio 2025 il tasso di attività delle donne era pari a 57,9%, valore sceso al 57% a gennaio 2026. Il tasso di partecipazione femminile nella fascia estesa 15-74 è in Italia patologicamente distante dai parametri europei (-12 punti circa)”.
Particolare attenzione infine, per Confcommercio, va rivolta anche alla progressiva crescita degli inattivi, fenomeno che, negli ultimi mesi, ha interessato in misura particolare la fascia più giovane dell’occupazione (15-24 anni): “Tale evidenza potrebbe certo sottendere la decisione di spostare in avanti nel tempo l’ingresso nel mondo del lavoro per migliorare la propria formazione, ma potrebbe essere frutto, almeno in parte, anche di fuoriuscite per scoraggiamento”. Per una crescita stabilmente attorno all’1,5-2% è necessario correggere questi deficit, conclude la nota.
Redazione




























