Cresce il gender pay gap nel mondo delle libere professioni. A dirlo un’analisi dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni sulla base dei dati Adepp, l’Associazione enti previdenziali privati, secondo quello che potremmo definire come l’indice di parità reddituale nelle professioni.
La misura, che esprime il reddito delle libere professioniste in funzione di quello dei colleghi uomini, subisce infatti una diminuzione, passando dal 59,8% nel 2014 al 53,7% nel 2024. Tra il 2014 e il 2015 la riduzione è già di un punto percentuale, mantenendosi stabile al 58,8% anche nell’anno successivo. Il 2017 fa segnare un nuovo calo, di 1,6 punti percentuali, che continua nel 2018, quando l’indice si attesta al 55,3%, valore che resta sostanzialmente invariato fino al 2021. Il biennio 2022-2023 segna una nuova decrescita della misura che tocca il valore minimo nel 2023, quando le professioniste percepiscono il 53,3% del reddito maschile. Solo nell’ultimo anno si osserva un lievissimo incremento dell’indice, segno di un assottigliamento del divario reddituale.
In concreto fatto 100 il guadagno di un libero professionista nel 2024, la retribuzione della donna, a parità di lavoro, è di poco superiore alla metà. L’andamento dei valori manifestati nel decennio 2014-2024 sono valori medi che tengono dei diversi lavori che compongono il mondo delle libere professioni.
Grazie ai dati delle Casse di previdenza private è possibile riscontrare una una forte eterogeneità nella parità reddituale di genere. Tra gli avvocati si osserva lo squilibrio maggiore: il reddito femminile è pari al 49,7% di quello maschile. Anche i commercialisti e gli ingegneri mostrano forti divari, con valori dell’indice poco sopra il 50%. Il miglior risultato in termini di parità lo fanno registrare psicologi e psicologhe, dove l’indice si assesta al 79,8%. Seguono, a breve distanza, gli infermieri (78,5%). Altre professioni in cui la percentuale di reddito femminile rispetto a quello maschile risulta relativamente elevata sono quelle dei periti agrari (73,5%), dei biologi (70,8%) e dei consulenti del lavoro (70,3%).
C’è, infine, il divario analizzata per cluster d’età. Questo risulta meno inferiore tra gli under 30, fascia nella quale il guadagno delle donne è pari al 74,2% degli uomini. Mentre negli anni centrali della carriera, dove i guadagni sono più alti sia per donne che per uomini, il divario cresce, fino ad arrivare alla massima distanza nel target 41-50 quando il gender pay gap è quasi del 50%.


























