Le principali associazioni di impresa, Confindustria, Confcommercio e Confesercenti, mantengono dritta la barra della guerra ai contratti pirata, al punto di disertare l’incontro sulle piccole e medie imprese organizzato per martedi 17 dal ministro Urso al Mimit. Motivo: la convocazione, da parte del governo, di sigle non rappresentative o, peggio, rappresentative esattamente di quel genere di contratti in dumping che le imprese, cosi come i sindacati, vogliono combattere. È esattamente questo, infatti, il punto centrale del confronto che va avanti ormai da molti mesi tra Cgil, Cisl Uil e le associazioni imprenditoriali, in primo luogo proprio Confindustria e Confcommercio, con l’intento di realizzare un patto congiunto sulle regole per la rappresentanza. Un fenomeno, quello dei contratti pirata, che è ormai una vera e propria emergenza, dimostrata con numeri e statistiche inequivocabili. E per questo le imprese hanno avviato, insieme a Cgil, Cisl e Uil, un confronto per arrivare alla definizione di una proposta concreta e condivisa contro il dumping contrattuale, ridefinendo i principi della rappresentanza.
Tra le più convinte su questa battaglia c’è Confcommercio, che sta lavorando sodo ai tavoli tecnici con i sindacati, e che quindi ha trovato inaccettabile l’invito del ministero esteso a sigle non rappresentative. Conferma infatti il vicepresidente Mauro Lusetti: “Noi ormai praticamente da un anno facciamo un dibattito su quelle che consideriamo associazioni che fanno contratti al ribasso, cioè quelli che vengono chiamati contratti pirata: e invece, ci ritroviamo in questo contesto con il ministero delle Imprese, che mette insieme tutte le organizzazioni, le organizzazioni che fanno i contratti più rappresentativi e quelle che fanno contratti al ribasso dal punto di vista delle tutele dei lavoratori e concorrenza sleale”. Quanto al forfait al Mimit, Lusetti spiega: “di fronte a questa situazione, abbiamo ritenuto che non fosse più accettabile che le istituzioni si mettessero a discutere con tutti. La nostra richiesta è che il governo prenda atto che esistono situazioni di grande disagio sul mercato e inizi a tenerne conto”.
Del resto, non è la prima volta che Confcommercio saluta e se ne va dal ministero delle Imprese. A febbraio, l’associazione aveva già dato forfait alla riunione per la sottoscrizione del nuovo Protocollo di intesa sui costi di accettazione dei pagamenti elettronici, sostenendo che si trattava di “un atto che spetta esclusivamente alle parti che hanno negoziato tale accordo. Non rientrano tra queste organizzazioni soggetti che sottoscrivono contratti in dumping, alimentando pratiche che alterano la corretta concorrenza e comprimono diritti e tutele”. E ancora, a novembre dello scorso anno c’era stato l’allarme degli agenti e rappresentanti di commercio sul dilagare dei contratti pirata anche nella rappresentanza commerciale: “serve correttezza nei rapporti di agenzia”, aveva sollecitato l’associazione degli Agenti, Fnaarc. Per non parlare del report, presentato proprio dall’Ufficio studi di Piazza Belli, dove veniva elencata tutta una serie di contratti in dumping, circa 200, che determinano per i lavoratori una perdita fino a 8-12 mila euro lordi l’anno rispetto ai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Penalizzando, di conseguenza, anche indennità, welfare integrativo, coperture per malattia e infortunio.
Sta di fatto che il tavolo sulle Pmi, che doveva fare il punto su energia, tensioni in Medio Oriente, misure per l’autotrasporto e attuazione della nuova legge annuale sulle Pmi, ha invece messo in luce ancora una volta lo scontro tra i sostenitori delle regole e i cosiddetti ‘’pirati’’: che pero’, a quanto pare, possono contare sul riconoscimento dell’esecutivo, visto che continuano a essere chiamati ai tavoli ministeriali. Va detto che altre associazioni hanno invece partecipato alla riunione al Mimit, senza sollevare problemi per le presenze sgradite. Tra queste, le rappresentanze dell’artigianato, Confartigianato, Cna e Casartigiani, forse più preoccupate dalla crisi incombente a causa del caro energia e dal caos geopolitico che ai contratti pirata, e che dunque premono per una rapida attuazione, da parte del governo, delle deleghe contenute nella legge sulle Pmi di Urso. E tuttavia, la prossima settimana anche queste associazioni siederanno al tavolo con Cgil, Cisl e Uil per arrivare a una intesa sulla rappresentanza.
Intanto, sul fronte ‘’guerra ai pirati’’, qualcosa si muove anche a livello delle istituzioni. Qualche settimana fa la provincia di Trento, recependo un accordo tra le parti sociali, ha emanato una delibera che vincola tutti gli appalti all’applicazione rigorosa dei contratti ‘’veri’’, cioè quelli firmati dai sindacati realmente rappresentativi, cancellando di fatto ogni possibilità per i contratti pirata. E nei giorni scorsi, un provvedimento del giudice del lavoro del tribunale di Trani, in seguito a una denuncia avanzata da Cgil, Cisl e Uil del settore Tlc assieme alla maggiore associazione del settore, Asstel, ha ‘’cancellato’’ un contratto sottoscritto da un sindacato che rappresenta ‘’meno dell’1%’’ dei lavoratori, ritenendolo un caso di dumping illegittimo.
Nunzia Penelope






















