Tra i tantissimi dati interessanti contenuti in ‘’Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo’’, ce ne sono due che colpiscono in modo particolare. Il primo è che in tutti gli espatriati resta, evidente o sotto traccia, la nostalgia di casa, laddove ‘’casa’’ è l’Italia, ovvero il paese lasciato anni o decenni prima per tentare l’avventura all’estero. Il secondo dato è che, malgrado la nostalgia, sono pochi quelli che in Italia pensano davvero di tornare: “no” assoluto per quasi il 20%, e “no, ma un giorno chissà” per il 45%, mentre solo il 9% si dichiara pronto a un rientro in patria.
Ma le sorprese sono tante nel libro-inchiesta di Eleonora Voltolina, autrice che da anni si occupa del tema ed expat a sua volta, che per la prima volta va a scavare in profondità nelle vite di un ampio campione delle centinaia di migliaia di famiglie italiane che da tempo vivono all’estero, mettendo assieme la più grande ricerca mai realizzata sull’argomento. Partendo da un progetto ideato per la Fondazione Migrantes, grazie al tam tam su internet e al passaparola Voltolina ha contattato oltre 1200 famiglie che vivono fuori dall’Italia e con figli minori di 25 anni, in paesi diversi, sia europei che extra europei, alle quali è stato sottoposto un ricchissimo questionario che abbraccia tutti i temi possibili, da quelli sociali ed economici ai più intimi. I questionari sono stati poi approfonditi con interviste dirette a un campione più piccolo di persone che hanno raccontato, nel dettaglio, le loro “storie di famiglia”: tutte diverse, tutte ‘’a modo loro’’, come direbbe Tolstoj, sorprendenti, curiose, divertenti, appassionate, talvolta problematiche, nessuna tragica.
Ne scaturisce qualcosa che si può riassumere con “i giovani in fuga, vent’anni dopo’’: perché, come scrive Maria Chiara Prodi nella prefazione, ‘’gli eroi sono tutti giovani e belli’’ ma poi crescono. E dunque cosa fanno, come vivono, quei giovani, una volta diventati adulti e dopo aver messo su famiglia in un altro paese? E la risposta, in sintesi, e’: vivono benone, quando non addirittura benissimo. Basti dire che nel sondaggio la lamentela principale è sul clima, terreno su cui l’Italia vince a mani basse; ma per il resto, dal lavoro allo stipendio, dalle scuole alla sanità, al welfare, il confronto non regge: altrove è meglio.
In testa a ciò che viene considerato ‘’meglio’’ rispetto all’Italia c’è l’attenzione alla maternità. E non solo in termini di congedi parentali anche per i padri, lunghi periodi di assenza dal lavoro coperti e garantiti, assegni statali, spese ridotte, asili, strutture per l’infanzia e quant’altro, ma fin dall’inizio: le donne intervistate si dichiarano infatti entusiaste dell’assistenza medica prima e dopo la nascita, della cura amorevole delle ostetriche durante il parto, delle frequenti visite a domicilio nei primi mesi, del supporto nella gestione del neonato, dell’allattamento, eccetera. E anche questo, alla fine, incentiva le donne italiane all’estero a fare più figli di quanti ne avrebbero fatti in patria, se mai ne avrebbero fatti restando.
L’altra grande differenza è che i padri italiani all’estero imparano a fare i padri sul serio, condividendo in tutto e per tutto con le madri la cura dei figli. Lo fa regolarmente il 76% del campione, mentre da noi la percentuale è appena del 37,5%. E il 38% passa dal full time al part time per potersi dedicare maggiormente ai bambini. Volete sapere qual è la percentuale di chi compie questa scelta tra i padri italiani? Appena il 2 per cento. Ovviamente, anche qui concorrono le consuetudini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in vigore in altri paesi, che consentono di mantenere intatte le carriere anche occupandosi della famiglia. La percentuale di chi dichiara di aver sofferto di penalizzazioni sul lavoro a causa dell’avere figli è del 15% tra chi vive all’estero, contro il 49% in Italia. Ed è un altro dei punti chiave per cui pochissime famiglie expat, oggi come oggi, sarebbero disposte a rientrare in una patria considerata assai arretrata sul piano della parità di genere da ben il 70% del campione.
Ma naturalmente c’è il anche il rovescio della medaglia. I figli degli expat crescono praticamente senza legami famigliari che non siano quelli dei genitori, e soprattutto senza i nonni, che per ovvi motivi non vedono frequentemente. E nel solo 2024, sono 15 mila i bambini italiani che si sono trasferiti con la famiglia a vivere in un altro paese. Anche quando nati in Italia, quasi mai hanno una “identità italiana”, tanto più che molte di queste famiglie sono miste, con un genitore italiano e l’altro no, coppie che si sono incontrate all’estero, in percorsi di studi o di lavoro. I loro figli parlano molte lingue diverse, in famiglia come a scuola, sono abituati a spostarsi da un paese all’altro, sulla scia dei genitori e del loro lavoro. Ma non soffrono di nostalgia perché, di fatto, sono ‘’cittadini del mondo’’. Come tutti forse dovremmo essere; e forse il mondo sarebbe, a quel punto, migliore.
E c’è anche da dire che nelle ultime pagine del libro emerge un altro aspetto, che colpisce. Molti degli intervistati dichiarano che, da vecchi, vorrebbero tornare: arrivati all’età della pensione, la vita migliore la immaginano in Italia. Confermando che non siamo un paese per madri, e nemmeno un paese per giovani, ma sicuramente siamo un paese per vecchi, e sempre più di vecchi.
Infine, due frasi colte nel libro, che contengono e riassumono molte verità: ‘’Voglio morire a casa mia’’, dice una delle intervistate a Voltolina. E un’altra, pur descrivendo i pregi del sistema di welfare tedesco di cui gode, osserva: ‘’ma io, in realtà, avrei voluto che il mio paese non mi avesse spinta ad espatriare’’.
Nunzia Penelope
Titolo: Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo. La più grande ricerca mai realizzata sui genitori all’estero
Autore: Eleonora Voltolina
Editore: Tau Editrice
Collana: Quaderni della Fondazione Migrantes
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2026
Pagine 228
Euro 18
ISBN 9791259755551
























