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Home - Rubriche - Giochi di potere - L’harakiri di Meloni: saltati i target economici per i soldi buttati negli (inutili) centri per migranti in Albania

L’harakiri di Meloni: saltati i target economici per i soldi buttati negli (inutili) centri per migranti in Albania

di Alberto Gentili
23 Aprile 2026
in Giochi di potere
I dolori della giovane Giorgia

GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni l’ha presa malissimo. Chi ha incrociato la premier nei corridoi di palazzo di palazzo Chigi dopo la sentenza di Eurostat che ha fissato al 3,1% il rapporto deficit-Pil, l’ha descritta di “umore nero, anzi pessimo”. Quel decimale in più fissato sulla lavagna dei contabili europei ha, infatti, fatto saltare in aria i piani economici di Meloni. Cancellati. Polverizzati. E lei, com’è consuetudine, invece di battersi il petto si è scagliata contro i certificatori dei saldi: “E’ una beffa per l’Italia e gli italiani”. E contro l’opposizione. Meglio, contro Giuseppe Conte, “colpevole di aver varato quei bonus edilizi sciagurati che hanno provocato una voragine nei conti pubblici…”.

Vero. Ma se “ora non si potrà mettere più soldi nella scuola, nella sanità”, se “non si potrà andare in aiuto alle famiglie con redditi bassi”, come si dispera Giorgia a favor di telecamere, la colpa è anche e soprattutto sua. Con sottile malizia e un tantino di perfidia, il destino cinico e baro ha voluto che a far mancare al governo il target del 3,0% e dunque a non poter uscire con un anno di anticipo dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, siano stati i soldi spesi per i Centri di detenzione dei migranti in Albania. Sì, proprio quegli inutili e costosissimi campi di Schengjin e di Gjader, ideati da Meloni nell’estate del 2023, oggetto di un trattato tra Roma e Tirana siglato in pompa magna nel novembre dello stesso anno, infine realizzati nel 2024. E completamente inutilizzati fino a qualche settimana fa.

Eppure, nella propaganda della premier, quelle due strutture “demolite” per oltre due anni dai giudici italiani perché incompatibili con il diritto internazionale, dovevano essere una vera e propria mandrakata. Della serie: spediamo in Albania i migranti che noi italiani non vogliamo e anche se l’operazione è un po’ costosa, chi se ne frega: il ritorno d’immagine meriterà sicuramente la spesa. Peccato che i due centri siano costati 678 milioni (così dice il governo, ma sembra che l’importo reale sia molto superiore). Esattamente gli oltre 600 milioni che hanno spinto al 3,1 il rapporto deficit-Pil. Insomma, se la premier non avesse lanciato l’operazione-Albania, ora l’Italia sarebbe fuori dalla procedura d’infrazione.

Per Meloni è il classico danno oltre alla beffa. Per tre anni, per centrare l’obiettivo di far scendere il deficit, la premier e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno sfornato leggi di bilancio micragnose. Pochi soldi e nessuna visione. Soprattutto nessuna promessa elettorale mantenuta sul fronte delle tasse, a parte qualche piccola sforbiciata, e su quello delle pensioni. Non solo. Nei piani della premier uscire dalla procedura di infrazione adesso, sarebbe stato indispensabile per poter scrivere il prossimo dicembre una legge di bilancio “espansiva”. Traduzione: elettorale. Con ricchi premi e cotillons per tutti. Giusto in tempo per le elezioni del 2027. Quelle che dovrebbero, secondo Giorgia, concederle il bis a palazzo Chigi e prepararle due anni dopo il grande salto verso il Quirinale.

Ciò non significa che Meloni abbia gettato la spugna. O che abbia rinunciato a gennaio a vestire i panni della Befana che dispensa regali (elettorali) agli italiani. La Grande Tentazione, adesso, è fare deficit anche senza permesso della Ue. Non a caso Giorgetti ha messo a verbale: “Potremmo fare scostamenti di bilancio anche da soli…”. Poi, con toni drammatici, per dare l’idea della drammaticità della situazione con la guerra nel Golfo, l’impennata dei prezzi in ogni settore, le previsioni di crescita in picchiata e di inflazione alle stelle, il ministro dell’Economia ha aggiunto: “Se fai il medico in un ospedale da campo e arrivano feriti, non puoi limitarti a dargli l’aspirina”. Insomma, devi spendere, fare più deficit e più debito, secondo Giorgetti. E Meloni concorda, tant’è che da qualche settimana ha avviato un braccio di ferro con Bruxelles.

Le richieste del governo italiano, per mettere da parte un “tesoretto” con cui poter elargire mance e regali elettorali in vista delle elezioni del prossimo anno, sono numerose. C’è la proposta di sospendere le regole di bilancio, il patto di stabilità come si fece nel marco del 2020 per fronteggiare la pandemia. Ma a Bruxelles ha già risposto picche. C’è la speranza di non conteggiare nel deficit le spese necessarie per fronteggiare la gravissima crisi energetica. E forse qui uno spiraglio si aprirà. E c’è anche il pressing per scomputare anche i costi del riarmo. Roba da 12-13 miliardi in più solo quest’anno.

In conclusione, ora che non ha centrato l’obiettivo di uscire dalla procedura d’infrazione, Meloni appare tentata di fare la discola a Bruxelles. Sembra desiderosa di interpretare il ruolo di Gianburrasca lasciato vacante dall’ungherese Viktor Orban, uscito sconfitto dalle elezioni. Se non ha però portato bene all’inventore della “democrazia illiberale”, chissà come andrà a Giorgia.

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Giornalista

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