L’Istat “pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali. In questo approfondimento si richiamano le principali fasi di questo processo”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica, Francesco Maria Chelli, nel corso dell’audizione sul Documento di finanza pubblica, in cui risponde indirettamente alle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni sui dati economici diffusi dall’Istituto di statistica.
In un tweet del 22 aprile, infatti, Meloni scrive che le stime iniziali diffuse dall’Istat sul Pil tendano a sottovalutare la reale crescita economica, per poi essere sistematicamente riviste al rialzo negli anni successivi. Secondo la premier, questo meccanismo finirebbe per penalizzare l’Italia nel breve periodo, creando una sorta di “beffa” per gli italiani: con una valutazione più alta e immediata del PIL, infatti, il rapporto deficit/PIL sarebbe potuto scendere sotto la soglia del 3% fissata dalle regole europee. Meloni ha quindi suggerito che anche i dati più recenti potrebbero essere corretti al rialzo in futuro, rafforzando l’idea che le stime attuali non riflettano pienamente la situazione economica reale.
“Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall’Istat da parte delle istituzioni comunitarie segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei”, ha aggiunto Chelli.
A fine settembre “è prevista la seconda Notifica a Eurostat che copre gli stessi anni già trasmessi ad aprile. I dati saranno pubblicati dall’Istat il 22 settembre, anche per consentire ai documenti programmatici di finanza pubblica di tener conto degli aggiornamenti dei Conti, e inviati a Eurostat entro la scadenza del 30 settembre”, ha spiegato l’Istat nel documento consegnato.
In questa seconda release, per l’anno, “sono integrate nei Conti le informazioni di base, fornite prevalentemente dal Mef, che nel frattempo si sono consolidate, come ad esempio il bilancio dello Stato parificato dalla Corte dei Conti. Diversamente, per gli Enti locali i rendiconti si rendono disponibili con un ritardo di 14 mesi e, pertanto, l’inclusione di queste nuove informazioni consolidate comporterà una ulteriore revisione delle stime dell’anno T-1 nelle future edizioni di aggiornamento del Conto delle AP”.



























