Il decreto sul lavoro varato oggi è un punto di partenza per arrivare a un ‘’patto’’ con tutti i ‘’corpi intermedi’’. Giorgia Meloni, nella conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri che ha approvato il testo su salario e contratti, rilancia: “noi vediamo questo provvedimento anche come un punto di partenza di un patto con i corpi intermedi molto più ampio. Non è una vaga dichiarazione di principio, è una scelta concreta che si deve costruire provvedimento dopo provvedimento. Noi siamo convinti che la sfida per un lavoro di qualità si vinca solo ed esclusivamente se facciamo squadra”.
“Non è stato un lavoro facile- ha proseguito la premier- e voglio ringraziare quelle organizzazioni datoriali, quelle sigle sindacali che comunque in questi giorni hanno fatto arrivare le loro proposte e che si sono resi disponibili per aiutarci a migliorare questo provvedimento”.
A chi le faceva notare che i sindacati hanno lamentato di non essere stati consultati per il decreto, e le chiedeva se nell’iter del decreto ci fosse l’intenzione del governo di ascoltarli, la premier ha ribadito che le interlocuzioni ci sono sempre state, ogni volta che ”abbiamo avuto interlocutori non pregiudiziali. E questo vale anche peer questo provvedimento. Io ritengo molto importate questo dialogo, che non vuol dire essere tutti d’accordo, ma fare del proprio meglio per rafforzare i diritti dei lavoratori”. E ancora, Meloni ha ricordato che “mi sono assunta la responsabilità, fin dal congresso Cisl, di fare un patto più articolato coi corpi intermedi, e considero questo decreto un tassello di questo patto, Dunque, per forza e’ un dialogo che va avanti”
Anche la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ribadisce il concetto, precisando che il governo ha inteso non mettersi di mezzo nella trattativa che i sindacati hanno avviato con le associazioni. di impresa: ”ne abbiamo tenuto conto, ill che significa che il governo ascolta”.
Il decreto lavoro e’ stato approvato nel pomeriggio dal Consiglio dei ministri. Il testo porta come titolo “disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale”.
Il decreto stanzia quasi un miliardo di euro “per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali – ha sottolineato Meloni -. In particolare quelli per l’assunzione degli under 35, di donne e dei lavoratori delle aree Zes. Con una novità che consideriamo molto importnate – ha aggiunto – che a questi incentivi si può accedere solo se si applica ai lavoratori quello che definiamo il salario giusto. Per salario giusto si intende il trattamento economico complessivo che viene percepito dal lavoratore con tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto”.
Per il ministro del Lavoro, Marina Calderone, Il testo del decreto primo maggio è frutto di “un confronto allargato a tante riflessioni e valutazioni, che portano a bordo una importante dotazione in termini di risorse finanziarie e, soprattutto, un messaggio importate: sostenere il lavoro partendo dal sostegno alla contrattazione collettiva di qualità”.
Calderone ha spiegato che il decreto punta a “legare gli incentivi ai contratti collettivi nazionali di lavoro, sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative” e a “definire il salario giusto, comparandolo col trattamento economico complessivo garantito dal contratto”. Cosa, ha rimarcato, che “vuol dire aver fatto una scelta di guardare al contratto nel suo complesso, valorizzando quelle garanzie che un contratto collettivo di lavoro dà”. In questo caso, ha proseguito, il criterio sarà’ applicato ” agli incentivi rivolti all’assunzione di donne, giovani di età inferiore ai 35 anni e di lavoratori con più di 35 anni di età che operano nella Zona economica speciale. E’ un criterio che caratterizzerà anche altri nostri interventi che faremo a sostegno del lavoro di qualità”.
“Grazie a queste norme, chi sottoscrive contratti pirata e chi sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici sul lavoro. In buona sostanza, con questo decreto noi diciamo da una parte sì al salario giusto, dall’altra sì a una contrattazione di qualità”, ha concluso la presidente del Consiglio.



























