La busta paga che nei prossimi giorni milioni di lavoratori italiani riceveranno come ogni mese conterrà una piccola ma importante novità, che potrà a mio avviso aiutare molto nella lotta al dumping contrattuale.
Dal mese di maggio 2026 infatti, ogni datore di lavoro è tenuto a dichiarare nel cedolino paga consegnato ad ogni dipendente il codice alfanumerico del contratto nazionale realmente applicato secondo la classificazione prevista dal Cnel e ormai divenuta riferimento ufficiale per l’identificazione degli stessi.
Lo prevede l’art. 11 del recente “Decreto Primo Maggio”, quale ulteriore obbligo di informazione, e analogo diritto di conoscenza, verso i dipendenti. Colpisce come questa piccola novità sia ancora oggi per nulla conosciuta e non sia stata ripresa e valorizzata da autorevoli commentatori, giornalisti, esperti di lavoro e nemmeno dalle stesse parti sociali.
Eppure nell’era della trasparenza credo che questo cambiamento, che appare in superficie solo burocratico, costituisca una potente spinta per contrastare e ridurre realmente il dumping contrattuale nel mercato del lavoro del nostro Paese.
Da domani ogni lavoratore potrà direttamente sapere se si vede applicato un Ccnl rappresentativo o meno, ma soprattutto se il suo salario è frutto di un contratto pirata di cui è vittima. I codici dei Ccnl sono sul sito del Cnel, e ora potranno meglio essere diffusi e fatti conoscere. Alcuni esempi concreti: se sei un metalmeccanico della grande industria dovrai trovare in busta paga il codice C011, se il codice è diverso vorrà dire che ti applicano un contratto in dumping. Un lavoratore del settore commercio-terziario (dove i contratti pirata sono forse più diffusi) dovrà avere il codice H011 e non invece il codice H03A che indica un Ccnl non rappresentativo ed in dumping.
Sono convinto che l’indispensabile lotta al dumping non si possa condurre solo con norme generali pur importanti (molto bene la scelta di valorizzare il TEC dei Ccnl rappresentativi come salario di riferimento in ogni settore, altro che salario minimo) ma va condotta anche sensibilizzando e informando i lavoratori direttamente interessati.
Serve ora una grande campagna di informazione e sensibilizzazione, si apre un grande spazio e ruolo soprattutto per i sindacati confederali e di categoria. Avanti con volantini, locandine, spot sui social in cui informare in modo diffuso lavoratori e lavoratrici con decisione e chiarezza: “Non hai in busta paga il codice giusto? Ti stanno fregando, noi ti possiamo aiutare!”.
I lavoratori di oggi non sono più soggetti passivi, sanno informarsi e vogliono chiarezza. La potenza della trasparenza, anche sui salari, si sta imponendo ed è una buona notizia.
Un’ultima nota: è forse venuto il tempo di rendere le buste paga molto più chiare e comprensibili ai lavoratori. Diversi economisti, soprattutto teorici del salario minimo, lo sostengono e non hanno per nulla torto. Servirebbe fare alle buste paga quanto è capitato alle nostre bollette della luce e del gas, ieri illeggibili e oggi molto più chiare e comprensibili su consumi e costi. E sarà meglio che a realizzare ciò siano i contrattualisti e non qualche funzionario di ministero.
Roberto Benaglia – Fondazione Carniti
























