Crolla la fiducia dei professionisti. Tra febbraio e aprile l’indice, costruito sulle aspettative dell’economia e sull’andamento dell’occupazione nei prossimi tre mesi, passa da -9,4 a -32,5. A dirlo una ricerca dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni.
Il deterioramento del clima di fiducia è strettamente connesso all’avvio del conflitto in Iran e alla successiva chiusura dello Stretto di Hormuz, eventi che hanno contribuito ad accrescere le tensioni geopolitiche e l’incertezza del quadro macroeconomico internazionale.
All’interno del campione, spiega la, si osservano differenze settoriali marcate. I valori più negativi si rilevano nelle attività professionali scientifiche e tecniche (-44,9) e tra gli odontoiatri (-43,1). Livelli particolarmente critici si osservano inoltre nelle professioni mediche e assistenziali (-36,6), tra gli avvocati e notai (-35,4), tra gli architetti e ingegneri (-32,9) e tra i commercialisti (-32,4), a conferma di un diffuso clima di incertezza e prudenza rispetto alle prospettive dei prossimi mesi.
I consulenti del lavoro, pur registrando un peggioramento, mantengono un indice relativamente meno negativo (-23,4), mentre le professioni economico-finanziarie presentano il valore meno critico (-11,9). Secondo lo studio il risultato appare influenzato soprattutto da aspettative occupazionali meno pessimistiche rispetto agli altri comparti professionali.
Analizzando il dato in base al genere i timori si registrano in misura pressoché uguale tra uomini e donne, con la componente femminile che segna un maggior clima di sfiducia -35,4 rispetto al -30,8 degli uomini.
Per quanto riguarda le fasce d’età, i professionisti più giovani, fino a 44 anni, mantengono i livelli relativamente meno negativi, registrando un valore pari a -28,4. Le classi centrali e più mature evidenziano invece valori più critici: la fascia 55-64 anni registra il peggior saldo -35,5, a conferma di una percezione particolarmente prudente. Gli over 65, pur mantenendo valori negativi, mostrano un deterioramento relativamente meno intenso rispetto ad altri gruppi, attestandosi a -31,1.
Dal punto di vista territoriale il peggioramento coinvolge tutte le aree geografiche. Le condizioni più sfavorevoli si rilevano nel nord est (-36,8) e nel mezzogiorno (-36,2). Il centro mantiene invece il livello relativamente meno negativo (-26,3), pur registrando anch’esso un marcato peggioramento rispetto a febbraio (-8,1).
Un ulteriore aspetto analizzato dallo studio, che incide sul clima di fiducia, è la struttura organizzativa. Nelle realtà prive di dipendenti il clima di sfiducia emerge con indici particolarmente elevati, -37%. Tale evidenza suggerisce una maggiore vulnerabilità delle strutture professionali più piccole nel fronteggiare l’instabilità. Al contrario, gli studi con 3-5 dipendenti mostrano livelli relativamente meno negativi (-29,3), pur in un contesto generale di deterioramento della fiducia.
Per quanto riguarda i due elementi sui quali sui costruisce il clima di fiducia, per i professionisti l’orizzonte più incerto è quello sulle aspettative per la nostra economia, con un indice che segna -45,8, mentre timori inferiori si addensano sulle prospettive occupazionali -19,2, anche se la rilevazione di febbraio segnava un -4,4.
In merito all’intenzione di acquisire nuove risorse umane nel prossimo anno solo il 12,4% dei professionisti prevede nuove assunzioni, mentre il 69,0% lo esclude. Una fetta, pari al 18,6%, mantiene una posizione attendista. Rispetto a febbraio cresce la quota di coloro che non intendono assumere nuovo personale (+7,2 punti percentuali), mentre diminuiscono sia i professionisti in posizione attendista (-6%), sia quelli favorevoli a nuove assunzioni (-1,2%).
Infine tra le principali preoccupazioni per i professionisti al primo posto si collocano i conflitti internazionali e la situazione geopolitica (62,1%), segue l’aumento del costo della vita (52,1%) e l’instabilità economica e finanziaria (49,5%). Accanto alle apprensioni di natura economica emergono anche aspetti legati alla qualità della vita e al benessere personale.
Il carico di lavoro e il work-life balance e la salute fisica e mentale, indicati rispettivamente dal 29,0% e dal 28,4% dei rispondenti, segnalano un’attenzione anche rispetto agli equilibri personali. Più contenute, ma comunque rilevanti, risultano infine le preoccupazioni relative al welfare, ai cambiamenti tecnologici e all’intelligenza artificiale e alla sicurezza del lavoro e dei redditi.


























