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Home - Approfondimenti - Analisi - Dopo cinque anni magri, ora Stellantis vuole essere ancora di più Stellantis: cosa c’è nei piani di Filosa

Dopo cinque anni magri, ora Stellantis vuole essere ancora di più Stellantis: cosa c’è nei piani di Filosa

di Fernando Liuzzi
22 Maggio 2026
in Analisi

ANTONIO FILOSA AD STELLANTIS

Stellantis nacque nel gennaio del 2021 dalla fusione di due grandi gruppi automobilistici: FCA e Peugeot. Peraltro, Fca era anch’essa nata, appena pochi anni prima, nel 2014, dalla precedente fusione dell’italiana Fiat con l’americana Chrysler, mentre anche Peugeot, all’atto della fusione con FCA, aveva già acquisito altri marchi. Forse è da questo che nacque il nome con cui, nel 2021, fu presentata la nuova multinazionale dell’auto; ovvero dalla volontà di sottolineare che il nuovo grande gruppo, Stellantis appunto, veniva a costituire una costellazione di marchi che davano vita a una vera e propria galassia.

Bellissima idea. Ma la realtà con cui le nuove idee devono confrontarsi risulta spesso più complessa di come chi le ha lanciate non si fosse aspettato. E infatti, nei suoi primi cinque anni di vita, le cose non sono andate benissimo per Stellantis. Come si è ben visto all’inizio del febbraio scorso, quando il nuovo Ceo, Antonio Filosa, ha annunciato e motivato le pesanti svalutazioni del bilancio aziendale che si erano rese ormai necessarie.

Dopo un paio di settimane, era stato poi annunciato che il 21 maggio, in occasione dell’Investor Day, lo stesso Filosa avrebbe illustrato il nuovo piano industriale del Gruppo da lui guidato. E ieri, quando ha iniziato a parlare da Auburn Hills, nel Michigan, sede storica della Chrysler, non solo gli aspiranti investitori, ma anche molti osservatori del mondo dell’auto si sono collegati per ascoltarlo.

Quattro anni fa, cioè agli inizi di marzo del 2022, il precedente Ceo di Stellantis, il portoghese Carlos Tavares, aveva lanciato il piano Dare Forward 2030: “Osare puntando al 2030”. Un piano il cui punto di forza era quello di avviare un percorso che puntasse al raggiungimento della carbon neutrality per i veicoli prodotti da Stellantis. Adesso, invece, Filosa ha lanciato il piano FaSTLAne 2030: “Percorso veloce verso il 2030”. Il traguardo temporale è dunque rimasto lo stesso. Ma l’obiettivo è un altro: recuperare un rapporto positivo con clienti, partner e stakeholders.

E qui siamo al punto. Perché, al di là dei singoli aspetti del nuovo piano, l’impressione che si è avuta è stata quella di un vero e proprio cambio del progetto aziendale. Come è stato osservato, fra gli altri, dall’Agenzia Dire, è stato in primis John Elkann, Presidente di Stellantis, ad essersi assunto, nel suo breve intervento introduttivo, il compito di indicare che la scelta fatta era quella di passare da un modello globale a un modello multiregionale.

Stellantis, infatti, non è un marchio, mentre i clienti comprano un autoveicolo, auto o furgone, dotato di un marchio specifico. Se abbiamo ben compreso ciò che ha detto Filosa, Stellantis vuole essere ancora di più Stellantis, cioè un attore globale nel mondo dell’auto, per ciò che riguarda 4 dei 6 pilastri su cui dovrà reggersi il nuovo piano: investimenti nell’innovazione tecnologica, ottimizzazioni di natura industriale e organizzativa, e ricerca di partnership adeguate. Mentre vuole essere più interregionale “nella gestione del portafoglio marchi” e “nella gestione delle regioni e dei team locali”.

Per ciò che riguarda i marchi, nella visione di Filosa, Stellantis si articola dunque, innanzitutto, su 4 marchi globali: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Ad essi si aggiungono, poi, 5 marchi regionali: Chrysler, Dodge, Citroen, Opel e Alfa Romeo. Oltre a ciò, vi sono due storici marchi locali, importanti in Italia e in Francia: Lancia e DS. Il primo sarà gestito da Fiat, mentre il secondo dalla DS, entrambi come marchi “specializzati”.

Infine, nei piani di Filosa c’è posto anche per l’italiana Maserati, rispetto a cui si saprà qualcosa di più preciso entro il dicembre di quest’anno.

Per ciò che riguarda le aree regionali, nella visione di Stellantis saranno 5: Nord America, Sud America, Europa allargata, Africa e Medio Oriente e Asia Pacifico. E qui, come è stato subito notato da vari osservatori, c’è una cifra che balza agli occhi: il 60% dei 60 miliardi di nuovi investimenti del Gruppo sarà destinato all’area del Nord America. Il fatto che in occasione dell’Investor Day il nuovo gruppo dirigente di Stellantis si sia rivolto al mondo a partire da una cittadina del Michigan non lontana da Detroit, appare quindi tutt’altro che casuale.

Per l’Italia c’è anche una specifica buona notizia: lo stabilimento di Pomigliano d’Arco è stato citato da Filosa come quello da cui usciranno le nuove E-Cars, auto elettriche di proporzioni ridotte e costi contenuti. Ma, più in generale, i sindacati dei metalmeccanici del nostro Paese non hanno trovato motivo di conforto nelle parole di Filosa. Non per le scelte produttive, ovvero non per le scelte relative al ruolo che l’Italia potrà giocare nell’ambito della divisione regionale del lavoro all’interno del mondo Stellantis, né per le prospettive occupazionali da ciò derivanti.

Fernando Liuzzi

Fernando Liuzzi

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