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Home - Approfondimenti - La nota - Electrolux, sindacati: l’azienda ritiri il piano, questa vertenza è emergenza nazionale

Electrolux, sindacati: l’azienda ritiri il piano, questa vertenza è emergenza nazionale

di Emanuele Ghiani
25 Maggio 2026
in La nota

Si è concluso con un rinvio del tavolo al prossimo 15 giugno l’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Electrolux, dove l’azienda ha preso l’impegno, fino a tale data, a non aprire azioni unilaterali, dallo spostamento delle produzioni ai licenziamenti. L’incontro odierno era stato convocato dopo l’annuncio da parte della multinazionale svedese di un piano di ristrutturazione che prevede 1.700 esuberi in Italia — quasi il 40% dei 4.500 occupati attuali —, la chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi, dove lavorano 170 persone, e il taglio del personale anche negli altri siti di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Forlì e Solaro (Milano). Presenti al confronto i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo coinvolti: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche.

In particolare, nel corso dell’incontro Electrolux Group, spiega una nota aziendale, ha presentato il piano industriale e organizzativo per l’Italia, illustrando la direzione strategica dell’ottimizzazione e una stima degli impatti previsti per ogni sito. Il piano, riporta il comunicato, è “determinato da un contesto di mercato particolarmente complesso in Europa, caratterizzato da una domanda stagnante, da una forte pressione sui prezzi e da svantaggi strutturali di costo rispetto ad altre aree produttive globali, che richiedono azioni mirate per rafforzare la competitività e garantire la sostenibilità nel lungo periodo”. Electrolux Group ribadisce che “l’Italia rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti e un contributo costante nello sviluppo di prodotto, come testimoniano i significativi investimenti effettuati, oltre 750 milioni di euro negli ultimi 10 anni in produzione, automazione e innovazione di prodotto”. Infine, il gruppo ha confermato il proprio “impegno a proseguire il confronto nel rispetto delle opportune procedure e a continuare il dialogo con tutte le parti interessate”.

I sindacati di categoria alla conclusione dell’incontro hanno spiegato ai lavoratori, in attesa fuori dal ministero, che il piano industriale deve essere ritirato e cambiato e che la vertenza rappresenta un momento di profonda crisi per il settore dell’elettrodomestico e per l’intero comparto manifatturiero italiano.

In particolare, per il segretario generale della Fiom-Cgil Michele De Palma e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità elettrodomestico, Electrolux deve ritirare il piano che prevede 1.719 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto D’Esi. “Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, tutte le Regioni e i Comuni coinvolti – spiega il segretario – si sono uniti alla richiesta delle organizzazioni sindacali di ritiro del piano da parte dell’azienda. Electrolux dovrà dare una risposta presentando uno nuovo piano il 15 giugno nel corso del prossimo incontro al Mimit. A fronte della richiesta che abbiamo avanzato, l’azienda ha preso l’impegno, fino a tale data, a non aprire azioni unilaterali, dallo spostamento delle produzioni ai licenziamenti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità elettrodomestico

La crisi dell’elettrodomestico, sottolineano, “non è una questione di ora. Nel corso degli anni si è già proceduto alla riorganizzazione degli stabilimenti di Electrolux attraverso accordi sindacali, tanto che ora in molti siti si fanno gli straordinari e ci sono lavoratori precari. È fondamentale che l’azienda ritiri il piano per un elemento di rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Ad oggi non c’è una situazione drammatica nè dal punto di vista dei conti finanziari, nè da un punto di volumi produttivi”.

“Dal nostro punto di vista – proseguono i due sindacalisti – vogliamo aprire un vero confronto con l’azienda e il Governo per trovare le soluzioni per salvaguardare occupazione e stabilimenti. L’attuale piano evidentemente porterà alla cessazione della produzione nel nostro Paese perché attiva da subito un dimezzamento della capacità produttiva in Italia attraverso il trasferimento dei prodotti e con il rischio di un ulteriore peggioramento della situazione. Non accetteremo mai un piano che determinerebbe la fine dell’elettrodomestico nel nostro Paese. Lo stato di agitazione e le mobilitazioni dei lavoratori continueranno fino al 15 giugno”, concludono De Palma e Tibaldi.

Per la Cisl e Fim Cisl, la vertenza Electrolux rappresenta un momento di profonda crisi per il settore dell’elettrodomestico e per l’intero comparto manifatturiero italiano, configurandosi “come una vera e propria emergenza nazionale”. Per i sindacati “il duro scontro tra la multinazionale svedese, le istituzioni e le sigle sindacali evidenzia la complessità di una situazione che tocca direttamente il tessuto sociale ed economico di cinque regioni italiane. Il piano di riorganizzazione presentato dall’azienda delinea un forte ridimensionamento della sua presenza storica nel Paese attraverso la previsione di ben 1.700 esuberi complessivi, una cifra che andrebbe a colpire il 35% degli operai e il 43% degli impiegati, a cui si aggiungono la chiusura totale dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi e una drastica riduzione dei volumi produttivi stimata intorno al 30%. Questo scenario ha compattato il fronte del rifiuto, portando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le Regioni coinvolte e i sindacati a dichiarare il piano del tutto inaccettabile”, ribadiscono Cisl e Fim Cisl.

In particolare, il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha denunciato apertamente ai lavoratori presenti fuori dal ministero come “l’operazione non configuri un rilancio o una ristrutturazione, bensì un vero e proprio smantellamento industriale basato su logiche puramente finanziarie che penalizzano la ricerca, lo sviluppo e l’organizzazione stessa del lavoro”. In parallelo, il segretario Confederale della Cisl, Giorgio Graziani, ha evidenziato come “la crisi di competitività e la forte pressione dei mercati asiatici e cinesi richiedano risposte strutturali non più rimandabili, invocando urgenti e concrete politiche industriali sia a livello italiano che europeo per proteggere e arginare la concorrenza extraeuropea. L’obiettivo del tavolo istituzionale resta quindi quello di spingere la multinazionale al ritiro immediato del piano e dei licenziamenti, per avviare una trattativa che salvaguardi l’occupazione e il patrimonio manifatturiero del Paese. Su invito del ministro Urso è stato riconvocato il tavolo il prossimo 15 giugno”.

Per il segretario della Uilm, Rocco Palombella, Al tavolo i sindacati hanno ottenuto un primo risultato, “un risultato non scontato – spiega – un risultato che noi dobbiamo capitalizzare e mettere nelle condizioni tutti quelli che sono coinvolti, a partire da voi ma soprattutto tutti quelli che sono all’interno degli stabilimenti. Il fatto che oggi loro hanno voluto esplicitare anche i numeri non era un percorso a noi gradito. Noi non si può dire, rigettiamo il piano e poi si dice fateci vedere cosa prevede il piano. Noi glielo abbiamo raccontato, quel piano che loro hanno esplicitato non è il piano che garantisce né la continuità produttiva né la salvaguardia dei posti di lavoro. È vero, il ministro ha detto ritiratelo, tutti abbiamo detto ritiratelo, ma Electrolux non ha detto di sì. Electrolux ha detto semplicemente che il piano è compatibile per la continuità produttiva e per l’economicità dell’azienda, ma questo per noi non è un elemento di garanzia”, ha avvertito.

Infine, della stessa linea ill ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha sottolineato come il piano presentato dall’azienda sia “irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. Chiedo a Electrolux di ritirarlo e di aprire un confronto vero, per costruire una soluzione industriale condivisa e sostenibile, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”. Il ministro Urso ha quindi riconvocato il tavolo Electrolux per il 15 giugno alle ore 15.00, al Mimit, chiedendo all’azienda di sospendere subito ogni azione unilaterale e utilizzare i giorni che separano dalla nuova riunione per ritirare il piano e presentare una proposta industriale compatibile con le richieste avanzate da istituzioni, regioni, parti sociali e lavoratori.

Emanuele Ghiani

Emanuele Ghiani

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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