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Home - Approfondimenti - La nota - Nasce la Uil Funzione Pubblica. Longobardi “diamo vita a una casa comune costruita su lavoro e competenze”

Nasce la Uil Funzione Pubblica. Longobardi “diamo vita a una casa comune costruita su lavoro e competenze”

di Tommaso Nutarelli
4 Giugno 2026
in La nota
Nasce la Uil Funzione Pubblica. Longobardi “diamo vita a una casa comune costruita su lavoro e competenze”

RITA LONGOBARDI, SEGRETARIA NAZIONALE UIL FP

È nata la Uil Fp, la nuova realtà sindacale del pubblico impiego della confederazione di via Lucullo che unisce la Uil Fp, la Uil Pa e la Uil Organi Costituzionali. Il percorso, iniziato a metà novembre dello scorso anno e che si è poi sviluppato con una serie di congressi regionali, vedrà la conclusione nel congresso nazionale che si sta tenendo dal 3 a l 5 di giugno a Roma presso il Marriot Park Hotel, alla presenza di 800 delegati e tutta una serie di ospiti come il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri che chiuderà i lavori.

Nella relazione di apertura Rita Longobardi, segretaria generale della Uil Fpl e reggente Uil Pa che dopo l’ultima giornata congressuale guiderà ufficialmente la nuova categoria, ha sottolineato come questa nuova nascita  non sia solo un modo per mettere “semplicemente insieme storie, esperienze e mondi diversi. Oggi diamo vita a una casa comune, costruita con il lavoro, la competenza. Celebriamo una fusione viva, fatta di culture, professionalità e sensibilità che si incontrano, si riconoscono e scelgono di camminare insieme dentro la comune identità della Uil”.

Il lavoro pubblico si inserisce in uno scenario di profondi mutamenti e a altamente incerto. Le tenzioni geopolitiche, lo scoppio delle guerre non solo stanno ridisegnando gli assetti internazionali, ma stanno pesando concretamente anche sulle tasche di lavoratori e famiglie. Risalita dell’inflazione e aumento dei beni energetici stanno erodendo il potere di acquisto dei salari. La rivoluzione tecnologia con la presenza dell’intelligenza artificiale sta riscrivendo il concetto stesso di lavoro. In tutto questo l’Italia deve fare i conti con un calo demografico che mette a rischio la tenuta del welfare, della sanità e del sistema previdenziale. Nello specifico il pubblico sconta un minore appeal rispetto al passato: molto spesso i concorsi vanno deserti, i lavoratori passano da un comparto all’altro o decidono di andare nel privato.

Eppure, spiega Longobardi, il pubblico resta un’infrastruttura di democrazia capace di rendere esigibile i diritti, nonostante il suo indebolimento “stato accompagnato da una narrazione ingiusta, che troppo spesso ha scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso delle inefficienze, invece di chiamare in causa le vere radici dei problemi: tagli, carenze di organico, mancata programmazione, debolezza politica e gestionale, incapacità di governare i processi e di assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte”.

La logica dei tagli, di vedere il pubblico solo come una voce di spesa, da schiacciare il più possibile, e non come un investimento ha sprigionato i suoi effetti nefasti durante la pandemia, “per questo il pubblico non può essere considerato non un costo da comprimere, ma un valore da riconoscere e rafforzare. Ciò che è stato indispensabile nella crisi non può tornare invisibile nella normalità” ha detto la sindacalista della Uil.

Longobardi ha poi fatto il punto sull’ultima stagione di rinnovi contrattuali che ha definito “una delle più complesse che abbiamo mai attraversato”. La Uil Fp continua “a pretendere rinnovi rapidi, strumenti di tutela del salario rispetto all’inflazione e interventi strutturali per riconoscere e valorizzare la funzione pubblica. Dobbiamo inoltre porre con forza il tema dell’indicatore utilizzato per i rinnovi contrattuali. L’IPCA, così come oggi viene assunto a riferimento, non può più essere considerato sufficiente a misurare la reale perdita di potere d’acquisto di chi lavora. I costi energetici, che pesano sempre di più sulla vita quotidiana e sui bilanci familiari, devono essere pienamente considerati nella misurazione dell’inflazione che orienta i rinnovi contrattuali: non possono restare ai margini dell’indicatore mentre entrano ogni giorno nelle spese reali delle persone”.

Tra i contratti non ancora firmati e le vertenze in atto spiccano quelli della sanità, pubblica e privata accreditata. La scelta di non sottoscrivere il rinnovo di quella pubblica è da imputare, si legge nella relazione, a “un impianto che, oltre a non dare risposte sufficienti, introduceva una figura come l’assistente infermiere, comprimendo professionalità, responsabilità e qualità dell’assistenza. Per noi quella scelta incide negativamente non solo sulle condizioni di lavoro, ma anche sulla tenuta dei livelli essenziali di assistenza e sull’intera catena della salute. Non potevamo inoltre accettare il recupero del salario eroso dall’inflazione attraverso più straordinario, più prestazioni aggiuntive, più disagio organizzativo o maggiore esposizione a contesti di lavoro particolarmente gravosi”.

Per quanto riguarda la sanità privata la trattativa per arrivare al rinnovo del contratto non si è ancora sbloccata, nonostante la Uil, assieme alle categorie del pubblico di Cgil e Cisl, sia scesa in piazza lo scorso 17 aprile. “I contratti AIOP-ARIS della sanità privata sono fermi da otto anni, mentre quelli delle RSA AIOP-ARIS sono fermi da oltre quattordici. Non possiamo accettare che il blocco dei rinnovi venga giustificato con il mancato aggiornamento dei DRG e delle tariffe. Se tariffe pubbliche e DRG sono fermi da anni, questo riguarda il rapporto tra Stato, Regioni e soggetti accreditati. Ma non può diventare l’alibi per scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori un rischio d’impresa che deve restare in capo al datore di lavoro privato” ha detto Longobardi.

La richiesta che tutti e tre i sindacati avanzano è di riconoscere unicamente a chi rinnova i contratti in tempo e applica quelli firmati dalle organizzazioni maggiormente e comparativamente più rappresentative le risorse pubbliche. La logica che non deve passare è che i rinnovi contrattuali siano coperti interamente da soldi che provengono dalla fiscalità generale perché i lavoratori svolgono un servizio essenziale per la collettività. Così facendo per le aziende della sanità privata accreditata, che già si muovono all’interno di un mercato protetto, verrebbe meno il rischio di impresa e i rinnovi che dovrebbero sostenere sarebbero interamente a carico della casse dello stato.

Altro tema segnalato da Longobardi nella sua relazione è quello del Tfs. In merito la Corte Costituzionale si è espressa con chiarezza, richiamando la necessità di superare tempi di pagamento sproporzionati a quelli del privato. Il Tfs, afferma il sindacato, è salario differito, risorse maturate nell’arco della carriera che non possono essere alla mercè delle casse dello stato. E da ultimo, ma non per questo meno importante, ciò che avverrà dopo il Pnrr. “Doveva essere una grande occasione di rilancio del Paese: servizi pubblici più moderni, sanità territoriale, digitalizzazione, capacità amministrativa. Ma senza personale, risorse strutturali e sostenibilità nel tempo, il rischio è lasciare opere senza gestione, strutture da manutenere senza fondi ordinari adeguati, servizi senza continuità. Quando le risorse straordinarie saranno esaurite, costi di funzionamento, manutenzione e personale rischiano di ricadere su bilanci regionali e locali con rischi di riduzione di risorse per settori già fragili ha concluso Longobardi.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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