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Home - Approfondimenti - La nota - Ex Ilva neverending story: riassunto delle puntate precedenti

Ex Ilva neverending story: riassunto delle puntate precedenti

di Fernando Liuzzi
9 Settembre 2026
in La nota
Scioperare per rilanciare l’industria: tutte le (buone) ragioni dell’iniziativa dei metalmeccanici

TARANTO- EX ILVA, GLI IMPIANTI

A metà pomeriggio di lunedì 8 settembre, inizia a Palazzo Chigi un nuovo incontro tra Governo e sindacati dei metalmeccanici su quella che qui, al Diario del lavoro, chiamiamo la Never Ending Story della ex Ilva. In realtà, dire solo “un nuovo incontro” significa, forse, usare un’espressione riduttiva, almeno rispetto alle attese di cui l’appuntamento è oggettivamente carico. Si tratta infatti, innanzitutto, del primo incontro fra le parti, su questo scottante argomento, dopo la pausa estiva. Inoltre, si tratta del primo incontro dopo un periodo che, in realtà, non è stato caratterizzato dal rilassamento tipico delle ferie agostane, ma che, al contrario, è stato contrassegnato da una fitta serie di avvenimenti anche molto critici per le sorti della grande impresa siderurgica.

La prima serie di questi avvenimenti è relativa al rapporto fra decisioni della magistratura e questioni ambientali; un rapporto che non può non avere importanti implicazioni industriali. Come si ricorderà, nel 2025 uno dei passaggi decisivi che avevano aperto la possibilità effettiva di avviare un percorso che facesse transitare lo stabilimento di Taranto dalla tecnologia dell’altoforno a quella del forno elettrico, era stata la cosiddetta AIA, ovvero la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale che consentiva di proseguire nell’attività produttiva dello stabilimento mentre veniva impostata la progettazione delle necessarie trasformazioni industriali.

A febbraio 2026, il Tribunale di Milano, sollecitato dai ricorsi di gruppi di cittadini di Taranto, ritiene però che le prescrizioni di tale Aia siano, almeno in parte, carenti e inadeguate, decidendo quindi che sono necessarie nuove prescrizioni. Ilva e Acciaierie d’Italia, ovvero le due società, entrambe in Amministrazione straordinaria, la prima delle quali è proprietaria dell’impianto, mentre la seconda ne gestisce le attività produttive, presentano quindi i loro ricorsi rispetto a tale decisione.

Ma ecco che, all’approssimarsi della pausa estiva, per essere precisi lunedì 27 luglio, scoppia la notizia: la Corte d’Appello di Milano ha decretato che entro 90 giorni l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto dovrà essere ferma. Ora, data la complessità delle operazioni di spegnimento di tale area, ciò non significa che l’attività produttiva potrà andare avanti ancora per tre mesi. Al contrario, ciò significa, secondo alcune valutazioni, che le attività di spegnimento dovranno cominciare, all’incirca, a metà settembre.

Ma torniamo alla fine di luglio. Martedì 28, i sindacati dei metalmeccanici incontrano il Governo, cui presenteranno un proprio documento unitario volto alla “messa in sicurezza” e al “rilancio” dello stabilimento. Rilancio che implica, da parte governativa, l’assunzione di precise responsabilità, a partire dall’avvio della tanto invocata transizione tecnologica che renda la produzione ecocompatibile. A sostegno della propria piattaforma, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil proclamano intanto uno sciopero di 8 ore da effettuarsi nei giorni successivi. Ai primi di agosto, dopo l’apertura al Mimit di un tavolo tecnico Governo-sindacati, questi ultimi proclamano comunque uno stato di mobilitazione permanente.

A metà mese, entra in scena un nuovo candidato protagonista della Ilva Story: la Federacciai, ovvero la federazione delle imprese siderurgiche italiane. Il 10 agosto, Antonio Gozzi, Presidente, appunto, di Federacciai, annuncia la disponibilità immediata delle imprese da lui rappresentate ad avviare un confronto. Tema: la formazione di una cordata italiana per rilevare gli impianti.

Dopo appena una settimana, il 18 agosto, viene annunciato che la cordata guidata da Federacciai è già pronta ad esprimere una manifestazione di interesse in tal senso. Con un limite, però: tale manifestazione non include l’area a caldo. La volontà è dunque quella di mantenere in attività le lavorazioni successive alla produzione dell’acciaio propriamente detto, ovvero quelle destinate a trasformare l’acciaio stesso in “prodotti lunghi” o in “prodotti piani” utilizzabili dai vari altri settori produttivi. Resta il fatto che la cordata vede la presenza di una quindicina fra le maggiori imprese italiane del settore, comprese Acciaierie Venete, Alfa Acciai, Arvedi, Beltrame, Danieli, Duferco, Feralpi, Ferriera Valsabbia, Lucchini e Marcegaglia.

Morale della favola: oltre agli indiani di Jindal, che sembrano ancora interessati anche all’area a caldo, e agli americani di Flacks Group, adesso c’è anche una cordata italiana fra i gruppi che si candidano all’acquisto, totale o parziale, degli stabilimenti della ex Ilva. Anzi, paradossalmente, è proprio in questa fase di massima crisi per ciò che riguarda le prospettive produttive della ex Ilva, che il numero dei pretendenti al suo acquisto torna a crescere. Infatti, il 26 agosto Adolfo Urso, titolare del Mimit, intervenendo a Rimini al Meeting dell’Amicizia, annuncia che “un quarto grande operatore europeo” si è aggiunto al novero dei candidati. Ed è così che si comincia a parlare anche di Ce Industries, holding industriale della Repubblica Ceca.

Intanto, l’intreccio Ilva si infittisce, anche su altri piani. Tornando a spostarci dagli altoforni tarantini alle aule di Tribunale, giovedì 27 agosto si apprende che Lucia Morselli, ex Presidente e Amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, risulta indagata dalla Procura di Milano con le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. Un’iniziativa giudiziaria, questa della Procura milanese, che, sia chiaro, non riguarda i comportamenti personali della Morselli, ma l’azione svolta, almeno da un certo punto in avanti, da ArcelorMittal Italia negli anni in cui gestiva lo stabilimento tarantino. Un’indagine, ancora, originata dalle accuse lanciate al colosso siderurgico euro-indiano, prima sul piano civilistico e poi su quello penale, dai Commissari straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia.

Siamo così arrivati alla fine di agosto. Ma il peggio, nell’estate rovente della Ilva Story, deve ancora venire.

Ai primi di settembre, si comincia già a guardare alla data di martedì 8. Per quel giorno, infatti, il Governo ha fissato una triplice serie di incontri a Palazzo Chigi: prima con gli Enti territoriali, poi con le imprese e, infine, con i sindacati. Ma ciò che desta la preoccupazione di molti dei protagonisti, o deuteragonisti, dell’Ilva Story è la data successiva, cioè quella di mercoledì 9. Per quel giorno, infatti, è stata fissata l’udienza della Corte d’Appello di Milano relativa alla richiesta di sospensiva del decreto che, come ricordato sopra, ha fissato alla fine di ottobre lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.

La tensione dunque sale e venerdì 4 settembre si arriva a una vera, concreta, brutta notizia: 28 imprese dell’indotto dello stabilimento tarantino annunciano di aver deciso di avviare le procedure di licenziamento collettivo per 2.500 dei loro dipendenti.

Ed eccoci, dunque, a martedì 8 settembre. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mantovano, che guida la delegazione governativa, ottiene, se non altro, che le imprese dell’indotto tarantino dichiarino di aver sospeso i licenziamenti annunciati. Inoltre, il Governo ribadisce di voler perseguire le trasformazioni produttive già previste. Ma tutto il quadro rimane ancora molto incerto. Fra l’altro, si apprende che per trasformare la manifestazione d’interesse annunciata dalla cordata italiana in un piano industriale, valutabile dai Commissari straordinari e dal Governo, si dovrà attendere, probabilmente, la fine del mese di ottobre.

Infine, in serata, i giudici milanesi comunicano di essersi presi un po’ più di tempo prima di formulare la propria decisione. Successivamente, Fim, Fiom e Uilm emettono un comunicato sindacale, ovvero un testo rivolto, in primis, ai lavoratori di AdI in Amministrazione straordinaria, Ilva in Amministrazione straordinaria e delle imprese dell’indotto. Un testo, ancora, che registra le preoccupazioni degli stessi lavoratori; preoccupazioni che stanno crescendo “anche alla luce della riserva espressa dal Tribunale di Milano”.

In questo comunicato, i sindacati dei metalmeccanici ricordano, innanzitutto, che il Governo, alla conclusione dell’incontro dell’8 settembre, “ha chiesto due giorni di tempo per dare risposte al Piano Straordinario Nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’Ex Ilva” presentato dagli stessi sindacati al Mimit il 4 agosto. “Una cosa è certa – affermano quindi i sindacati -: non accetteremo che i lavoratori paghino le scelte sbagliate e le mancate scelte di politica e Istituzioni.” Quindi l’appello: “Governo e Istituzioni usino proficuamente questo tempo per produrre proposte risolutive della vertenza”. Conclusione: “Ci aspettiamo dunque, nei tempi concordati, una nuova convocazione del Tavolo permanente presso Palazzo Chigi”.

@Fernando_Liuzzi

Fernando Liuzzi

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