Nell’assemblea nazionale di Confcooperative Lavoro e Servizi, che ha registrato il cambio al vertice, con Massimo Stronati che ha lasciato la presidenza dopo 26 anni e l’elezione di Mirella Paglierani alla guida della federazione, si è discusso anche del valore dell’economia dei servizi come leva di sviluppo economico in una apposita tavola rotonda, che ha visto la partecipazione di Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera, Maurizio Del Conte, ordinario di diritto del lavoro alla Bocconi, Bernando Giorgio Mattarella, ordinario di diritto amministrativo alla Luiss e Massimo Stronati.
I servizi rappresentano oggi una componente fondamentale della nostra economia. A dirlo sono i numeri: nel 2023 gli addetti delle imprese attive in Italia erano circa 18,6 milioni, di questi 3 milioni nella manifattura, 783 mila nel comparto metalmeccanico, 3,4 milioni nel commercio e 9,3 milioni nei servizi, ossia la metà. “Non bisogna pensare che il mondo della cooperazione sia in contrasto con l’efficienza economica” ha detto Rizzetto, che poi ha sottolineato la capacità della cooperazione di trovare e attivare il capitale umano, anche nelle realtà più interne del paese.
Sul capitale umano è intervenuto anche il professor Mattarella, che ha sottolineato come “il calo demografico stia riducendo la forza lavoro a disposizione. Un calo demografico che non può essere arrestato ma può e deve essere governato, per limitarne gli effetti su welfare, sanità e sistema previdenziale”. Per questo, ha specificato Mattarella, è centrale, anche per la cooperazione, puntare su un capitale umano sempre più formato.
Ma non solo la cooperazione sconta la crescente carenza di forza lavoro ma anche quella “narrazione tossica che sta investendo tutto il mondo del lavoro” ha detto Del Conte. “Se oggi facessimo un’analisi delle parole e dei concetti che più frequentemente vengono associati al lavoro troviamo povero, sfruttato, o ancora fuga da lavoro. Se guardiamo ai profili social dei più giovani difficilmente troveremmo indicata la professione che svolgono perché il lavoro non è più quell’elemento portante sul quale costruire la propria identità personale”. In questo contesto Del Conte non vede nella classe dirigente la volontà di “investire del capitale politico sul lavoro. Eppure tutte le rilevazioni demoscopiche dimostrano come il lavoro sia una delle principali preoccupazioni degli italiani”.
Infine Stronati ha richiamato la necessità di arrivare a “un nuovo umanesimo del lavoro per riscoprirne il suo valore. Per una politica dei servizi appare molto significativo il riferimento al modello di un’economia sociale di mercato, presente anche negli articoli fondamentali dei Trattati della Ue, i quali menzionano appunto l’obiettivo di configurare una “economia sociale di mercato” ponendo il vincolo che sia “fortemente competitiva”.
“In questa impostazione – ha proseguito – emergono due aspetti centrali: gli operatori economici devono divenire responsabili del proprio processo di professionalizzazione ed il confronto competitivo deve essere concepito tenendo presente il fine sociale a cui si deve tendere. La competitività cioè, diventa un obbiettivo strategico con finalità di interesse generale”.
“Appare chiara in questa impostazione la centralità che assume il modello cooperativo. L’impresa cooperativa, proprio in virtù della sua funzione sociale, riconosciuta anche dall’articolo 45 della Costituzione, non può sottrarsi alla necessità di risultare competitiva nei mercati in cui opera” ha concluso Stronati.

























