La nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, un principio scritto nero su bianco nel primo articolo della nostra Costituzione. Ma come spiegava uno dei nostri padri fondatori, Pietro Calamandrei, la Costituzione da sola è solo un pezzo di carta, siamo noi che dobbiamo farla vivere con l’impegno e soprattutto dobbiamo vigilare. Sia nel nostro paese che nel resto del pianeta i diritti dei lavoratori continuano a deteriorarsi, con un peggioramento che coinvolge anche diverse democrazie consolidate, dove crescono fenomeni di sorveglianza digitale e repressione sindacale.
A favorire l’osservazione e a misurare la tenuta dei diritti di tutti i lavoratori del mondo, è l’Indice globale dei diritti dei lavoratori 2026, pubblicato il primo giugno dalla International Trade Union Confederation (Ituc, la Confederazione Internazionale dei Sindacati). Secondo il rapporto, in Europa e nelle Americhe i livelli di tutela sono scesi ai minimi storici da quando l’indice è stato istituito nel 2014.
In particolare, il documento segnala un dato allarmante: in circa metà dei Paesi analizzati i lavoratori sono stati arrestati o detenuti per attività sindacali, mentre si registra un aumento generalizzato dei casi di violenza. Gli Stati Uniti vengono inseriti nella lista di sorveglianza per le crescenti restrizioni alla contrattazione collettiva e per l’uso della forza in occasione delle proteste. Il Paese registra un punteggio pari a 4 nella scala dell’Indice, che indica violazioni sistematiche dei diritti.
Nonostante la nostra Costituzione e la garanzia del diritto di sciopero e contrattazione, per l’Italia viene confermato il livello 2, associato a violazioni ripetute. Il rapporto richiama, tra gli episodi citati, anche l’attacco alla sede nazionale della Cgil e la criminalizzazione dei blocchi stradali durante gli scioperi causati dai recenti pacchetti sicurezza del governo Meloni.
Tra i dati evidenziati, la Francia peggiora da 2 a 3 punti, il livello più basso mai registrato, a causa di un progressivo irrigidimento nei confronti delle proteste e di episodi di repressione sindacale. Ancora più marcato il deterioramento in Argentina, che passa da 3 a 5 in due anni, entrando tra i dieci Paesi con le peggiori condizioni per i lavoratori a livello mondiale, insieme a Bielorussia, Ecuador, Egitto, Eswatini, Myanmar, Nigeria, Panama, Tunisia e Turchia.
Secondo il report, in tre Paesi su quattro i lavoratori non dispongono pienamente del diritto di organizzazione, con interferenze e limitazioni registrate anche in diversi Stati europei, tra cui Estonia, Paesi Bassi, Polonia, Serbia e Spagna. Solo tre Paesi migliorano il proprio punteggio: Botswana e Regno Unito, entrambi in crescita da 4 a 3, e Uruguay, che passa da 2 a 1.
L’indice segnala inoltre un aumento del 6% degli episodi di violenza contro i lavoratori, con casi registrati anche in India, Palestina, Ucraina e Sudafrica. Le violenze hanno interessato il 32% dei Paesi analizzati, contro il 26% dell’anno precedente. Il rapporto cita anche l’irruzione delle forze israeliane negli uffici della Federazione generale dei sindacati palestinesi a Nablus, mentre in Europa viene evidenziato il crescente clima di ostilità verso i sindacati legato all’avanzata delle forze di estrema destra.
“L’Indice globale dei diritti 2026 dimostra che la crisi dei diritti dei lavoratori non è più confinata ai margini, ma è ormai al centro delle democrazie – ha dichiarato il segretario generale della Ituc, Luc Triangle – i governi non riescono a proteggere i lavoratori e, in molti casi, li minano attivamente”.
Secondo Triangle, è in atto un “attacco coordinato alla democrazia”, che si tradurrebbe in una progressiva erosione dei diritti dei lavoratori a favore di interessi economici concentrati: “Un colpo di stato miliardario, appoggiato da leader politici, che sta erodendo i diritti, mettendo a tacere i lavoratori e manipolando le economie a favore di pochi potenti”. Al tempo stesso, il dirigente sindacale evidenzia come i lavoratori e le organizzazioni sindacali stiano reagendo, ribadendo che la tutela dei diritti del lavoro resta una componente essenziale della democrazia e della coesione sociale. La lotta per i diritti dei lavoratori è la lotta per la democrazia stessa: per i nostri diritti, la nostra sicurezza e il nostro sostentamento. Senza sindacati forti – conclude – non può esserci una vera democrazia”.
Rimaniamo sempre vigili, suggeriva Calamandrei, perché la libertà è come l’aria: “ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai”.
Emanuele Ghiani


























