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Home - Rubriche - Giochi di potere - Vannacci, incubo per Meloni e Salvini, opportunità per Marina Berlusconi, ferma sul no al generale che può portare al pareggione

Vannacci, incubo per Meloni e Salvini, opportunità per Marina Berlusconi, ferma sul no al generale che può portare al pareggione

di Alberto Gentili
8 Giugno 2026
in Giochi di potere
Vannacci, incubo per Meloni e Salvini, opportunità per Marina Berlusconi, ferma sul no al generale che può portare al pareggione

ROBERTO VANNACCI POLITICO FUTURO NAZIONALE

Marina Berlusconi l’aveva detto per tempo: “Per come la penso io, escludere Vannacci non sarebbe una gran perdita. Anzi, potrebbe essere una opportunità per liberare il centrodestra da pericolosi estremismi”. E Antonio Tajani le aveva fatto il coro: “Noi con quello non abbiamo nulla a che fare”. Ma ora che i sondaggi danno il fondatore di Futuro nazionale al 4,8% e dunque è diventato indispensabile per la vittoria del centrodestra alle prossime elezioni, Giorgia Meloni avrebbe auspicato un po’ più di prudenza da parte di Forza Italia. “Perché non si sa mai… e per evitare di consegnare il Paese alla sinistra un accordo con il generale, alle dovute condizioni, alla fine potrebbe saltare fuori”, dice un ministro di Fratelli d’Italia parlando con Il Diario. Invece, nonostante la potenziale “indispensabilità” dell’ex parà della Folgore, il partito della famiglia Berlusconi tiene il punto. Di più, corre a scavare un profondo fossato: “Il centrodestra non è una accozzaglia. E tra noi e Vannacci non ci sono convergenze”, ha messo nero su bianco la capogruppo forzista in Senato, Stefania Craxi. E il portavoce azzurro, Raffaele Nevi ha confermato: “Per allearsi ci vuole una compatibilità programmatica sulle questioni valoriali e la politica estera che sono fondamentali per la credibilità del paese. Questo per noi è un principio irrinunciabile”.

La parola d’ordine forzista è legare il niet a Vannacci a una questione di “identità”. Con lo scopo di scongiurare che l’asse del centrodestra venga spostato su una linea estremista, inseguendo il generale su posizioni di ultra destra, ultra sovraniste, ultra nazionaliste infiocchettate da slogan come “remigrazione”, “viva il Ventennio”, “l’Italia agli italiani”, “fuori dall’Europa”, “legge e ordine”, “con Putin e non con Zelensky”, “con Trump e non con Ursula”. Più tempo passa però, più monta il sospetto nella “Fiamma magica” che circonda Meloni che ci sia dell’altro. Certo, Giorgia non ha ancora sciolto la riserva sull’eventuale alleanza con Futuro nazionale, ormai vicino a 100.000 iscritti a sentire il fondatore, e sa benissimo che la partita di Vannacci è rubare voti a lei e a quel che resta della Lega di Matteo Salvini, dove l’ennesimo incubo è il sorpasso del nuovo partito ai danni del Carroccio. Ma la premier non vuole neppure chiudere la porta anzitempo, soprattutto prima di aver capito con quale legge elettorale si andrà a votare (il Melonellum fa acqua da tutte le parti). Così Meloni e i suoi leggono la fretta dei Berlusconi di tagliare ogni ponte con Vannacci come l’ennesima prova che gli eredi del Cavaliere e il suo partito sognano il “Pareggione”. Vale a dire, un risultato elettorale dove nessuna coalizione riuscirà a impugnare lo scettro del comando e, dunque, sarà indispensabile procedere alla formazione di un governo di larghe intese o di unità nazionale. L’habitat ideale per Forza Italia. Il luogo perfetto in cui il partito centrista avrebbe ampi margini di manovra e, inevitabilmente, darebbe le carte potendo dialogare al pari di Carlo Calenda sia con la destra, sia con i moderati e i riformisti del fronte progressista.

Sospetti di Meloni a parte, è innegabile che il successo di Vannacci stia mettendo Forza Italia in una posizione win-win. Vincerebbe se il centrodestra battesse il centrosinistra senza l’ex parà. E vincerebbe anche in caso di… pareggio, potendo diventare il perno di un nuovo governo del “tutti dentro”. Posizione utilissima anche in vista del 2029, quando si giocherà la Partita con la “P” maiuscola: l’elezione del successore di Sergio Mattarella.

Vannacci, oltre che fascista e un tantino rozzo, è però decisamente astuto. Così, invece che starsene zitto in attesa di un’offerta da Meloni & Co. ha risposto punto per punto a Forza Italia. Quando gli è stato chiesto del veto di Marina Berlusconi sul suo nome, l’ex parà prima si è lasciato andare a uno slogan caro al suo idolo Benito Mussolini: “Me ne frego!”. Poi ha ringhiato: “Non ci vuole nella coalizione? Per conto di chi parla? Non mi risulta sia segretario nazionale di Forza Italia. Oppure, state dicendo che alcuni partiti italiani sono eterodiretti dal denaro e dall’editoria?”. E infine, dopo l’ottimo risultato di Vigevano, ha soffiato: “Ecco, questo è per i Berlusconi…”. Un atteggiamento non esattamente conciliante. Il modo migliore per spingere Meloni davanti a un insidiosissimo bivio: con Forza Italia o con Futuro nazionale. Bivio, si diceva, che Giorgia cercherà di dribblare fino all’ultimo momento nella speranza di fare il bis a palazzo Chigi, anche perché gli ultimi sondaggi mostrano chiaramente come il nostalgico del fascismo pesca voti all’interno della coalizione di Giorgia: il centrodestra nell’ultima settimana è calato dello 0,8% e il partito dell’ex para della Folgore è cresciuto del lo 0,7%. Numeri che non lasciano dubbi.

Non è però detto che la strategia del rinvio paghi. L’ex generale anche sui rapporti con Fratelli d’Italia non dà nulla per scontato. “Un accordo? È presto per dirlo. Bisogna vedere cosa mi propongono…”. Traduzione: quali ministeri mi offriranno. E mentre continua ad arruolare transfughi leghisti, centristi e perfino qualche ex seguace della Fiamma, il leader di Futuro nazionale già annuncia che il prossimo anno avrà “un candidato sindaco a Milano”. Insomma, per Meloni l’ex parà oltre che un pericoloso competitor nel suo stesso terreno di caccia, rischia di diventare una fastidiosissima spina nel fianco.

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Giornalista

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