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Home - Approfondimenti - La nota - Casa, dalla Cgil una piattaforma per nuove politiche abitative

Casa, dalla Cgil una piattaforma per nuove politiche abitative

di Elettra Raffaela Melucci
22 Luglio 2026
in La nota
Istat, nel 2022 prezzi casa a +3,8%, rialzo più alto dal 2010

EDILIZIA ABITATIVA DEL QUARTIERE FUORIGROTTA A NAPOLI PALAZZO PALAZZI ABITAZIONE ABITAZIONI

La casa come nuova questione sociale e del lavoro. È questa la tesi da cui parte la Cgil, che ha dedicato all’abitare un’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate, dei pensionati, degli studenti e delle associazioni, per la presentazione della piattaforma Casa Abitare. Per una nuova politica abitativa. Il messaggio è chiaro: la crisi della casa non rappresenta più un’emergenza circoscritta, ma una condizione strutturale che investe il welfare, il mercato del lavoro, il diritto allo studio, la salute e la qualità della vita nelle città. Per il sindacato, il progressivo arretramento dell’intervento pubblico e l’affidamento quasi esclusivo al mercato hanno trasformato il diritto all’abitare in uno dei principali fattori di disuguaglianza del Paese. E per questo la Cgil annuncia una nuova mobilitazione per il prossimo autunno con l’obiettivo della costruzione partecipata e democratica di un nuovo modello di sviluppo.

A delineare il quadro è stata la segretaria confederale Daniela Barbaresi, secondo la quale «quello della casa non è più un problema emergenziale, ma un disagio strutturale» che richiede una strategia pubblica complessiva. Il diritto all’abitare, ha spiegato, costituisce un diritto fondamentale di cittadinanza, oggi profondamente compromesso insieme agli altri pilastri dello Stato sociale. La crisi abitativa, infatti, non può essere separata dalla questione salariale, dalla precarietà del lavoro, dalla progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e dall’assenza di una politica industriale e di una programmazione economica capaci di governare le trasformazioni del mercato immobiliare.

La piattaforma presentata dalla Cgil parte proprio da questa analisi. Dopo decenni nei quali la politica della casa è progressivamente uscita dall’agenda pubblica, il modello italiano fondato sull’accesso alla proprietà mostra tutti i suoi limiti. La precarizzazione del lavoro e la stagnazione delle retribuzioni rendono sempre più difficile acquistare un’abitazione, mentre il mercato delle locazioni è diventato progressivamente inaccessibile. L’espansione degli affitti brevi, la finanziarizzazione del patrimonio immobiliare e la riduzione dell’offerta destinata ai residenti hanno contribuito ad alimentare una crescita costante dei canoni e un processo di gentrificazione che interessa ormai gran parte delle aree urbane. Secondo il documento, le città rischiano così di trasformarsi sempre più in “città della rendita”, nelle quali la funzione sociale della casa viene progressivamente sostituita dalla massimizzazione del valore immobiliare.

I numeri raccolti nella piattaforma fotografano una crisi che va ben oltre il mercato immobiliare. Nel 2024, secondo i dati Istat, in Italia vivono in povertà assoluta 2,2 milioni di famiglie, pari a circa 5,7 milioni di persone, mentre oltre 2,7 milioni sperimentano condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. Più di un milione di famiglie povere vive in affitto, rappresentando quasi la metà del totale delle famiglie in povertà assoluta. Un fenomeno che, sottolinea il rapporto, non riguarda più soltanto le fasce tradizionalmente più fragili, ma investe quote sempre più ampie del lavoro dipendente e del ceto medio.

Il mercato delle locazioni rappresenta una delle manifestazioni più evidenti della crisi. Tra il 2018 e il 2024 i canoni di mercato sono aumentati mediamente del 18%, incremento che sale al 20,3% nei comuni ad alta tensione abitativa e al 27,4% nelle grandi città, mentre i contratti transitori registrano una crescita del 37,5%. Le elaborazioni della Cgil – sui dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare – mostrano canoni medi superiori ai mille euro mensili nelle principali città italiane – 1.100 euro a Milano, 1.050 a Firenze, 1.020 a Roma – mentre le offerte effettivamente presenti sul mercato raggiungono livelli ancora più elevati, fino a 1.750 euro per un appartamento di circa 75 metri quadrati nel capoluogo lombardo.

Uno dei dati più emblematici riguarda il patrimonio inutilizzato. In Italia risultano circa 9,6 milioni di abitazioni vuote, pari al 27,2% dell’intero patrimonio residenziale. Un paradosso, secondo la Cgil, che dimostra come il problema non sia la mancanza di case, ma l’assenza di strumenti pubblici capaci di riportare sul mercato gli immobili inutilizzati e orientarne l’impiego verso finalità sociali.

Nella lettura proposta dalla Cgil, il disagio abitativo è inoltre il risultato di precise scelte politiche. Barbaresi ha richiamato gli effetti della riforma del Titolo V della Costituzione, che ha trasferito alle Regioni competenze fondamentali in materia abitativa senza garantire adeguate risorse statali, e ha criticato aspramente il Piano Casa del governo, definito insufficiente sia dal punto di vista finanziario sia dell’impianto complessivo. Secondo la dirigente sindacale, la legge privilegia la valorizzazione e la dismissione del patrimonio pubblico anziché rafforzarne la funzione sociale, mentre restano prive di finanziamento misure considerate essenziali come il Fondo nazionale per il sostegno agli affitti e gli interventi di riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica. Anche il PNRR, ha osservato, rappresenta un’occasione in larga parte mancata sul terreno delle politiche abitative, dopo i tagli e gli stralci intervenuti negli ultimi anni.

A partire da queste osservazioni, la piattaforma della Cgil prova a delineare una strategia alternativa. Il documento, infatti, raccoglie venti proposte che mirano a ricostruire una governance nazionale dell’abitare, riportando lo Stato al centro della programmazione. La richiesta principale riguarda il rifinanziamento strutturale del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione e del Fondo per la morosità incolpevole, per i quali il sindacato chiede uno stanziamento stabile di almeno 900 milioni di euro l’anno. L’obiettivo è ridurre il peso dei canoni sui redditi delle famiglie, prevenire gli sfratti e garantire alloggi temporanei alle persone che si trovano in condizioni di particolare difficoltà economica. La piattaforma ricorda che gli ultimi stanziamenti disponibili sono stati in grado di coprire appena il 40% del fabbisogno effettivo.

L’altro grande capitolo riguarda l’edilizia residenziale pubblica. La Cgil propone un piano pluriennale che porti alla realizzazione di circa 600 mila nuovi alloggi, di cui almeno 350 mila destinati all’edilizia pubblica, recuperando il patrimonio inutilizzato e riqualificando gli immobili già esistenti anziché consumare nuovo suolo. Una scelta che, secondo il documento, consentirebbe di ridurre le liste d’attesa, dare risposta alle fasce più fragili della popolazione e, nello stesso tempo, rigenerare interi quartieri urbani. A questa strategia si affianca la richiesta di bloccare la progressiva dismissione del patrimonio pubblico e di riportare gli enti pubblici a svolgere un ruolo diretto nella gestione dell’offerta abitativa.

Un capitolo importante è dedicato anche alla riqualificazione energetica. Il rapporto ricorda che circa il 60% del patrimonio edilizio italiano ha più di quarantacinque anni e che oltre il 70% degli edifici appartiene alle classi energetiche meno efficienti. Per rispettare gli obiettivi europei della direttiva “Case Green” sarà necessario intervenire su circa 500 mila edifici pubblici e 5 milioni di edifici privati. L’investimento viene stimato in circa 41 miliardi di euro l’anno, ma la piattaforma sottolinea come tali risorse rappresentino anche un’importante leva di politica industriale, capace di generare una crescita del Pil stimata nell’1,2% e oltre 430 mila posti di lavoro considerando anche l’indotto. La transizione ecologica, dunque, viene letta non come un costo, ma come un’occasione di sviluppo economico e occupazionale.

Tra le priorità indicate compare inoltre la regolazione delle locazioni turistiche brevi. Secondo la piattaforma, l’attuale normativa non consente ai Comuni di intervenire efficacemente per limitare un fenomeno che sta riducendo l’offerta di abitazioni destinate ai residenti e contribuendo all’aumento dei canoni. Per questo viene chiesta una legge nazionale che attribuisca agli enti locali il potere di fissare limiti quantitativi e temporali agli affitti turistici, differenziandoli anche in base alle caratteristiche dei diversi quartieri, oltre all’introduzione di un sistema fiscale più equo che scoraggi la rendita speculativa.

Il filo conduttore delle proposte è stato ripreso negli interventi che hanno seguito la relazione introduttiva. Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari, ha evidenziato come la crisi abitativa stia mettendo in discussione lo stesso diritto allo studio. Oggi, ha ricordato, il costo medio di una stanza supera i 600 euro mensili, ai quali si aggiungono le spese per utenze e servizi, rendendo sempre più difficile frequentare l’università per chi proviene da famiglie con redditi medio-bassi. In questo senso il PNRR, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per ampliare l’offerta di studentati, resta un’opportunità mancata, mentre il ricorso crescente alle residenze private rischia di trasformare il diritto allo studio in un servizio accessibile solo a chi può permetterselo.

La segretaria generale dello Spi-Cgil, Tania Scacchetti, ha invece posto l’attenzione sul tema dell’invecchiamento della popolazione. Se quasi il 40% dei circa 25 milioni di proprietari di casa è costituito da anziani, ha osservato, il patrimonio immobiliare rischia sempre più spesso di trasformarsi da elemento di sicurezza a fattore di fragilità. Per questo occorre superare l’idea della casa come semplice bene patrimoniale e parlare piuttosto di “abitare”, cioè di un insieme di servizi, reti di prossimità e politiche di cura che consentano alle persone di continuare a vivere nel proprio contesto sociale. In una società segnata dalla transizione demografica, ha sostenuto Scacchetti, la casa rappresenta il primo luogo della cura e deve diventare parte integrante delle politiche per la non autosufficienza e l’invecchiamento attivo.

Molto severo il giudizio espresso dal segretario generale del Sunia, Stefano Chiappelli, sul Piano Casa del governo. Secondo il sindacalista, il Piano casa non affronta le cause strutturali del disagio abitativo e continua a lasciare spazio alle dinamiche speculative del mercato. Chiappelli ha ricordato come, nonostante circa l’80% delle famiglie italiane viva in una casa di proprietà, la questione dell’abitare rappresenti oggi una vera emergenza sociale perché il mercato costruisce prevalentemente abitazioni destinate alle fasce economicamente più forti, mentre l’offerta in affitto si riduce, i canoni aumentano e cresce il peso delle locazioni brevi. A suo giudizio, lo Stato continua a finanziare indirettamente la rendita immobiliare, mentre il decreto finisce per facilitare gli sfratti e per criminalizzare le situazioni di povertà.

Negli interventi successivi il tema dell’abitare è stato progressivamente allargato al modello di sviluppo del Paese. Carlo Testini, del Social Forum Abitare, ha insistito sulla necessità di ricondurre il mercato immobiliare sotto un forte indirizzo pubblico, denunciando il progressivo arretramento dello spazio pubblico e una concezione dell’housing sociale che rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di profitto finanziario.

Angelo Sposato, segretario nazionale della Fillea-Cgil, ha invece collegato la vertenza sulla casa alla questione salariale e allo sviluppo economico, ricordando il peso che l’intero comparto edilizio esercita sull’economia nazionale e sottolineando come legalità negli appalti, sicurezza sul lavoro, salari e politiche abitative costituiscano aspetti di un’unica strategia.

Elisa Gigliarelli, della Filt-Cgil, ha infine richiamato il rapporto tra casa e mobilità, osservando come la carenza di alloggi a prezzi sostenibili rappresenti ormai uno dei fattori che rendono più difficile reperire lavoratori in numerosi settori, soprattutto nelle grandi aree urbane. Investire nelle infrastrutture e nel trasporto pubblico, ha sostenuto, significa anche valorizzare il patrimonio abitativo e rendere nuovamente attrattive le aree interne e periferiche.

Nella seconda parte dell’assemblea è emersa con forza la richiesta di ricostruire un ruolo attivo dello Stato nelle politiche abitative. La vicesindaca di Bologna Emily Clancy ha richiamato il rischio che il patrimonio di edilizia residenziale sociale possa essere progressivamente alienato e ha sottolineato la necessità di sostenere gli enti locali anche nella riconversione di caserme, scali ferroviari e altri immobili pubblici inutilizzati. L’assessora toscana Alessandra Nardini ha definito il Piano Casa insufficiente, tardivo e privo delle risorse necessarie, criticando la scelta del governo di continuare a favorire la vendita dell’edilizia residenziale pubblica senza rifinanziare strumenti essenziali come il Fondo per la morosità incolpevole.

Dal Parlamento europeo, Irene Tinagli ha ricordato che la casa non può essere trattata come una semplice merce, ma costituisce un bene essenziale per lo sviluppo della persona, sottolineando come l’Unione europea stia cercando di costruire una cornice normativa che lasci agli Stati membri il compito di esercitare funzioni di controllo, regolazione e programmazione del mercato.

A chiudere i lavori è stato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha ricondotto il tema della casa a una riflessione più ampia sul modello di sviluppo. Per Landini la crisi abitativa rappresenta una delle manifestazioni del progressivo arretramento dello Stato e dell’aumento delle disuguaglianze. Il diritto all’abitare, ha sostenuto, coincide con il diritto a migliorare la qualità della vita e richiede politiche redistributive, il rilancio dell’intervento pubblico e un modello economico alternativo a quello fondato sulla precarietà del lavoro, sulla compressione dei salari e sulla deregolamentazione del mercato. Da qui l’obiettivo della Cgil di costruire una mobilitazione diffusa nei territori, capace di tenere insieme casa, lavoro, salute, diritti sociali e partecipazione democratica.

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

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Giornalista de Il diario del lavoro

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