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Home - Approfondimenti - La nota - Agricoltura, la Toscana si muove contro il caporalato: un disegno di legge e un protocollo per disciplinare gli appalti e promuovere modelli virtuosi

Agricoltura, la Toscana si muove contro il caporalato: un disegno di legge e un protocollo per disciplinare gli appalti e promuovere modelli virtuosi

di Tommaso Nutarelli
3 Agosto 2026
in La nota
Confagricoltura: un milione di occupati, non siamo caporalato o voucher

Dieci anni fa nasceva la legge 199 contro il caporalato, una norma che ha permesso al nostro paese di compiere numerosi passa in avanti nella lotta allo sfruttamento lavorativo. Prima di tutto c’è stato, un salto culturale. Dieci anni fa la parola caporale neanche faceva parte del vocabolario lavoristico e penale, e se veniva usata non aveva il significato che oggi gli attribuiamo. Grazie alla 199 si è passati dalla contestazione di reati unicamente di tipo amministrativo verso una fattispecie che contempla anche il penale. All’aguzzino di Paola Clemente, morta per il caldo e gli orari disumani il 13 luglio del 2015 e alla quale si deve anche un’accelerazione per arrivare alla 199, sono stati contestati solo reati amministrativi. In questi dieci anni si è, inoltre, accumulata molta giurisprudenza, e questo consente alle forze dell’ordine di muoversi d’ufficio quando nelle ispezioni riscontrano delle irregolarità, senza che ci sia una denuncia.

Eppure, nonostante questi progressi, la piaga del caporalato non è stata ancora del tutto debellata. Forme di sfruttamento si riscontrano anche in altri settori, come moda e piattaforme digitali. Nel contesto agricolo oggi il caporale che con il furgone porta nei campi i braccianti rappresenta l’ultimo anello di un sistema criminale sempre più complesso, fatto da organizzazioni mafiose, false cooperative, aziende senza terra, ossia realtà produttive individuali, prive di struttura imprenditoriale, mezzi e organizzazione che, solitamente, forniscono manodopera straniera ad altre aziende, in particolare quando queste decidono di esternalizzare delle lavorazioni, cosa che può avvenire nei momenti di raccolta dei prodotti.

Anche i fatti di cronaca raccontano di un caporalato ancora radicato in tutto il paese, disumano e capace di una violenza senza fine. Amendolara, dove quattro lavoratori agricoli di origine afgana sono stati rinchiusi dentro un’auto e arsi vivi perché avevano semplicemente chiesto il denaro del loro lavoro. Satnam Sing, il bracciante di origine Sik, abbandonato agonizzante davanti alla propria abitazione a Latina con il braccio amputato e messo dentro una cassetta. Il pulmino di braccianti che si è ribaltato nelle campagne di Chioggia. Sono solo alcune delle ultime morti che hanno insanguinato le nostre campagne.

Per questo la Regione Toscana si è mossa contro il caporalato e il lavoro irregolare in agricoltura attraverso una proposta di legge della giunta regionale e due protocolli siglati presso le prefetture di Siena e Grosseto. Le due iniziative si strutturano su più livelli, puntando a rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, modelli virtuosi, forme di controllo che non abbiano solo finalità repressive ma anche preventive e conoscitive, e mettendo in capo, in fase di appalto, alle imprese appaltatrici determinate responsabilità e forme di controllo. Il tutto attraverso una sinergia costante tra istituzioni, enti locali e parti sociali.

Scendendo nel dettaglio della proposta di legge, questa prevede la nascita della Consulta Agricola come sede di confronto sulle politiche agricole tra la giunta, gli enti locali e le associazioni di categoria sindacali e datoriali. Uno dei principali argini al caporalato e al lavoro irregolare e strumento di promozione della legalità è la Rete del lavoro agricolo di qualità. A questo si aggiunge il rafforzamento degli strumenti di incrocio tra domanda e offerta, al fine anche di aiutare le imprese nella verifica della coerenza tra il fabbisogno di manodopera e le produzioni aziendali. Nella proposta di legge si punta, ancora, a istituzionalizzare il raccordo tra il Siil, ossia il Servizio integrato di inclusione e di lavoro, i servizi sociali, sociosanitari e i centri per l’impiego al fine di promuovere percorsi di accompagnamento al lavoro e di protezione e prevenzione nei confronti di quei lavoratori che sono già stati vittime di sfruttamento e caporalato. Sempre presso i centri per l’impiego saranno istituiti, su base provinciale, gli elenchi telematici di prenotazione dei lavoratori per il settore agricolo.

Nell’ambito degli appalti la giunta definirà delle linee guida rivolte alle imprese agricole per la corretta individuazione dei soggetti prestatori di servizi ed esecutori di lavori agricoli con lo scopo di proteggere i diritti contrattuali dei lavoratori. Sempre la giunta regionale è chiamata a definire degli indici di coerenza, ossia il numero minimo di ore di lavoro richieste e il reale fabbisogno di manodopera per ogni specifica produzione sempre con lo scopo di arginare il caporalato e il sommerso per mettere in luce eventuali anomali tra i volumi dichiarati e le ore di lavoro registrate.

Sul fronte dei controlli un punto centrale quello di renderli omogenei, semplici e standardizzati. A tal fine viene introdotto “il principio del controllo informatizzato” basato sulle risultanze del sistema informatizzato dell’anagrafe regionale delle aziende agricole, effettuato con sistemi di monitoraggio delle superfici conformi con quanto previsto per i controlli sui pagamenti della politica agricola comune. L’intento non è solo quello di andare verso una maggiore uniformità ispettiva ma anche accompagnare progressivamente le imprese nei processi di digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, consentendo loro di conoscere tempestivamente eventuali anomalie o criticità e di porvi rimedio prima dell’adozione di provvedimenti sfavorevoli.

Venendo al Protocollo, denominato “Codice Etico Agricoltura” e sottoscritto presso le prefetture di Siena e Grossetto e al quale hanno aderito oltre alla due province la Regione Toscana, istituzione e parti sociali, questo punta a una maggiore trasparenza per quanto riguarda le assunzioni e in particolare negli li appalti. Come viene spiegato nel testo lo sfruttamento agricolo nel senese e nel grossetano si manifesta principalmente attraverso le aziende senza terra.

In quest’ottica il Protocollo introduce due modelli di autodichiarazione, uno per le imprese committenti e un per quelle “senza terra”, il censimento di quest’ultime e la creazione di una white list, la promozione di incontri formativi rivolti ai lavoratori sugli aspetti normativi che regolano il rapporto di lavoro, una piena attuazione delle Sezioni Territoriali, come previsto dalla 199, per agevolare l’incontro tra domanda e offerta e garantire che l’intermediazione di manodopera avvenga in modo trasparente e nel rispetto della dignità dei lavoratori, e l’impegno delle parti datorili per la diffusione e l’adesione delle proprie associate al Protocollo.

Scendendo nel dettaglio, in fase di appalto il committente ha la responsabilità di verificare che l’appaltatore sia in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente, che abbia la struttura imprenditoriale adeguata per svolgere il lavoro esternalizzato e che eserciti il potere direttivo nei confronti dei propri addetti. Tutto al fine di evitare sub appalti a cascata, con il rischio che poi sia sempre più difficile ricostruire le responsabilità in capo a ogni singola azienda.

Oltre a questo ricade tra i compiti del committente la comunicazione, presso la sezione territoriale delle Rete del lavoro agricolo di qualità, dell’appalto indicando le lavorazioni per le quali si attiva il contratto, il valore economico dell’appalto,  il numero dei lavoratori coinvolti, anche attraverso l’attivazione di un “Registro dei lavoratori agricoli”, nel quale riportare quotidianamente i nominativi dei dipendenti dell’appaltatore impiegati nell’attività esternalizzata, e la quantità di lavoro che potrebbe essere svolta. In questa comunicazione il committente dovrà indicare se l’azienda senza terra aderisca o meno al protocollo e dunque alla white list. Questa lista sarà costruita dalla Sezione territoriale e dall’Ente bilaterale e dovrà essere accompagnata da premialità per le imprese che si atterranno agli standard, garantendo trasparenza e dignità dei lavoratori. L’elenco sarà consultabile da tutte le parti firmatarie.

Dopo la sperimentazione di un anno le parti si impegnano a una revisione degli strumenti contenuti nel Protocollo sulla base dei risultati ottenuti.

 

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Giornalista de Il diario del lavoro.

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