Per il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, il governo ha perso “tempo prezioso e questi 2.500 licenziamenti collettivi all’ex Ilva sono solo l’inizio di una crisi sociale e occupazionale devastante – ha spiegato in un’intervista sul Corriere della Sera – che coinvolge complessivamente circa 18 mila lavoratori tra diretti e indotto”.
Commentando la decisione della Corte d’Appello di Milano sulla chiusura delle aree a caldo per motivi di tutela ambientale e sanitaria, il leader dei metalmeccanici della Cisl boccia senza appello la gestione dell’esecutivo e le risposte attese dalla presidenza del Consiglio: ” bisogna garantire la continuità produttiva, rispondere alle questioni poste dai giudici e al contempo porre le condizioni per il rilancio dell’acciaio green.” Sul nodo della produzione e della salvaguardia ambientale, Uliano ribadisce che “è strategico produrre acciaio in Italia” e che salute, ambiente e produzione possono coesistere attraverso la decarbonizzazione e investimenti mirati sui forni elettrici e sui preridotti, evitando che la sentenza di Milano diventi “il pretesto per la chiusura totale della fabbrica”.
In merito agli assetti societari e al ruolo dello Stato e dei privati, la Fim-Cisl è netta: “lo Stato deve restare in maggioranza nel capitale e coinvolgere le partecipate come Eni, Enel e Leonardo. Una cordata di Federacciai? ” è l’anticamera per uno spezzatino una ‘mini-Ilva’ spezzettata. I privati potranno essere partner solo quando ci sarà un piano industriale chiaro e definito dallo Stato”.
Infine, sul fronte sindacale e sul vertice di martedì prossimo con il governo, Uliano avverte: “nei corridoi della fabbrica i lavoratori sentono che ci si prepara alla chiusura dell’ex Ilva e alla cassa integrazione per 10 mila dipendenti. Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative di lotta necessarie per evitarlo”.




























